Il futuro del Messina sembra trovarsi davanti a un bivio inaspettato, con una tensione latente che sta spingendo la società a guardare oltre i confini cittadini. Sebbene non si possa ancora parlare di una separazione definitiva o di una rottura diplomatica insanabile, i segnali che giungono dall'ambiente peloritano sono inequivocabili e descrivono uno scenario di profonda incertezza logistica e strutturale.
Stando a quanto emerso recentemente, il club avrebbe iniziato a sondare il terreno in alcuni centri della provincia tirrenica, cercando di capire se vi siano le condizioni per trasferire non solo le sedute di allenamento della prima squadra, ma potenzialmente anche le gare interne del campionato di Serie D. Si tratta, per il momento, di una fase esplorativa fatta di contatti preliminari e richieste di informazioni, ma la velocità con cui la situazione potrebbe evolvere non va affatto sottovalutata.
Il nodo della questione risiede nella complessa convivenza tra le necessità operative della società e le risposte fornite finora dall'amministrazione di Palazzo Zanca. Il patron del club, Justin Davis, ha cercato di mantenere toni cordiali e istituzionali, pur non nascondendo come la realtà dei fatti sia ben diversa dalla teoria dei buoni rapporti. «Le relazioni con le istituzioni rimangono positive, ma nella pratica le nostre necessità sportive si scontrano quotidianamente con provvedimenti amministrativi che rendono tutto più difficile» ha evidenziato il numero uno del club.
Uno dei fronti più caldi riguarda la gestione economica del Franco Scoglio. La tanto attesa revisione delle tariffe per l'utilizzo dell'impianto, che sembrava aver trovato uno spiraglio d'apertura nei dialoghi con il sindaco Federico Basile e l'assessore Massimo Finocchiaro, è finita in un vicolo cieco burocratico. Le imminenti dimissioni del primo cittadino hanno infatti bloccato l'iter, rimandando ogni possibile decisione alla futura compagine amministrativa e lasciando il club senza risposte immediate.
A questo si aggiunge il diniego ufficiale rispetto alla richiesta di poter usufruire del campo principale per una seduta di allenamento supplementare oltre alla rifinitura del sabato. La proposta alternativa avanzata dal Comune, ovvero l'utilizzo delle sole zone esterne al rettangolo verde, è stata motivata con la necessità di tutelare il manto erboso, attualmente oggetto di cure agronomiche e di interventi ai sistemi antincendio.
La società, pur non mettendo in discussione la validità tecnica di tali motivazioni, vede crescere i propri disagi logistici proprio nel cuore della stagione agonistica. «Per riuscire ad alzare l'asticella e puntare a traguardi ambiziosi sono necessarie condizioni di lavoro adeguate» sembra essere il messaggio, nemmeno troppo velato, che la dirigenza sta inviando alla città, sottolineando come la mancanza di impianti idonei rischi di soffocare le ambizioni sportive.
Per quanto riguarda l'immediato, la squadra dovrebbe riuscire a gestire la settimana sfruttando il sintetico del Marullo, sebbene con le limitazioni di orario dovute al fitto calendario di impegni che grava sulla struttura. Tuttavia, resta il grande interrogativo legato al lungo periodo e alla possibilità, ancora fumosa, di un ritorno allo storico stadio Celeste.
L'impianto di via Oreto rimane una speranza nel cassetto, ma i continui ritardi che hanno caratterizzato i lavori di riqualificazione obbligano alla prudenza. Solo con l'arrivo dell'estate si potrà realmente comprendere se la struttura tornerà a essere fruibile per le necessità dell'Acr Messina. Nel frattempo, il club continua a studiare piani di emergenza per evitare di farsi trovare impreparato di fronte a nuove chiusure o impedimenti.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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