Il ritorno della Rondinella Marzocco nel calcio che conta ha il sapore di un cerchio che si chiude per Alessio Mamma. Il direttore sportivo biancorosso, che ha appena celebrato il compleanno insieme alla promozione in Serie D, ha visto realizzarsi quella promessa fatta esattamente sei anni fa, quando il massimo campionato dilettantistico sembrava un miraggio lontano tre categorie.
«Gioia, è questa la parola giusta», racconta il dirigente fiorentino, visibilmente emozionato per un traguardo che mancava in via del Salviatino da due decenni. Il percorso per riportare l'altra squadra di Firenze ai vertici del calcio toscano è stato costellato di fatica, specialmente per chi deve seguire le partite dietro una scrivania: «Ho sofferto come un matto gara dopo partita. Si tratta di una sofferenza che non è paragonabile a quella da calciatore, quando almeno sai che in campo puoi fare qualcosa direttamente per la squadra».
L'entusiasmo che circonda la vittoria del campionato di Eccellenza è palpabile in ogni angolo della città, a dimostrazione di quanto questo club sia radicato nel tessuto sociale fiorentino. «Sento grande partecipazione in questi giorni, grande attenzione da parte dei media e della gente nei confronti della nostra società», spiega Mamma, sottolineando il valore degli apprezzamenti ricevuti: «Tanti attestati di stima che sono sinceri: d’altra parte non potrebbe essere diversamente, la Rondinella è un patrimonio della città di Firenze».
Il successo non è arrivato per caso, ma è stato il frutto di una programmazione iniziata nell'estate del 2019 e difesa con i denti anche nei momenti più bui, come la scomparsa dello storico presidente Bosi. «Quando vinci un campionato non è mai merito di una o due persone, ma di tutto l’ambiente: vuol dire che ognuno ha fatto la sua parte», afferma il ds, ricordando il rapporto fraterno con il patron scomparso: «Con Lorenzo Bosi ci sentivamo cinque o sei volte al giorno: all’inizio dell’anno gli avevo detto che mi stavo innamorando di questa squadra».
Le scelte tecniche sono state precise, mirate a costruire un organico che sapesse dominare il campo ma anche reagire alle avversità fisiche e del destino. «Avevamo cercato di costruire la squadra in maniera intelligente: sfruttando i punti di forza e inserendo sugli esterni giocatori come Nannelli e Ricchi per sostenere un centravanti potente come Polo», svela Mamma, evidenziando il supporto della società durante la stagione: «Nei momenti difficili è stata brava la società a permettermi di intervenire sul mercato con gli arrivi di Tofanari e Rufini».
Un ruolo fondamentale è stato giocato anche dagli uomini scelti per la panchina, che hanno saputo dare continuità a un progetto tecnico iniziato anni addietro. «Ho avuto anche la fortuna e l’onore di avere due allenatori come Francini prima e Tronconi adesso che sono stati un valore aggiunto», prosegue il direttore sportivo, elogiando la struttura del club: «Oggi lo staff è davvero di qualità superiore, in questo modo si fa un calcio diverso e di alto livello».
La storia di Mamma alla Rondinella è un racconto di fedeltà e appartenenza, doti rare nel calcio moderno, che affondano le radici nella sua esperienza passata. «Mi affeziono alle maglie e agli ambienti. È successo all’Impruneta dove ero stato anche capitano da giocatore, è successo alla Rondinella», confessa il dirigente, nato nel quartiere di Santa Croce: «Sono colori che un fiorentino non può non amare accanto a quelli viola».
Il cammino verso la Serie D è stato una scalata costante, fatta di piccoli passi e grandi scommesse vinte, senza mai cedere alla pressione del risultato a ogni costo. «Bosi non mi ha mai stressato con l’idea di vincere, non mi ha mai chiesto di raggiungere per forza un risultato», conclude Alessio Mamma ricordando gli inizi della sua avventura, quando il sogno di riportare in alto la Rondine era solo un'intervista scritta su un giornale e oggi, finalmente, è una splendida realtà.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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