Mezzo secolo di attesa non è bastato a spegnere l'entusiasmo di una piazza intera. L'Avola torna a vincere in Serie D e sceglie per farlo l'avversario meno prevedibile: il Trapani, formazione che continua a incutere rispetto nell'ambiente nonostante un avvio di stagione complicato, con due sconfitte nelle prime due giornate di campionato. Proprio per questo il successo dei rossoblù assume i contorni della sorpresa clamorosa, capace di attirare l'attenzione ben oltre i confini locali.
A raccontare la portata dell'impresa è stato l'allenatore dell'Avola, Attilio Sirugo, che al termine dell'incontro ha ripercorso non soltanto le fasi salienti della gara, ma l'intero cammino che ha portato la squadra fino a questo risultato.
"Penso, con tutta umiltà, che la vittoria sia meritata. Anche sofferta, perché non puoi pensare di vincere senza soffrire contro una squadra forte e organizzata come il Trapani, però i ragazzi l'hanno voluta. Secondo me questa vittoria è anche figlia di domenica scorsa, perché in questa settimana i ragazzi hanno accumulato un po' di rabbia, un po' di veleno, perché magari probabilmente si aspettavano qualcosa di più e hanno avuto la reazione giusta. Hanno capito che se vuoi portare punti a casa in questo campionato, devi mantenere la concentrazione altissima per 100 minuti. Quello che era stato fatto di buono a Barcellona non è bastato. Sapevano che bisognava fare un'altra prestazione superlativa per battere questo Trapani".
Le parole del tecnico restituiscono l'immagine di una squadra reduce da una prestazione a Barcellona giudicata positiva ma insufficiente a raccogliere punti, e da qui nasce, secondo Sirugo, la scintilla che ha alimentato la reazione contro i granata: una settimana di lavoro vissuta con la determinazione di chi non vuole ripetere gli errori del passato.
Al di là del valore sportivo del risultato, a rendere la serata particolarmente significativa è il contesto storico in cui si inserisce. L'Avola mancava da un successo in Serie D da cinquantatré anni: l'ultima partecipazione della società siciliana alla categoria risaliva infatti al 1973. Un digiuno lunghissimo, che rende ancora più dirompente il ritorno alla vittoria proprio contro una corazzata come il Trapani.
Anche su questo aspetto Sirugo si è soffermato, sottolineando il clima di attesa che si respirava in settimana e il ruolo determinante del pubblico, presente nonostante le condizioni meteorologiche avverse: "Già da martedì ho visto una voglia incredibile di tornare subito in campo a riprendersi qualcosa di positivo. Dopo 53 anni di attesa, l'abbiamo fatto davanti a un pubblico che, nonostante il maltempo, ci è stato vicino e ci ha spinto. Avevo detto ai ragazzi che c'era bisogno di veicolare in campo l'energia che sarebbe arrivata dagli spalti".
Un successo, dunque, costruito anche grazie alla spinta emotiva degli spalti, che l'allenatore ha voluto riconoscere pubblicamente come parte integrante del risultato conquistato sul campo.
Non sono mancati, infine, i momenti dedicati alla coesione del gruppo, elemento che secondo il tecnico rappresenta uno dei pilastri della crescita della squadra. Il pensiero è andato in particolare a Francesco Palermo, compagno di squadra costretto a fermarsi per un grave infortunio proprio nella gara precedente, ricordato nel momento più importante dell'incontro: il gol decisivo firmato da Langella.
"Mi ha fatto piacere che, al gol così importante di Langella, sia stata mostrata la maglia di Francesco Palermo. Questa vittoria la vogliamo dedicare a lui. I ragazzi hanno creato un gruppo incredibile di ragazzi per bene, di grandi lavoratori, e quando un loro compagno importante per noi domenica purtroppo ha riportato la rottura del crociato, si sono stretti attorno a Francesco e gli auguriamo di tornare presto, perché comunque il suo percorso continua con noi".
Le parole di Sirugo restituiscono il ritratto di uno spogliatoio unito, capace di trasformare la difficoltà legata all'infortunio di un compagno in ulteriore motivazione collettiva. La dedica a Palermo, esposta simbolicamente attraverso la maglia mostrata da Langella dopo la rete decisiva, diventa così il gesto che racchiude il significato più profondo di una serata destinata a restare a lungo nella memoria dell'ambiente rossoblù.
Con questo successo, l'Avola non soltanto interrompe un'attesa lunga oltre mezzo secolo, ma lancia anche un segnale importante al proprio girone di Serie D, dimostrando di poter competere ad armi pari con formazioni di blasone superiore. Resta ora da capire se questa vittoria potrà rappresentare il punto di partenza di un percorso di continuità, obiettivo dichiarato dallo stesso allenatore, che ha più volte insistito sulla necessità di mantenere alta la concentrazione lungo l'intero arco delle partite.
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