Il rumore sordo di un legamento crociato che si spezza fa lo stesso rumore ovunque. Non conosce i filtri di Twitch, né i led colorati di un'arena progettata per lo show. Fa male e basta. Ma quando il ginocchio che cede è quello di Alessandro Iacuaniello, attaccante dei Gear7 in Kings League, l'onda d'urto non si ferma allo schermo del tuo smartphone: viaggia per chilometri e si schianta dritta negli spogliatoi dell'Assago, club di Eccellenza lombarda.
I colleghi si chiedono, giustamente, chi pagherà ora il conto. Noi facciamo un passo oltre, perché la verità è molto più cruda di una domanda retorica: il conto lo paga la base del nostro calcio. E continuerà a pagarlo, se non apriamo gli occhi.
Riassumiamo per chi si fosse perso la puntata. Iacuaniello si rompe il crociato durante la competizione ideata da Piqué. Fuori per tutto lo split. Peccato che Iacuaniello non sia un gamer o un ex fenomeno in pensione: è l'attaccante titolare dell'Assago. Anzi, è l'Assago. Dieci gol sui trentadue totali della squadra, capocannoniere indiscusso di un club che boccheggia a soli tre punti dall'inferno dei play-out. Senza di lui, la salvezza si trasforma in una montagna da scalare a mani nude.
Il cortocircuito è servito: l'intrattenimento puro ha appena compromesso la sopravvivenza sportiva (ed economica) di una società dilettantistica reale.
Molti oggi puntano il dito contro il giocatore: "Valeva la pena rischiare la stagione per un torneo parallelo?". La risposta moralista è "no". La risposta reale, quella che nessuno vuole ammettere, è "assolutamente sì". Mettiamoci nei panni di Iacuaniello o di qualsiasi bomber di periferia. L'Eccellenza ti offre un rimborso spese (oggi inquadrato dalla recente Riforma del Lavoro Sportivo), campi pesanti a novembre, qualche centinaio di spettatori infreddoliti e la gloria locale. La Kings League ti offre milioni di visualizzazioni, hype, telecamere fisse su di te, l'illusione concreta di essere un professionista acclamato dalle masse, magari la possibilità di monetizzare la tua immagine sui social.
Come può una società di Eccellenza competere con questa macchina mangia-sogni? Non può. E spesso, per attirare un giocatore forte, i direttori sportivi dilettantistici devono scendere a patti: chiudere un occhio sulle partitelle di calcetto infrasettimanali, sui tornei estivi o, oggi, sulle chiamate della Kings League.
Ed è qui che l'articolo dei nostri concorrenti si ferma, ed è qui che invece noi dobbiamo entrare in tackle scivolato. La Riforma dello Sport ha trasformato i dilettanti in lavoratori sportivi a tutti gli effetti, con tanto di contratti, contributi e assicurazioni Inail. Ma cosa succede se il tuo "lavoratore" si infortuna prestando la sua opera per un colosso dell'intrattenimento privato, senza che ci sia un accordo tra le due entità?
Non ci sono tutele per l'Assago. Non c'è una "clausola FIFA" o un indennizzo come avviene per le Nazionali maggiori. L'Assago perde il suo asset principale, dovrà continuare a onorare il contratto del giocatore (al netto delle coperture assicurative standard che però non ti restituiscono i gol in campo) e dovrà probabilmente tornare sul mercato degli svincolati per cercare un disperato salvatore della patria. Tutto questo per un infortunio avvenuto "in un altro mondo".
La Kings League è un prodotto geniale. Ha capito che le nuove generazioni vogliono highlights, imprevisti, carte segrete e gol spettacolari. Ma si nutre dei talenti coltivati nel calcio "vero". Usa i giocatori svezzati nei nostri settori giovanili, li fa brillare nel suo ecosistema e, se si rompono, li restituisce al mittente in stampelle.
Non è colpa di Gerard Piqué, né di Manuuxo, né di Iacuaniello. È la spietata legge del mercato dell'attenzione. Ma la LND (Lega Nazionale Dilettanti) e la FIGC non possono più fare finta di niente.
Le società dilettantistiche hanno bisogno di strumenti per tutelarsi: clausole di esclusività ferree (ma che comporterebbero un aumento degli ingaggi) o convenzioni dirette con i grandi circuiti del web per assicurare le gambe dei giocatori.
Perché oggi piange l'Assago per Iacuaniello. Domani toccherà a un'altra società. Il confine tra calcio e show business è crollato, e sotto le macerie rischia di rimanerci chi, con fatica e sudore, tiene vive le domeniche della nostra provincia.
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