Il futuro della Ternana sembra ormai appeso a un filo sottilissimo, con lo spettro del fallimento che si fa ogni ora più concreto. La crisi, le cui radici affondano già nella scorsa estate, non ha trovato soluzioni concrete nel tempo e ora il club si trova a un bivio drammatico. Dopo il passaggio di testimone dalla famiglia D’Alessandro, anche l'attuale gestione targata Rizzo sembra intenzionata a fare un passo indietro definitivo.

Secondo le ultime indiscrezioni, la Flacla Srl, che detiene il controllo del sodalizio umbro tramite Gian Luigi Rizzo e Claudia Melis, si prepara a un annuncio ufficiale. Nella giornata di lunedì 13 aprile, durante l'assemblea degli azionisti, verrà comunicata l'impossibilità di proseguire con l'amministrazione ordinaria della società, segnando di fatto la fine dell'attuale progetto sportivo.

Alla base di questa drastica scelta c'è il naufragio del progetto legato alla clinica dello stadio, considerato l'unico vero asset capace di garantire sostenibilità economica. Una decisione del Tar ha però bloccato tutto, evidenziando vizi procedurali nei permessi concessi dal comune. Nonostante una recente apertura della Regione Umbria su una parte dei posti letto necessari, le tempistiche burocratiche risultano inconciliabili con le scadenze impellenti del mondo del calcio.

Le alternative sul tavolo appaiono deboli e poco percorribili. La ricapitalizzazione è stata esclusa dalla famiglia Rizzo, non più intenzionata a investire nel calcio senza la garanzia del progetto immobiliare. Anche la strada della ristrutturazione del debito, precedentemente interrotta dall'amministratore Fabio Forti, sembra ormai fuori tempo massimo, così come l'ipotesi di una cessione gratuita a nuovi imprenditori locali, che al momento non sembra aver trovato riscontri reali.

Qualora l'assemblea degli azionisti confermasse l'impossibilità di andare avanti, si aprirebbero le porte del tribunale con la consegna dei libri contabili. A quel punto, un curatore fallimentare dovrebbe valutare in tempi brevi se concedere un esercizio provvisorio, opzione difficilissima nel calcio, o dichiarare il fallimento definitivo. Quest'ultima scelta comporterebbe l'esclusione immediata dal torneo e la necessità di ripartire dalle categorie regionali, nello specifico dall'Eccellenza.

In caso di ripartenza dai dilettanti, il ruolo centrale passerebbe nelle mani del sindaco Stefano Bandecchi. Spetterebbe a lui il compito di individuare, tra i possibili pretendenti, il profilo imprenditoriale più idoneo a ereditare la tradizione sportiva della città. L'iscrizione in sovrannumero richiederebbe comunque un investimento immediato a fondo perduto di trecentomila euro, seguendo modelli già visti in altre piazze storiche come Bari o Salerno.

Molti si chiedono se questo epilogo si potesse evitare. Una gestione societaria discussa, culminata in un mercato di riparazione eccessivamente oneroso a gennaio, ha aggravato una situazione già compromessa. La scelta di non puntare sui giovani e su un regime di austerità, unita a un prolungato silenzio da parte della proprietà verso la piazza, ha creato una frattura insanabile. Ora resta solo l'attesa per un verdetto che potrebbe mettere la parola fine a oltre un secolo di storia rossoverde.

Sezione: Serie C / Data: Gio 09 aprile 2026 alle 19:15
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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