"Credo fortemente nei giovani, nel loro talento e nel loro valore per il futuro del calcio. Sono il motore su cui costruire non solo le squadre, ma tutto il movimento sportivo. Tuttavia, non sono favorevole all’obbligo di inserire un under in più nei campionati di Eccellenza Campania". A parlare ai nostri microfoni è Paolo Di Lernia, Direttore sportivo del Castelvolturno e dirigente emergente del panorama calcistico campano. Le sue considerazioni assumono un valore tanto più profondo in virtù del suo storico lavoro di scouting e della sua stessa predisposizione a valorizzare ragazzi di buone prospettive.
"Il punto non è dare spazio ai giovani, perché quello è giusto e necessario, ma è come lo si fa: i giovani devono giocare perché sono pronti, perché meritano quel posto, non perché lo impone un regolamento - incalza Di Lernia -. Inoltre, questa regola può creare difficoltà organizzative ed economiche ai club, che si trovano costretti a inserire giocatori magari non ancora pronti per quella categoria, con il rischio di rallentarne la crescita invece di favorirla. Senza tralasciare il fatto che si incentiveranno le società ad acquistare ragazzi dalle scuole calcio, ulteriore spesa non preventivata dai presidenti".
"Io sono per una valorizzazione vera dei giovani: investimenti nei settori giovanili, strutture adeguate, l'obbligo di creare formazioni u19 e u17, invece oggi si permette l'iscrizione a qualsiasi società anche se queste non hanno una juniores - prosegue il Ds biancazzurro -. Proporrei inoltre una distinzione più chiara tra la carriera degli allenatori di prima squadra e quella degli istruttori del settore giovanile. Gli istruttori dovrebbero essere messi nelle condizioni di lavorare senza l’ossessione del risultato, che spesso nasce anche dal desiderio di fare il salto verso una prima squadra. Il loro obiettivo principale deve essere la crescita dei ragazzi, non la vittoria della partita della domenica. Perché nel settore giovanile la vera vittoria non è il risultato sul campo, ma riuscire a formare un giovane e accompagnarlo fino alla prima squadra. Portare un ragazzo pronto tra i grandi dovrebbe essere considerato il traguardo più importante per un istruttore, il vero riconoscimento del suo lavoro.. Se un giovane è forte, gioca a prescindere dall’età. Se invece ha bisogno di tempo, deve essere accompagnato nel suo percorso senza pressioni.
"Quindi sì ai giovani, ma per merito e progettualità. No agli obblighi che rischiano di essere più una scorciatoia che una soluzione", chiude Di Lernia sull'argomento.
"Sul finale di campionato resta sicuramente il rammarico per i tanti punti persi negli ultimi minuti, che oggi ci avrebbero permesso di vivere una situazione più tranquilla - la sua analisi della stagione -. Però, allo stesso tempo, essere ancora in corsa per la salvezza a due giornate dalla fine rappresenta un risultato importante. Dietro c’è un grande lavoro della società, dello staff e soprattutto di mister Angelo Iervolino, con cui condivido ogni momento della settimana. È un percorso fatto di sacrifici, impegno e grande senso di appartenenza. Adesso, però, dobbiamo essere bravi a scrivere un finale all’altezza di questo cammino, per renderlo davvero indimenticabile. Ci stiamo giocando la salvezza contro società con disponibilità economiche molto più elevate delle nostre, che hanno potuto investire di più. Ma a volte, proprio quando hai meno risorse, trovi dentro di te qualcosa in più: il coraggio di scommettere, l’intuizione giusta, la voglia di sorprendere. E magari è proprio lì che riesci a tirare fuori il jolly dal cilindro. Il gruppo è unito e compatto nella volontà di portare a casa l'obiettivo finale e questa sarà la nostra forza fino alla fine".
"Raggiungere le 100 partite da direttore del Castel Volturno è qualcosa che mi tocca profondamente - rivela Di Lernia a proposito del suo traguardo raggiunto col club dopo la gara con la Sessana -. In un calcio dove tutto cambia velocemente e spesso si resta in una piazza solo per una stagione, arrivare a questo traguardo ha un significato ancora più forte. Non è solo un numero, è un pezzo di vita. Sono sacrifici, momenti difficili, scelte complicate, ma anche tante soddisfazioni: un campionato vinto e tanti giovani lanciati. È la dimostrazione che, quando c’è fiducia reciproca e si condivide una visione, si può costruire qualcosa che va oltre il risultato della domenica. Questo percorso non è solo mio: è della società, dello staff, dei ragazzi e di tutte le persone che ogni giorno danno anima e cuore per questi colori. A loro va il mio grazie più grande".
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