Se la stagione della Nocerina fosse un film, sarebbe un thriller psicologico con troppi colpi di scena e un finale ancora tutto da decifrare. Alti illusori, bassi vertiginosi, e una tifoseria dal palato fine costretta a masticare amaro più del previsto. Eppure, in questo saliscendi emotivo che sta mettendo a dura prova le coronarie del "San Francesco", c'è una costante, una luce abbagliante che si accende ogni domenica sulla corsia esterna: Gabriele Kernezo.
I numeri, a volte, sono solo un contorno, ma in questo caso fotografano una leadership tecnica indiscutibile. Ventiquattro gettoni di presenza, diciotto volte titolare inamovibile e sei palloni spediti in fondo al sacco. Ma chiudete gli almanacchi e guardate il campo: il vero peso specifico di Kernezo non si misura (solo) in gol, ma nella capacità genetica di spaccare in due le partite.
Nel calcio moderno, sempre più ingabbiato in tatticismi esasperati, l'esterno classe 1997 è una scheggia impazzita. Mister Franco Fabiano ha capito subito di avere tra le mani un potenziale devastante e gli ha consegnato le chiavi della manovra offensiva. Quando la Nocerina sbatte contro i muri difensivi avversari, lo schema è uno solo: palla a Kernezo e speriamo che inventi. La sua rapidità nel breve e l'attitudine feroce a puntare l'uomo creano quella "superiorità numerica" che oggi, in Serie D, fa la differenza tra un pareggio scialbo e una vittoria sporca.
Non si arriva a dominare la pressione di una piazza come Nocera per caso. Il background di Kernezo è quello di un talento che ha fatto la gavetta vera, annusando l'erba di campi pesanti. Cresciuto nella nobile culla del settore giovanile del Pisa, ha iniziato un lungo pellegrinaggio formativo: Follonica Gavorrano, Montevarchi, il fascino antico della Sambenedettese, fino alla consacrazione con il Piacenza (dove l'anno scorso ha messo a referto 2 gol e 5 assist al bacio) e l'adattamento tattico di Matera (20 presenze e 2 reti in Lucania).
Tappe di un viaggio che lo hanno preparato al grande salto estivo. Perché indossare la casacca rossonera dei Molossi non è per tutti: pesa il doppio, specialmente quando le cose non girano. Ma Kernezo, anziché farsi schiacciare, si è esaltato.
Non è un caso che la piazza gli abbia riconosciuto lo scettro di MVP nei mesi di novembre e dicembre, il periodo in cui l'inverno picchiava duro e la squadra faticava a trovare la bussola. Kernezo è stato il faro nella nebbia.
Ora si entra nel rush finale. La Nocerina ha l'obbligo morale di chiudere in crescendo una stagione nata sotto altre stelle e incagliatasi troppo presto nelle difficoltà del girone. Per farlo, si aggrapperà ancora una volta ai polmoni e all'estro del suo numero uno indiscusso. Perché finché Kernezo avrà la forza di abbassare la testa, puntare il terzino e scappare via sulla fascia, a Nocera ci sarà ancora un motivo per alzarsi in piedi e spellarsi le mani.
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