Si è consumato in poche ore un cambio di scena che riscrive i vertici societari della Pro Patria. Giancarlo Travagin è stato nominato nuovo presidente del club di via Ca' Bianca, al termine di un consiglio di amministrazione che ha sancito una svolta tutt'altro che scontata rispetto a quanto sembrava profilarsi solo pochi giorni prima.
Lo scenario, infatti, appariva orientato in una direzione diversa: come riferito dall'ormai ex presidentessa Patrizia Testa, il socio di minoranza Finnat sembrava intenzionato a esercitare il diritto di prelazione sul 51% delle quote societarie. La proposta avanzata dal gruppo facente capo a Luca Bassi, tuttavia, non avrebbe superato il vaglio dei legali della famiglia Testa, riaprendo così la strada a Travagin, che in precedenza aveva presentato l'offerta risultata vincente per rilevare la maggioranza del club.
A confermare la conclusione dell'operazione è lo stesso Travagin, che non lascia spazio a dubbi sulla formalizzazione del passaggio: «È tutto ufficiale» esordisce con fermezza il nuovo proprietario della Pro Patria come riportato dal portale ilbustese.it. «Abbiamo svolto l'intero iter per il passaggio delle quote e oggi, in consiglio di amministrazione, abbiamo deliberato. Del cda, oltre a me e a Luca Bassi, farà parte anche Paolo Polidori, imprenditore di Varese».
Dietro l'ufficialità di oggi si nasconde però un percorso tutt'altro che lineare, che lo stesso imprenditore ricostruisce ripercorrendo le settimane appena trascorse: «A oggi la situazione è molto complicata. Quando era arrivata la notizia che Bassi aveva esercitato la prelazione sul 51%, avevo preso atto della cosa e comunicato a tutte le persone che avrebbero potuto lavorare con me di quanto accaduto; mi stavo anche già muovendo per interessarmi ad altri club. Purtroppo, a causa di quel blocco, molti membri dello staff che avevo allertato all'epoca hanno dovuto fare altre scelte e prendere impegni differenti. Poi, all'improvviso, ho ricevuto una telefonata da Patrizia Testa, dalla Norvegia. Mi ha chiesto se fossi ancora disponibile per ritirare il 51 per cento. Ho risposto subito di sì. Ovviamente in quel preciso istante stavo valutando altre opzioni, ma ho deciso di rimettermi in gioco e recuperare le forze perse. Abbiamo subito definito l'accordo e a formalizzato il contratto per il passaggio delle quote».
Il neo-presidente non nasconde le difficoltà legate ai ritardi accumulati in vista della nuova stagione, ritardi che, a suo dire, non possono essere addebitati al proprio gruppo: «Dobbiamo essere onesti: ci troviamo in forte ritardo per la programmazione della nuova stagione. Ma eravamo in ritardo già a inizio luglio, quando Bassi aveva la possibilità di esercitare la propria prelazione. Non so quale fosse la sua strategia, ma è andata così. Di certo c'è una cosa importante che voglio sottolineare: il tempo prezioso che purtroppo è andato perduto non è in alcun modo addebitabile a noi, al mio staff o al mio gruppo. Con questo atteggiamento hanno fatto perdere settimane fondamentali e hanno messo in seria difficoltà la Pro Patria».
Interrogato sulle ragioni per cui l'operazione di prelazione di Finnat non sia andata a buon fine, Travagin offre una propria interpretazione dei fatti, chiamando in causa le competenze specifiche richieste dal settore: «Bassi è senza dubbio un uomo di finanza, ma in questo settore specifico devi conoscere profondamente il diritto sportivo. Ed è proprio lì, nella procedura legale e sportiva, che probabilmente è mancato qualcosa. Se i legali di Patrizia le hanno consigliato in modo fermo di non firmare quell'atto, un motivo valido e serio dove per forza esserci stato. E' l'unica spiegazione che riesco a darmi».
Il primo, urgentissimo dossier sul tavolo del nuovo presidente riguarda l'iscrizione della squadra al campionato di Serie D, con una scadenza che non lascia margini di manovra: «La finestra per l'iscrizione al campionato chiude il 10 luglio: faremo tutto il necessario per farci trovare pronti. Non procedere sarebbe da folli: il mio obiettivo primario in questo momento è salvare la matricola e tutelare la Pro Patria».
Accanto alla questione societaria e a quella dell'iscrizione, resta aperto un tema delicato relativo all'assetto tecnico del club. Poche settimane fa la precedente gestione aveva ufficializzato l'ingresso di Giovanni Giovanditti come direttore sportivo della prima squadra. Travagin, però, solleva un problema di natura formale legato ai requisiti abilitativi necessari per ricoprire quel ruolo: «Giovanditti non è provvisto del necessario patentino e non ricoprirà la carica di ds. Abbiamo già visto altri casi in cui sono state comminate pesanti sanzioni alla società e in queste situazioni è il presidente che ne risponde in prima persona».
Il neo-presidente tiene comunque a sgombrare il campo da possibili malintesi, esprimendo apprezzamento per l'ex responsabile del settore giovanile e aprendo a un suo coinvolgimento in altre funzioni: «Mi dicono sia un ragazzo stupendo, seppur io non lo conosca personalmente. Lo chiamerò in questi giorni e gli farò una proposta seria per un ruolo serio all'interno della società».
Al di là delle questioni burocratiche e di mercato, Travagin individua nella ricostruzione del rapporto con la tifoseria una priorità imprescindibile, dopo una stagione definita dallo stesso presidente come particolarmente difficile sul piano sportivo: «Voglio far ritrovare l'entusiasmo ai tifosi, un entusiasmo che nell'ultimo anno è mancato del tutto» prosegue Travagin. «Mi è stato detto che molti di loro preferivano addirittura una squadra in Serie D piuttosto che assistere a una Serie C di quel genere: l'ultima stagione della Pro è stata sinceramente inguardabile. Non riesco a capacitarmi di come si sia potuti arrivare a questo punto. Ormai, però, è inutile piangere sul latte versato. Siamo qui e da qua dobbiamo ripartire. Si riparte con umiltà, caratteristica che esigo. Non andremo a cercare giocatori che pensano di essere dei fenomeni, ma gente che corre, gente con la fame, per poter pensare di riportare subito in alto la Pro Patria».
Con il tempo che stringe, il nuovo presidente si concede uno spazio minimo per definire i primi tasselli della programmazione, senza però voler procedere in fretta e furia su scelte destinate a incidere sul futuro del club: «In questo momento ho bisogno di 48 ore per definire alcune cose» ammette in conclusione il presidente. «Non ho ancora messo nessuno sotto contratto, proprio per evitare che poi le scelte mi vengano smentite. Adesso vedremo cosa succederà nei prossimi giorni, anche rispetto ai pensieri di Bassi. Di sicuro c'è che io voglio solo essere giudicato per il lavoro che faccio e per quello che costruirò, non per quello che è stato».
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