Nonostante il miracolo sfiorato da Marco Turati, quest’anno il campo ha dato un verdetto impietoso per il Siracusa: il tecnico non è riuscito nell'impresa disperata di salvare la squadra. Tuttavia, l'identità espressa dal suo Siracusa è stata ampiamente apprezzata da numerosi addetti ai lavori e allenatori, che hanno riconosciuto a Turati, con pieno merito, l'ottimo lavoro svolto in condizioni umane e professionali proibitive.
A dispetto delle continue emergenze, la filosofia di calcio del mister — maturata grazie alle esperienze nello staff di Vincenzo Italiano tra Spezia e Fiorentina — ha subìto costanti modifiche strutturali. Turati ha proposto un gioco propositivo, fondato sulla costruzione dal basso, sulla propensione offensiva e su uno spirito combattivo, costantemente volto a dominare il possesso e a schiacciare gli avversari.
A campionato terminato, con la retrocessione in Serie D, il cammino del Siracusa non si è concluso con il fischio finale. La stagione prosegue nelle aule del tribunale, dove si decide il destino del club tra lo spettro del fallimento e l'ipotesi dell'iscrizione in Eccellenza. Resta un sottilissimo filo di speranza: ripartire dalla Serie D saldando tutte le pendenze economiche, uno scenario al momento utopistico ma tecnicamente ancora attuabile.
Comunque finirà per il Siracusa, Marco Turati è destinato a chiudere il rapporto con i colori azzurri, nonostante un altro anno di contratto. Alcune squadre di Serie C come Renate, Lecco (ancora impegnato nei playoff contro il Catania) e Crotone sono interessate a lui. Proprio il Crotone, dopo un campionato non esaltante sotto la guida del tecnico campano Emilio Longo, sembra essere alla fine di un ciclo a causa della prematura eliminazione dai playoff.
La società calabrese, intenzionata a seguire una linea di continuità tattica, ha monitorato diversi profili che si avvicinano alle caratteristiche dell’attuale rosa e sembra aver individuato in Turati l'identikit ideale. Il tecnico lecchese, che bene ha fatto nei due anni alla guida del Siracusa tra Serie D e Serie C, propone un calcio moderno, aggressivo e votato all'attacco.
Per sviluppare questa filosofia servono chiaramente interpreti con attitudini specifiche nei vari reparti e il Crotone sembra disporre dei giocatori adatti senza dover stravolgere l'organico. Il suo modulo di riferimento, il 4-2-3-1, si sposa quasi alla perfezione con le caratteristiche degli uomini in rosa.
La difesa schiera elementi fisici e di forte personalità (Armir, Cargnelutti, Di Pasquale) capaci di coprire il campo in avanti, supportati sulle fasce dalla spinta e dall'esperienza di Giron, Andreoni e Novella. A centrocampo, l'equilibrio è garantito da una coppia complementare: Calvano, come mediano d'interdizione e protezione, e profili più tecnici come Sandri o Gallo per gestire la prima costruzione e far girare velocemente il pallone verso la trequarti.
Anche il reparto avanzato è già pronto per i dettami del mister: per le ali offensive servono giocatori rapidi e abili nell'uno contro uno, identikit che corrisponde perfettamente a Maggio, Piovanello e al giovane Silva. Nel ruolo di punta centrale ci sono invece Gomez e Tumminello, entrambi molto fisici e idonei a legare il gioco per favorire gli inserimenti dei trequartisti. Se Turati dovesse essere scelto per il dopo Longo, si troverebbe tra le mani un gruppo già strutturalmente pronto a recepire e valorizzare la sua proposta calcistica.
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