Il direttore generale della Reggina, Giuseppe Praticò, è intervenuto durante la trasmissione Reggina in Rete su Febea, tracciando un bilancio profondo e carico di aspettative sul momento che sta attraversando la compagine amaranto.
Il dirigente ha voluto subito mettere in chiaro quanto pesi e quanto sia prestigioso indossare questa maglia, sottolineando come la pressione ambientale debba essere trasformata in energia positiva da parte dei tesserati.
«Le pressioni di una piazza come Reggio deve diventare un privilegio per chi la vive, fare il calciatore a Reggio Calabria non è come farlo in altre piazze», ha dichiarato Praticò, evidenziando l'unicità del contesto calabrese.
Nonostante le difficoltà fisiologiche di un campionato complesso, il morale all'interno dello spogliatoio sembra essere solido, con un gruppo coeso e focalizzato sulla missione finale, sebbene non impermeabile ai giudizi della critica.
«L'umore della squadra è altissimo, si vuole raggiungere l'obiettivo a tutti i costi, poi ovviamente è impossibile non fare arrivare i messaggi esterni ai ragazzi e ci sta che qualcuno possa risentirne», ha ammesso il direttore generale.
La fiducia della dirigenza poggia su basi concrete, dettate da una continuità di risultati che ha caratterizzato l'ultimo periodo della stagione, alimentando le speranze di una rimonta che avrebbe del clamoroso.
«Io sono fiducioso perché è una squadra che ha fatto dodici risultati consecutivi, noi vogliamo lottare sino all'ultimo minuto», ha proseguito il DG, indicando chiaramente la strada maestra per le prossime settimane.
Secondo Praticò, il tempo delle analisi e delle congetture deve ora lasciare spazio ai fatti concreti e ai punti pesanti da conquistare sul rettangolo verde, senza guardare troppo a ciò che fanno le avversarie.
«Il momento delle parole è finito, dobbiamo fare otto vittorie e vedere poi dove siamo in classifica. Se ci siamo messi in queste condizioni, io Reggina devo uscire vincendo otto partite», ha sentenziato con fermezza.
La convinzione del direttore nasce dalla consapevolezza del valore tecnico e umano della rosa a disposizione, che ritiene assolutamente all'altezza della sfida titanica che attende il club da qui alla fine del torneo.
«Sono certo che abbiamo mezzi e uomini per raggiungere l'obiettivo», ha ribadito, puntando forte sulla qualità dei singoli e sulla forza collettiva che deve emergere in questo sprint conclusivo.
Analizzando l'evoluzione della stagione, Praticò non ha nascosto che l'inizio del percorso sia stato minato da qualche difficoltà di amalgama, con alcuni innesti che hanno faticato a calarsi nella realtà reggina.
«Ad inizio stagione ci sono stati degli elementi che non si sono integrati, ma il gruppo squadra è un gruppo forte, tenuto insieme soprattutto dai reggini», ha spiegato il dirigente sottolineando l'importanza del senso di appartenenza.
Proprio l'anima locale della squadra sembra essere il collante fondamentale: «Barillà, Ragusa e Porcino sono tornati nella loro città per raggiungere un traguardo importante», ha ricordato con orgoglio il direttore generale.
La speranza della società è quella di poter tracciare un bilancio finale in un clima di festa, evitando di dover analizzare nuovamente le ragioni di un eventuale insuccesso sportivo che la piazza non vorrebbe vivere.
«A fine stagione speriamo di fare valutazioni in un contesto di risultato positivo e non dover fare i conti con un risultato negativo», ha auspicato Praticò, guardando con realismo al peso specifico di queste ultime gare.
Il DG ha poi affrontato con onestà il tema del posizionamento in classifica, riconoscendo che la Reggina, per storia e blasone, non dovrebbe trovarsi a inseguire dopo tre anni di militanza nella categoria dilettantistica.
«Se con la rosa che abbiamo sei indietro in classifica significa che qualcosa hai sbagliato», ha ammesso senza giri di parole, assumendosi la responsabilità di una gestione che ha dovuto correggere la rotta in corsa.
L'avvicendamento in panchina ha portato i frutti sperati in termini di punti, ma restano i rimpianti per alcuni passaggi a vuoto che hanno rallentato la rincorsa al primato, spesso maturati in circostanze poco lineari.
«Abbiamo cercato di mettere a posto le cose e con il nuovo tecnico abbiamo ottenuto risultati importanti. Ci sono stati però una serie di episodi o eventi che ti hanno impedito di essere primi», ha analizzato il dirigente.
Praticò ha citato diverse sfide in cui la squadra ha raccolto meno di quanto seminato: «Noi abbiamo perso partite in maniera inspiegabile, Messina con mezzo tiro in porta, a Lamezia sia all'andata che al ritorno, contro l'Igea e l'Athletic Palermo».
In particolare, il doppio confronto con il Lamezia sembra aver lasciato il segno per le modalità con cui sono arrivate le sconfitte, ferite ancora aperte che richiedono una reazione d'orgoglio collettiva.
«A Lamezia ci poteva stare una flessione, ma per come è maturata fa molto male», ha confessato il DG, chiedendo a tutto l'ambiente un sacrificio ulteriore per superare i propri limiti attuali.
«Questo ci mette nelle condizioni di dover gettare il cuore oltre l'ostacolo, ma non solo la squadra, ma anche i dirigenti, senza fare chiacchiere», ha concluso Praticò, lanciando un appello all'unità totale.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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