Un successo arrivato allo scadere che regala tre punti pesanti, ma che necessita di una lettura lucida e priva di trionfalismi. Luca Tabbiani, allenatore del Trento, ha analizzato con estrema schiettezza l'affermazione di misura ottenuta contro il Lecco grazie alla rete decisiva siglata da Molina in piena zona cesarini.

L'analisi del tecnico dei gialloblù parte proprio da una fotografia onesta dei novanta minuti vissuti in campo: «La commentiamo con obiettività: è stata una partita difficile, dura, e probabilmente il pareggio sarebbe stato il risultato più giusto. La cosa bella di questa squadra è il cuore, perché non è un caso che restiamo in partita fino all'ultimo e riusciamo sempre a trovare le energie. Abbiamo fatto una gara in crescendo, nel primo tempo siamo andati in difficoltà, e c'è sicuramente tanto da lavorare. Ma questi ragazzi sono pazzeschi nella resilienza, nel soffrire quando c'è da soffrire: alla fine è arrivato l'episodio che ci ha portato i tre punti, ma quello che vale di più - i punti contano, ovviamente - è lo spirito dei ragazzi, pur ammettendo che il risultato più giusto probabilmente sarebbe stato il pareggio».

Oltre alle fatiche sul terreno di gioco, lo spogliatoio ha dovuto fare i conti con diverse problematiche di natura fisica, sia prima che durante il match: «Siamo arrivati alla partita con Kassama, che aveva avuto un problema tutta la settimana: abbiamo deciso di non rischiarlo, siamo all'inizio della stagione, ed è lo stesso punto dove aveva subito l'infortunio due anni fa, che gli è costato un anno senza giocare - dobbiamo metterlo nelle condizioni migliori. Durante la gara abbiamo perso anche altri due giocatori, entrambi per delle botte, una ginocchiata nella zona lombare: uno sembra preso più sull'osso e infatti sta già un po' meglio col passare del tempo, l'altro ha un dolore che sembra più muscolare e lo valuteremo nei prossimi giorni. Non sono comunque problemi muscolari veri e propri, ma contusioni in zone fastidiose, che a volte danno fastidio subito e un po' anche nei giorni successivi».

L'allenatore del club trentino ha colto l'occasione per fare il punto della situazione riguardo alla gestione dell'ambiente e alle aspettative riposte sul gruppo: «Sono onesto, non voglio vendere fumo: se avessi detto vittoria meritata avrei fatto una brutta figura. Non penso che il nostro obiettivo sia vincere il campionato, e ho sentito qualcuno dietro di me dire 'sveglia, avanti, veloci' - va bene tutto, ma questi ragazzi vanno aiutati, perché hanno un cuore gigantesco, è innegabile, lottano come animali per tutta la partita. Bisogna essere un po' umili: è difficile giocare contro certe squadre. Il Lecco ha fatto venti, trenta minuti di livello altissimo, con e senza palla, ci ha tolto tutti i riferimenti, e i ragazzi non hanno mollato. È giusto il pareggio, ma mi piacerebbe anche un po' di entusiasmo quando si fa gol al 90' e si vince una partita a sette punti».

Focus poi sulle prestazioni fornite e sui traguardi reali che la società deve prefissarsi in questo avvio di stagione: «Abbiamo giocato cinque partite: tre vinte, una pareggiata, una persa in Coppa Italia, dove abbiamo dovuto schierare negli ultimi minuti giocatori senza minutaggio. Oggi invece uno di loro ha giocato una partita intera e sta meglio rispetto a giovedì proprio perché è sceso in campo. Mi piacerebbe che ci fosse un po' di umiltà, che si accettasse di dover soffrire, che non siamo il Real Madrid: se dovessimo arrivare di nuovo al quinto posto, dobbiamo essere tutti contenti. Se ci creiamo obiettivi irreali, rischiamo di vivere male l'intera stagione. Prendo spunto dalla domanda, ma il discorso è generale, non riguarda nello specifico chi me l'ha posta».

Spazio anche ai singoli, con una disamina tattica sul rendimento e sui margini di miglioramento del reparto d'attacco: «È uno degli aspetti su cui dobbiamo lavorare e migliorare, perché partite come questa ci fanno capire dove intervenire. All'inizio abbiamo cambiato poco, poi qualche infortunio ha inciso e alla fine, anche oggi, abbiamo dovuto stravolgere parecchio: se guardo l'undici titolare, a memoria, quelli rimasti dall'anno scorso saranno stati cinque, quindi abbiamo cambiato più del cinquanta per cento della rosa. Il nostro attaccante è abituato a lavorare più sulle spalle del difensore, mentre a me piacerebbe che facesse più da punto di riferimento, soprattutto quando dobbiamo attaccare la profondità, per evitare certi anticipi. Ci stiamo lavorando: è un aspetto che deve migliorare, perché a volte lo porta a commettere errori, si trova a dover rincorrere o arrives in ritardo e viene anticipato. Contro squadre fisiche come il Lecco serve un giocatore che trovi in fretta la posizione corretta, senza avere molto tempo per pensarci. Lui ci sta lavorando, è comunque un guerriero, uno che ti si marca addosso per tutta la partita, e sono sicuro che crescerà in questo aspetto. Sul piano realizzativo, quello che poi conta di più per un attaccante, ha già segnato due gol importanti: sono sicuro che nel corso del campionato migliorerà anche nel trovare la posizione giusta, mentre il resto lo fa già discretamente bene».

Infine, Tabbiani si è soffermato sulla costruzione della manovra e su alcune letture di gioco che necessitano di maggiore coraggio: «Ci sono state tante occasioni in cui potevamo verticalizzare e non lo abbiamo fatto. La prima idea, quando riceviamo palla, deve essere sempre valutare se si può andare avanti: soprattutto contro squadre che vengono forte come il Lecco, bisogna verticalizzare, perché tornare indietro ti espone sempre di più alla pressione avversaria. Nelle partite precedenti era giusto muovere la palla in orizzontale, magari velocizzando un po' i tempi, perché a volte eravamo lenti. Con il Lecco, squadra organizzata, bella, veloce in ripartenza, dovevamo trovare più spesso la via diretta: a volte non era possibile, ma altre volte, pur potendo, non lo abbiamo fatto. Dobbiamo crescere anche su questo. Conoscevamo la loro disposizione, come loro conoscevano la nostra: entrambi avevamo preparato la gara sapendo cosa avrebbe fatto l'avversario. Loro hanno tenuto ritmi altissimi nel primo tempo; nella ripresa, senza voler parlare di meriti solo nostri, ho avuto la sensazione che avessimo più energie, e questo ci ha aperto molti più spazi sulle fasce, con i nostri terzini che finalmente hanno avuto qualche secondo in più per ragionare, e con gli esterni alti che hanno ricevuto palloni diversi rispetto alla prima frazione. La partita dura novanta minuti, e in questo la squadra li ha giocati tutti a un buon livello: è stata questa la differenza emersa nel secondo tempo».

Sezione: Serie C / Data: Mar 08 settembre 2026 alle 16:15
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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