Una richiesta insolita, fuori da ogni regolamento e già definita "discriminatoria" dai diretti interessati, ha turbato il clima di una tranquilla domenica di calcio dilettantistico nella bassa padovana. Prima del fischio d'inizio di una gara del campionato di Seconda Categoria, girone M, disputata presso il campo sportivo comunale di Polverara, in provincia di Padova, l'arbitro incaricato di dirigere l'incontro tra la squadra locale San Fidenzio Polverara e gli ospiti della Polisportiva San Precario di Padova ha avanzato una richiesta del tutto inusuale: visionare i permessi di soggiorno di due calciatori di origine africana.
Durante la consueta verifica pre-partita dei cartellini dei giocatori, il direttore di gara si è trovato tra le mani le carte d'identità di due atleti dalla pelle nera. A quel punto, rivolgendosi all'accompagnatrice della squadra ospite, ha formulato la sua richiesta con parole che suonano ancora nelle orecchie dei presenti: "Voglio vedere i permessi di soggiorno, perché i documenti potrebbero essere contraffatti".
Roberto Mastellaro, presidente del San Precario da diciotto anni, non ha nascosto il proprio sconcerto. "In 18 anni da presidente del San Precario non mi è mai accaduta una situazione del genere", ha dichiarato. "Il regolamento richiede che i calciatori per partecipare a una partita siano in possesso di una carta d'identità, oppure di un passaporto o di un tesserino della Figc. Mai era stata richiesta l'esibizione del permesso di soggiorno. Non so se si sia trattato di un'ingenuità dell'arbitro… in ogni caso siamo rimasti allibiti".
A rendere il caso ancora più emblematico è il fatto che tra i tesserati del San Precario figuri anche un altro calciatore extracomunitario, in possesso di doppio passaporto — inglese e slovacco — al quale non è stato chiesto alcun documento aggiuntivo. Il criterio che ha fatto scattare il controllo supplementare, dunque, sembra essere stato esclusivamente il colore della pelle. "Soltanto per non far ritardare l'inizio della partita abbiamo esibito il permesso dei due calciatori", ha spiegato Mastellaro, "ma adesso chiediamo di sapere le ragioni di un comportamento del genere che riteniamo discriminatorio".
La Polisportiva San Precario non è una società sportiva qualunque. Fondata a Padova nel 2007, in piena era "Calciopoli", il club ha costruito nel tempo la propria identità attorno a valori di inclusione e contrasto alle discriminazioni. Il suo motto — "Chi ama lo sport odia il razzismo" — sintetizza un impegno che va ben oltre il rettangolo di gioco.
La società vanta anche una significativa vittoria sul piano legale: anni fa ottenne che l'iscrizione alla Figc dei calciatori extracomunitari avesse una durata corrispondente alla validità del permesso di soggiorno, eliminando così un ostacolo burocratico che penalizzava gli atleti stranieri. Un precedente che rende ancora più stridente il comportamento dell'arbitro di Polverara.
L'episodio ha rapidamente raggiunto i piani alti del calcio regionale. Una richiesta di chiarimenti è stata inviata al presidente regionale della Figc, Giuseppe Ruzza, che ha confermato di essere stato contattato direttamente da Mastellaro: "Mi ha chiamato il presidente Mastellaro, che ora mi scriverà due righe per riferire quanto accaduto e lasciarmi il tempo di documentarmi".
Netta anche la posizione di Tarcisio Serena, presidente dell'Associazione Italiana Arbitri del Veneto, che ha chiuso ogni margine di ambiguità con una dichiarazione inequivocabile: "Nel modo più assoluto nessun permesso di soggiorno deve mai essere richiesto dall'arbitro, non è un ufficiale giudiziario".
A stemperare le tensioni contribuisce la testimonianza di Daniele Trivellato, segretario del San Fidenzio Polverara, che era presente al momento dei fatti. Interpellato dal Gazzettino, ha dichiarato: "Ero presente e la domanda dell'arbitro mi è sembrata davvero strana: un grosso equivoco. Con il San Precario c'è stima reciproca ed è stato bello poter festeggiare insieme il 'terzo tempo' al termine della partita".
Al di là dei chiarimenti istituzionali ancora in corso, l'episodio di Polverara solleva interrogativi che investono l'intero sistema del calcio dilettantistico. Le norme federali in materia di identificazione dei tesserati sono chiare e non prevedono alcuna verifica del titolo di soggiorno da parte del direttore di gara. Che un arbitro abbia ritenuto opportuno andare oltre quanto stabilito dal regolamento — e lo abbia fatto selettivamente, sulla base dell'aspetto fisico dei giocatori — è un fatto che la Figc veneta dovrà ora valutare nelle sedi opportune.
Autore: Marco Pompeo / Twitter: @Marco_Pompeo
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