L'analisi del post-partita di mister Giuseppe Marino, dopo la cocente sconfitta subita dalla Triestina sul campo della Pergolettese, trasuda un misto di frustrazione e incredulità. Il tecnico degli alabardati ha messo immediatamente il dito nella piaga, individuando nell'assenza di concretezza sotto porta il peccato originale di una serata storta.
«Cosa è mancato? Semplicemente il gol» ha esordito l'allenatore, sottolineando come la scarsa cattiveria agonistica negli ultimi metri stia diventando un limite strutturale che la squadra si trascina dietro da troppo tempo. Nonostante il lavoro costante durante la settimana, Marino ha ammesso che i suoi uomini sembrano perdere lucidità proprio nel momento decisivo della gara.
I numeri della partita, secondo il mister, parlano chiaro: una mole di gioco imponente, con ben quindici traversoni messi al centro e un dominio territoriale quasi totale. «Non esiste che non si riesca a capitalizzare quanto costruito dopo aver dominato fuori casa» ha dichiarato con amarezza, evidenziando il paradosso di un match concluso con un passivo di due reti a fronte di un solo tiro in porta subìto.
Il nervosismo di Marino scaturisce dalla sensazione di assistere a un copione già visto, dove la buona espressione di gioco non viene premiata dal risultato. «C’è tantissima rabbia perché è l’ennesima sfida condotta per larghi tratti che finiamo per perdere a causa di episodi isolati» ha spiegato, auspicando che il vento della fortuna possa finalmente girare a favore di un gruppo che sta compiendo sacrifici enormi.
Passando all'analisi delle mosse tattiche, il tecnico ha motivato l'inserimento di Okolo e Vertainen durante la ripresa come un tentativo disperato di aumentare il peso specifico all'interno dell'area di rigore avversaria. Una scelta che ha dato i suoi frutti in termini di pressione, pur togliendo fluidità alla manovra complessiva.
«Con le due punte abbiamo dato più fastidio negli ultimi sedici metri, anche se abbiamo perso qualcosa nello sviluppo del gioco» ha osservato Marino, promuovendo la prova di Okolo per la voglia mostrata su ogni pallone e chiedendo invece a Vertainen un ulteriore sforzo per raggiungere una condizione atletica ottimale.
Il rammarico più grande dell'allenatore riguarda però le disattenzioni difensive, definite vere e proprie leggerezze che a questi livelli non possono essere concesse. Marino ha puntato il dito sia su un'autorete sfortunata che su una gestione errata di un calcio di punizione, avvenuta proprio mentre la squadra si trovava momentaneamente in inferiorità numerica.
«Abbiamo pagato caro due ingenuità: la prima spingendo in porta un cross da soli, la seconda accelerando una ripartenza mentre un nostro compagno era ancora fuori dal campo» ha analizzato con durezza. Il tecnico ha sottolineato come tali sviste siano inaccettabili, specialmente quando commesse da calciatori che dovrebbero vantare un bagaglio di esperienza importante.
La differenza tra la Triestina e i suoi avversari, al momento, sembra risiedere proprio nella capacità di punire l'errore altrui. Mentre gli alabardati vengono sistematicamente colpiti a ogni minima sbavatura, non riescono a fare altrettanto quando sono gli altri a concedere qualcosa, un limite che Marino definisce come una chiara mancanza di scaltrezza.
«A livello di manovra non posso rimproverare nulla, è stato evidente anche stasera che il gioco c'è» ha concluso il mister, ribadendo però che senza quella malizia necessaria per approfittare delle crepe avversarie, i complimenti per il bel gioco resteranno solo un magro consolidamento a fronte di una classifica che non sorride.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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