La vittoria contro il Paternò non ha cambiato la sostanza. Prima del fischio d'inizio, la Reggina aveva bisogno di un miracolo per rientrare in corsa per il titolo; dopo i novanta minuti, quel miracolo deve essere ancora più grande. Dagli altri campi non è arrivata alcuna notizia favorevole, e l'unica cosa che ancora tiene accesa la fiamma è la matematica: tre punti di distanza dalle capoliste, due giornate ancora da disputare. Lo spazio per l'ottimismo esiste, ma si sta restringendo in modo inesorabile.
Il quadro della prossima giornata offre qualche spiraglio teorico. La Nissa sarà di scena sul campo del Sambiase, formazione che corre ancora per un posto nei playoff e che dunque non mancherà di motivazione. Il Savoia, invece, sarà ospite dell'Athletic Palermo, quarta forza del campionato. Incroci che sulla carta potrebbero regalare sorprese, ma la storia di questa stagione insegna agli amaranto a non contare su fattori esterni e a pensare prima di tutto a sé stessi.
Perché le incompiute della Reggina in questo campionato sono state troppe. E la trasferta sul campo del Milazzo non si preannuncia affatto agevole per una squadra che ha già faticato in modo evidente contro l'ultima della classifica. La vittoria ottenuta domenica al "Granillo" è sembrata quasi la sintesi emblematica di un'intera stagione: tre punti conquistati con enorme difficoltà contro la formazione più debole del torneo, un risultato che rischia di valere ben poco, un po' come quella rimonta che si è fermata nel momento peggiore.
In questa fase del campionato contano esclusivamente i risultati. Qualsiasi analisi tecnica o tattica lascia il tempo che trova: non ci sono più i margini per correggere le lacune strutturali di un gruppo che non ha mai trovato la chiave per esprimere pienamente il proprio potenziale offensivo. Quasi un'ora di gioco per sbloccare il risultato contro il fanalino di coda è stata l'ennesima, oggettiva dimostrazione di una difficoltà che non è stata risolta nel corso della stagione. Fintanto che la possibilità di farcela resterà viva, anche se minima, ogni approfondimento sulle responsabilità di un'annata deludente è destinato ad essere rimandato a quando le bocce saranno ferme.
In mezzo alle poche buone notizie della giornata, i fischi piovuti sugli amaranto allo stadio "Granillo" ne costituiscono paradossalmente una. Non tanto per il gesto in sé, quanto per ciò che rappresenta: quasi quattromila presenti sugli spalti per una partita tutt'altro che attrattiva, e una piazza che non intende rassegnarsi alla dimensione in cui la squadra si è trovata nelle ultime tre stagioni. Il pubblico reggino non ha digerito le troppe delusioni accumulate, e la scelta di continuare a sostenere la maglia finché esiste anche solo un barlume di speranza è stata letta come un segnale di maturità della tifoseria.
È chiaro, però, che nel momento in cui anche quella fiammella dovesse spegnersi, il dibattito si sposterebbe inevitabilmente sulla necessità di un rinnovamento profondo, dopo tre anni in cui l'unico obiettivo richiesto non è stato centrato. Spetterà alla proprietà stabilire se e come rispondere a questa richiesta collettiva e tangibile: attraverso una rivoluzione interna oppure cedendo il club.
Sul fronte dell'imprenditoria locale qualcosa si muove concretamente, e nei prossimi giorni potrebbero emergere sviluppi significativi. Ma prima di guardare al futuro, la Reggina ha un presente da onorare: restare in corsa fino all'ultima giornata, con la consapevolezza che servirà qualcosa di straordinario.
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