C'è un momento, nella spietata maratona della Serie D, in cui la tattica lascia il posto ai nervi e le gambe iniziano a tremare. Quel momento scocca esattamente questa domenica. Se finora abbiamo assistito a schermaglie, il prossimo weekend ci regala un menu che sa di "dentro o fuori". Quattro scontri diretti, quattro gironi in bilico, novanta minuti per capire chi ha davvero la stoffa per salire di categoria e chi no.
Partiamo dal piatto forte, dal sud, dove la passione brucia. A Barletta non si gioca una partita, si celebra un rito. Biancorossi e Martina si guardano negli occhi dalla vetta, appaiati a quota 51 punti. È la sfida perfetta: da una parte la corazzata di mister Paci, imbattuta da 13 turni e reduce dal blitz chirurgico contro la Paganese; dall'altra la "macchina da guerra" di Laterza, che arriva da sei vittorie di fila e incarna una programmazione societaria da fare invidia alla Serie B.
Il Barletta avrà la spinta di un pubblico di categoria superiore, ma attenzione alla pressione. Il Martina non ha nulla da perdere e gioca a memoria. E intanto, sorniona, la Paganese (a -1) si siede sul divano con i pop-corn: un pareggio al "Puttilli" trasformerebbe il Girone H in un clamoroso thriller a tre.
Se in Puglia c'è tensione, in Sicilia e Calabria siamo al vero e proprio Far West. Il Girone I è stato squarciato dalla mannaia della giustizia sportiva: i 5 punti di penalizzazione inflitti alla Nuova Igea Virtus non hanno solo fatto scivolare i siciliani dal secondo al quinto posto (a quota 45), ma hanno avvelenato il clima.
Domenica i giallorossi ospitano la Reggina (terza a 47). Non è una semplice partita di calcio: per l'Igea di Sasà Marra è la chiamata alle armi per un'insurrezione contro il destino e i tribunali. La Reggina, dal canto suo, sa che uscire viva da questa trasferta infuocata significherebbe lanciare l'assalto definitivo a Savoia (50) e Athletic Palermo (51). In sei punti ci sono cinque squadre: chi perde domenica, rischia di finire fuori strada per sempre.
Risalendo lo stivale, i riflettori illuminano il "Bonolis" di Teramo. Qui si gioca sui nervi. L'Ostiamare (seconda) ha dominato l'inverno, per poi farsi sfilare lo scettro dall'Ancona (ora a +1 sui laziali). La trasferta contro il Teramo, terzo incomodo staccato di due lunghezze dai romani, è la più classica delle "sliding doors".
Se la squadra di Pomante dovesse piazzare la zampata casalinga, risucchierebbe l'Ostiamare nel vortice, distruggendone le certezze psicologiche e aprendo di fatto un'autostrada all'Ancona. Ma se i laziali dovessero sbancare Teramo, darebbero un segnale di onnipotenza a tutto il girone. È una partita dove il pareggio serve solo a fare harakiri in due.
Infine, l'estremo nord-ovest. Nel Girone A la questione è diventata un affare strettamente privato tra Ligorna e Vado. Separate da un solo, microscopico punto, le due dominatrici si scontrano in terra savonese.
Il Vado ha in mano il match point: in casa, davanti alla propria gente, ha la palla per operare il sorpasso e mettere la freccia. Ma il Ligorna di Pastorino è squadra sorniona. Sanno bene che un blitz in trasferta varrebbe il +4: un margine che, arrivati a marzo, somiglierebbe a una vera e propria sentenza capitale sul campionato.
Quattro stadi, otto tifoserie in apnea. La Serie D è pronta a raccontare una pagina di storia di questo annata 2025-2026. Chi ha il coraggio di guardare giù?
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