La stagione del Monastir si è chiusa nel segno del successo, un cammino impreziosito dalla vittoria nei playoff che ha consacrato il lavoro di un intero anno. Marcello Angheleddu, guida tecnica della formazione campidanese, è intervenuto ai microfoni di Buongiorno 131 per ripercorrere le tappe fondamentali di questa annata, soffermandosi in particolare sulla sfida decisiva contro il Trastevere.
«Il Trastevere è una società che non fa investimenti folli, ma programma e ha dato continuità ai suoi risultati in categoria. Vive nelle logiche dell’equilibrio, ha un settore giovanile importante. La finale è stata una partita di calcio vero, noi abbiamo dimostrato di essere a quel livello. Siamo arrivati con la consapevolezza di aver già fatto tanto e ci siamo goduti il palcoscenico: una condizione che ti permette anche di tentare determinate giocate» ha sottolineato l'allenatore, analizzando il valore dell'avversario e l'approccio mentale con cui la sua squadra ha affrontato l'ultimo atto del campionato.
Angheleddu ha poi analizzato le dinamiche del match, spiegando come la preparazione e l'atteggiamento dei suoi giocatori abbiano fatto la differenza in campo. «Non vorrei sembrare presuntuoso, sono arrivato alla partita emozionato. I ragazzi durante la settimana hanno dato segnali positivi, eravamo consapevoli di aver raggiunto una certa maturità. Le due partite contro il Trastevere in campionato sono state la chiave: dagli errori commessi ci siamo rialzati e siamo riusciti a migliorare. Avevo buone sensazioni, durante la partita capivo che li stavamo mandando dove volevamo noi».
Il tecnico ha poi allargato il raggio d'azione all'intera stagione, ricordando le difficoltà iniziali e il lavoro certosino necessario per costruire l'ossatura del gruppo. «La scorsa stagione finì il 15 giugno, e dal giorno dopo ci siamo messi a lavorare per quella di quest’anno. Siamo usciti un po’ con le ossa rotte e la paura iniziale era quella di capire se potevamo essere all’altezza della Serie D. Dovevamo convincere i giocatori a venire, si vociferava di problemi societari, ma la forza della famiglia Carboni ha inciso tantissimo e hanno tenuto fino a questa nuova gestione di Fuke».
Il vero fulcro di questo successo, secondo Angheleddu, è da ricercare nell'unità d'intenti nata all'interno dello spogliatoio. «Ma la sfida è stata proprio con i ragazzi: convincerli a venire, facendo nascere coesione e forza di gruppo. Qualcuno aspettava il nostro crollo, ma i ragazzi sono stati la chiave del percorso. Loro hanno trasmesso tanto a noi staff, molto più di quanto abbiamo fatto noi con loro. Sono rimasti sempre uniti, determinati, sono stati dei bei sognatori: speravano in questi traguardi e li hanno conquistati sul campo».
Infine, l'attenzione si è spostata sul domani e sulla pianificazione delle prossime mosse societarie. L'allenatore ha confermato di essere in costante dialogo con la dirigenza per definire il da farsi. «Abbiamo già parlato con la società, stiamo facendo le valutazioni per trovare soluzioni giuste per tutti. Dobbiamo riflettere bene e ragionare con equilibrio» ha concluso Angheleddu, mantenendo un approccio cauto e pragmatico in vista del futuro.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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