Siamo nel momento più caldo e spietato della stagione calcistica. I verdetti diretti sono ormai in archivio e il tabellone dei play-off di Serie C sta regalando le consuete, infinite emozioni da dentro o fuori. Eppure, mentre i tifosi vivono con il fiato sospeso il destino delle proprie piazze, c’è un dato macroscopico, quasi geopolitico, che sta confermando i contorni del nostro calcio professionistico. E parla un dialetto ben preciso.
Un dato che ruota anche attorno al destino dell'Union Brescia. Se i bresciani, attualmente invischiati nella durissima lotteria dei play-off, non dovessero riuscire a strappare il pass per la Serie B, il prossimo campionato di terza serie si troverebbe di fronte a un monolite statistico: le squadre lombarde ai nastri di partenza sarebbero ben tredici.
La calcolatrice, in questo caso, non ammette approssimazioni. In una Serie C composta da 60 squadre divise in tre gironi, tredici formazioni della medesima regione non rappresentano semplicemente "un quinto" del torneo, ma si attestano a quota 21,66%. Praticamente, se inserite tutte nel tradizionale Girone A, le lombarde occuperebbero da sole più dei due terzi del raggruppamento.
Il confronto con il resto d'Italia è impietoso e racconta la reale spaccatura economica del Paese. La seconda regione più rappresentata in Lega Pro è la Campania, staccatissima. Le formazioni campane certe della categoria sono al momento sei, un numero che potrebbe salire a sette solo nel caso in cui la Salernitana – anch'essa protagonista di questi roventi play-off – dovesse fallire l'assalto alla serie cadetta. Tredici contro sette: il baricentro del pallone pende drasticamente a nord.
L'errore più grave, tuttavia, sarebbe considerare questa "Lega Lombarda" in Serie C come il frutto di un'anomalia stagionale. La verità emerge analizzando il reale serbatoio del nostro calcio: il Campionato Nazionale Dilettanti.
Guardiamo ai numeri della stagione 2025-2026 che va a concludersi: su 162 squadre partecipanti alla Serie D a livello nazionale, le lombarde ai nastri di partenza sono state la bellezza di 26. Stiamo parlando esattamente del 16,05% dell'intero panorama dilettantistico apicale italiano, una massa d'urto distribuita storicamente non solo nel tradizionale Girone B (feudo quasi esclusivo), ma capace di "invadere" massicciamente anche i gironi A e D.
Cosa ci aspetta per la prossima stagione? Il turnover tra retrocessioni dalla C, retrocessioni in Eccellenza e nuove promozioni disegna un quadro di dominio assoluto destinato a durare. Se si calcolano le squadre lombarde già promosse direttamente vincendo i rispettivi gironi di Eccellenza e si fa la tara con le retrocesse dalla Serie D, la previsione per la stagione 2026-2027 si attesta stabilmente tra le 25 e le 27 formazioni.
Un numero che potrebbe rafforzarsi in queste ore grazie agli spareggi nazionali di Eccellenza in corso, che vedono attualmente in lizza per il salto di categoria tre agguerrite compagini lombarde: la Solbiatese (impegnata nel tabellone del Girone A contro il Fossano), l'Academy Calvairate e la Soncinese.
Come si spiega questa densità impressionante? Con un tessuto connettivo ineguagliabile: una diffusione capillare di campi e infrastrutture unita a un'imprenditoria locale e diffusa. In Lombardia, la piccola o media impresa di provincia continua a investire nel pallone cittadino. Questo garantisce alle società le fondamenta economiche necessarie per superare i vertiginosi imbuti finanziari (fideiussioni, ammodernamento stadi) che l'iscrizione a campionati come la D o la C richiede.
Che la palla rotoli sui campi professionistici della terza serie o su quelli infuocati della D, la geografia del pallone italiano ha già emesso il suo verdetto economico: al netto di romantiche favole del Sud o fiammate isolate nel Centro Italia, il sistema-calcio della provincia si regge all'ombra delle prealpi e della Madonnina. E le percentuali, implacabili, non mentono.
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