Abete alla guida della FIGC: un programma per rifondare il calcio italiano dal basso
Il candidato alla presidenza federale punta su governance, formazione e sostenibilità, con la Serie A nel mirino
La corsa alla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio si arricchisce di contenuti programmatici. La FIGC ha reso pubblici i documenti elaborati dai candidati in lizza, e quello firmato da Giancarlo Abete — ventisei pagine dense di analisi e proposte — disegna un modello federale fondato sulla sintesi degli interessi collettivi, in netta contrapposizione con quella che il candidato considera una deriva particolaristica che ha paralizzato il sistema.
La visione di fondo è chiara fin dalle prime righe: la Federazione non è e non può essere la somma degli appetiti delle singole componenti, ma deve tornare a essere un luogo autentico di mediazione e indirizzo strategico. È una postura che, senza configurarsi come una rottura con la gestione del presidente dimissionario Gabriele Gravina — diversi passaggi del testo richiamano in modo evidente la relazione preparata da Gravina in vista di un'audizione parlamentare poi revocata — ne rappresenta tuttavia un rilancio con ambizioni proprie.
Il nodo della governance e lo scontro con la Serie A
Il tema che attraversa l'intero documento con maggiore intensità è quello della governance federale. Abete individua nel predominio delle componenti più forti — la Serie A in testa — la causa principale dei blocchi decisionali che hanno impantanato la Federazione negli ultimi anni. Il linguaggio, in questo frangente, si fa insolitamente diretto: viene definita "incredibile" la richiesta avanzata in passato dal massimo campionato di portare la propria rappresentanza fino al cinquanta per cento dei seggi in consiglio federale.
Il rimedio proposto è strutturale: riequilibrare i pesi interni alla FIGC e, se necessario, ricorrere a un diverso quadro normativo, anche attraverso il coinvolgimento di organismi sovraordinati alla Federazione stessa. È un'apertura politicamente rilevante, che segnala la disponibilità del candidato a fare leva su strumenti esterni qualora le resistenze interne si rivelassero insuperabili.
Lega Pro, LND e il calcio che resiste in periferia
Se la Serie A è il bersaglio polemico, la Lega Pro e la Lega Nazionale Dilettanti sono il cuore pulsante del programma. Abete le indica come componenti strategiche da tutelare attivamente, sia sul piano economico sia su quello organizzativo. La cosiddetta Riforma Zola viene accolta con piena adesione: prevede premialità per i club che impiegano calciatori cresciuti nel proprio settore giovanile, interventi sull'impiantistica e un riconoscimento più esplicito del lavoro svolto dai formatori.
Un passaggio più delicato riguarda le seconde squadre, definite nel documento un progetto privo di chiarezza e di una programmazione pluriennale credibile. È una valutazione critica che potrebbe generare attrito con chi, tra le società di vertice, ha investito in questo modello guardando agli esempi europei.
La proposta sul professionismo è anch'essa presente, ma trattata con cautela: Abete sostiene che l'area professionistica andrebbe ridimensionata, richiamando i modelli di Inghilterra, Germania, Spagna e Francia, ma esclude soluzioni affrettate che ledano i diritti di chi ha già investito nel sistema. Una posizione prudente, quasi di principio, che lascia aperti molti interrogativi sulla concreta attuazione.
Nazionali e settori tecnici: meno politica, più management
Una delle sezioni più nette dell'intero documento è quella dedicata al Club Italia e ai settori tecnici. Abete propone che la guida del Club Italia venga affidata non più al presidente federale o a una figura politica del consiglio, ma a un dirigente con competenze manageriali specifiche, un budget definito e reale capacità di incidere sui settori. È una riforma di sostanza, che mira a separare le logiche associative dalle scelte tecniche.
Analoga fermezza emerge sulla richiesta di una revisione profonda del Settore Tecnico e del Settore Giovanile. Il calcio italiano ha perso terreno nella formazione dei giovani calciatori, e il programma attribuisce parte di questa responsabilità a strutture che, nel tempo, si sarebbero irrigidite senza adeguarsi ai cambiamenti del gioco e del mercato.
