La situazione nel club abruzzese che compete nel campionato di Serie D è precipitata in una crisi senza precedenti. La frattura tra dirigenza e squadra è emersa con forza dopo che i calciatori hanno deciso di rendere pubblica la loro condizione attraverso un documento ufficiale, nel quale denunciano gravi inadempienze economiche da parte della proprietà.
La controversia nasce dal mancato versamento delle retribuzioni pattuito, una questione che si trascina ormai da mesi e che ha portato gli atleti a rompere il silenzio. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le recenti affermazioni del numero uno del sodalizio neroverde, Gianni Di Labio, il quale aveva inizialmente sostenuto che i trasferimenti bancari fossero stati effettuati, salvo poi fare marcia indietro e riconoscere un ritardo di tre settimane nei pagamenti.
La denuncia dei calciatori
Nel documento diffuso pubblicamente, i membri della rosa hanno voluto fare chiarezza sulla loro situazione, respingendo al mittente ogni tentativo di mettere in discussione il loro attaccamento alla causa. Il messaggio è chiaro e diretto, volto a informare la piazza e i sostenitori della realtà che stanno affrontando quotidianamente.
"Con il presente Comunicato, i calciatori tesserati per il Chieti, intendono rappresentare quanto segue. Non saremmo mai voluti arrivare a questo punto ma noi calciatori sentiamo la necessità di condividere con tutti i tifosi e con la città la realtà che stiamo vivendo e sconfessare chi, in maniera più o meno velata, sta tentando in mettere in discussione il nostro impegno e la nostra abnegazione", esordisce il comunicato riportato da Ilcentro.it.
I numeri della vicenda sono eloquenti e preoccupanti. Dal termine della preparazione estiva fino a oggi, secondo quanto dichiarato dagli atleti, la dirigenza avrebbe onorato soltanto una delle dieci mensilità concordate contrattualmente. Una situazione che sta mettendo a dura prova non solo i diretti interessati, ma in diversi casi anche i loro nuclei familiari.
"Da fine Luglio ad oggi, la società ha saldato una sola mensilità a nostro carico delle dieci stabilite e l'assenza dei pagamenti, e nessuna reale certezza sul versamento degli stessi, ci sta ponendo in una situazione estremamente difficile essendo venute a mancare le risorse economiche necessarie al proprio mantenimento ed in alcuni casi delle proprie famiglie", prosegue il documento diffuso dai giocatori.
Settembre ancora scoperto nonostante le promesse
Particolarmente delicata è la questione relativa alla mensilità di settembre, che rappresenta un caso emblematico del clima di sfiducia che si è creato. Nonostante le rassicurazioni ricevute, anche questo compenso risulta ancora inevaso, generando ulteriori difficoltà pratiche per chi vive lontano dalla propria città d'origine e deve sostenere spese quotidiane.
"Difatti, da tempo siamo in attesa del pagamento della mensilità di settembre che nonostante le promesse non è ancora arrivato e questa condizione sta creando inevitabili disagi", si legge ancora nel comunicato pubblicato da Ilcentro.it.
Di fronte a questo stallo, la richiesta avanzata dai calciatori alla presidenza è duplice: da un lato mantenere almeno l'impegno preso riguardo i pagamenti arretrati, dall'altro concedere la liberazione a chi, per motivazioni personali ed economiche, non è più nelle condizioni di proseguire l'esperienza in questa situazione di incertezza. Una via d'uscita che consentirebbe ad alcuni elementi della rosa di riorganizzare la propria esistenza professionale e personale.
"Per queste ragioni chiediamo al Presidente di mantenere almeno questa promessa e lasciar andar via quei ragazzi che per vari motivi non riescono ad andare avanti in queste condizioni e quindi consentire loro di riprendere una vita 'normale'", è l'appello contenuto nel documento.
L'impegno incondizionato verso la maglia
Nonostante le evidenti difficoltà e la delusione per come si è evoluta la situazione, i giocatori hanno tenuto a sottolineare che il loro attaccamento ai colori sociali e alla città rimane intatto. Nel comunicato viene ribadito con forza che continueranno a scendere in campo con la massima professionalità, consapevoli del valore simbolico che la squadra rappresenta per l'intera comunità.
"Resta inteso che, tutti noi, continueremo, come abbiamo fatto dal primo giorno di allenamento, a lavorare con impegno, serietà e rispetto per la maglia che indossiamo, consapevoli del valore che rappresenta per la città di Chieti e per tutti i tifosi che ci sostengono", hanno dichiarato i calciatori.
La chiusura del messaggio evidenzia come la scelta di rendere pubblica la vicenda non sia motivata dalla ricerca di giustificazioni per eventuali risultati sportivi deludenti, né da un semplice interesse economico personale, ma da una questione di principio molto più profonda.
"In conclusione, siamo qui a scrivere questo comunicato non solamente per una questione economica, ne per cercare scuse o alibi, ma per chiedere rispetto, dignità e condizioni lavorative che ogni lavoratore merita", si conclude il documento.
Le nuove normative e il rischio penalizzazioni
A rendere ancora più delicata la situazione è l'entrata in vigore quest'anno di regolamenti più severi da parte della Lega Nazionale Dilettanti, l'ente che governa i campionati dilettantistici e semi-professionistici del calcio italiano. Le nuove disposizioni prevedono obblighi più stringenti per tutti i club affiliati in materia di pagamenti.
Secondo le norme vigenti, ogni società è tenuta a fornire la documentazione che attesti il regolare pagamento degli stipendi relativi al periodo che si estende fino al 31 dicembre 2025, presentando tale documentazione improrogabilmente entro il 31 gennaio 2026. Il mancato rispetto di questa scadenza comporta conseguenze dirette sulla classifica: per ogni mensilità non corrisposta e non documentata, verrà infatti inflitta la decurtazione di un punto in graduatoria.
Una sanzione che, in un campionato equilibrato come quello di Serie D, potrebbe avere ripercussioni significative sulle ambizioni della squadra e sulla sua posizione in classifica, con possibili conseguenze anche in ottica salvezza o playoff a seconda dell'andamento stagionale.
La vicenda del club abruzzese rappresenta un caso emblematico delle difficoltà che molte realtà calcistiche di categoria stanno attraversando, strette tra l'ambizione di costruire progetti sportivi competitivi e la sostenibilità economica necessaria per garantire continuità. Una crisi che colpisce prima di tutto chi, indossando la maglia ogni domenica, si trova a dover conciliare la passione per il calcio con le legittime esigenze di una vita normale, fatta di bollette da pagare, affitti da onorare e, in molti casi, famiglie da mantenere.
La speranza, ora, è che il dialogo tra le parti possa riprendere su basi più solide e che vengano trovate soluzioni concrete per uscire da questa impasse, nell'interesse della squadra, dei tifosi e dell'intera città che il club rappresenta.
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