Giovani e formazione: obiettivi concreti e scadenze
Sul fronte della formazione, il documento scende in un dettaglio inusuale per un programma elettorale. Abete insiste sulla fascia d'età compresa tra i cinque e i dodici anni come priorità assoluta, sostenendo che sia in quella finestra temporale che si costruisce la creatività tecnica dei futuri calciatori. Le misure proposte spaziano dall'agevolazione dell'accesso ai corsi per allenatori — con l'obiettivo di garantire l'ammissione entro sei mesi dalla presentazione della domanda — alla riduzione delle liste d'attesa, fino all'estensione della didattica online, con almeno la metà del monte ore teorico erogata a distanza.
Sono obiettivi misurabili, il che rappresenta un elemento di discontinuità rispetto alla vaghezza che spesso caratterizza i documenti programmatici di questo tipo.
Calcio femminile e arbitri: le priorità meno appariscenti
Il calcio femminile occupa uno spazio nel programma, ma non da protagonista. L'attenzione si concentra sulla base territoriale più che sul professionismo di vertice: investimenti locali, regole più flessibili per le società minori, una quota dei proventi dei diritti televisivi destinata al movimento femminile e la possibilità di utilizzare gli utili fiscali a sostegno della crescita dal basso.
Sul fronte arbitrale, la proposta centrale è la separazione tra la componente associativa e quella tecnica dell'AIA, per evitare che le designazioni e le scelte di carriera vengano influenzate da dinamiche di rappresentanza interna. Viene difesa anche la gratuità dell'attività arbitrale ai livelli dilettantistici, considerata un valore identitario del sistema federale italiano.
Risorse esterne: la dipendenza dal quadro normativo
Una delle criticità più evidenti del programma emerge proprio nella sezione dedicata alle risorse. Molte delle misure più ambiziose dipendono da interventi del Governo o del Parlamento: si va dall'introduzione di un credito d'imposta per le piccole società sportive alla detassazione delle sponsorizzazioni, dal recupero di una quota delle entrate fiscali generate dalle scommesse fino agli sgravi contributivi sul lavoro sportivo e al tetto alle percentuali riconosciute agli agenti dei calciatori. Sono obiettivi condivisibili, ma la loro realizzazione è subordinata a un contesto politico e normativo che la FIGC non controlla.
Pregi e limiti di una candidatura di sistema
Nel complesso, il documento di Abete ha il merito della coerenza. La diagnosi è lucida — il calcio italiano non si risana partendo solo dal vertice, ma ricostruendo filiera, formazione e radicamento territoriale — e le priorità sono gerarchicamente ordinate. La parte dedicata ai giovani è sostenuta da dati tecnici e sportivi, quella sulla sostenibilità delle categorie professionistiche minori e del mondo dilettantistico è tra le più solide dell'intero testo.
Le debolezze, però, non sono trascurabili. L'assenza di un'architettura operativa precisa — con tappe, responsabilità e indicatori di risultato — lascia molti obiettivi nel vago. Il ridimensionamento del professionismo è enunciato come principio ma non dettagliato nei meccanismi. E, soprattutto, rimane aperta la questione politica di fondo: è realistico immaginare una riforma strutturale del calcio italiano che parta da un rapporto così apertamente conflittuale con la Serie A, la componente economicamente dominante del sistema?
Abete punta su un modello federale alternativo, fondato sulla rappresentanza della maggioranza silenziosa del calcio italiano — quella fatta di dilettanti, formatori, arbitri di base, piccoli club — contro il peso specifico dei grandi interessi. È una scommessa politica oltre che programmatica. I risultati si misureranno, prima ancora che nelle urne federali, nella capacità di costruire consenso in un ambiente che ha dimostrato, negli ultimi anni, una notevole resistenza al cambiamento.
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