Una pagina importante della storia recente del Chisola si chiude con l'addio del capitano Fabio Benedetto, atleta che ha incarnato nel corso degli ultimi tre anni i valori più autentici della società. La notizia, anticipata precedentemente, rappresenta una conclusione naturale di un percorso che ha visto il calciatore trasformarsi da semplice giocatore a punto di riferimento carismatico all'interno dello spogliatoio.
Nel corso del triennio appena concluso, Benedetto ha consolidato una posizione di rilievo non soltanto per le sue prestazioni atletiche, ma anche per il ruolo morale e di guida che ha assunto nei confronti dei compagni. La sua influenza si è manifestata sia durante le competizioni che nella quotidianità della struttura, tracciando un profilo di professionista esemplare.
Con una lettera destinata alla comunità calcistica chisarina, il capitano uscente ha voluto offrire una testimonianza del suo percorso. Le sue parole risuonano di sincerità e gratitudine, ripercorrendo non soltanto i successi sportivi, bensì soprattutto le relazioni umane che hanno contrassegnato questa esperienza.
"Il momento dei saluti non è mai facile, soprattutto dopo tre anni trascorsi insieme a persone meravigliose che posso definire una vera e propria seconda famiglia. Al di là delle soddisfazioni calcistiche, infatti, sono proprio le persone ad avermi lasciato il segno: persone che mi hanno fatto sentire parte di qualcosa di importante, in un ambiente nel quale ho potuto esprimermi al meglio", esordisce Benedetto nel suo messaggio di congedo.
Il capitano non ha tralasciato di riconoscere il fondamentale contributo della dirigenza nel sostenerlo in un momento delicato della sua carriera professionale. "Ringrazio il Chisola Calcio e, in particolare, il presidente Luca Atzori, insieme al suo braccio destro Tony e a Pino Perfetti, che hanno creduto in me quando arrivavo da un'operazione alla schiena", afferma, sottolineando come la fiducia ricevuta sia stata determinante per il suo recupero e il successivo inserimento nelle dinamiche della squadra.
Anche l'allenatore Nicola Ascoli ha ottenuto un riconoscimento esplicito da parte del giocatore in uscita. "Ringrazio mister Nicola Ascoli, che ha sempre avuto fiducia in me e con il quale mi sono trovato molto bene. Un grazie va anche a tutto il suo staff tecnico: persone splendide e preparate, con cui si è sempre lavorato nel migliore dei modi", prosegue Benedetto, evidenziando come il rapporto umano sia andato oltre la semplice relazione lavorativa.
Un aspetto particolarmente significativo della dichiarazione riguarda il ruolo essenziale svolto da coloro che operano dietro le quinte della struttura calcistica. "Ringrazio tutte le persone che hanno lavorato a stretto contatto con noi della Prima Squadra: dalla segreteria ai mitici magazzinieri, passando per i dirigenti e per tutti gli amici del Chisola, che sono davvero tanti. Spesso sono persone che lavorano dietro le quinte, ma risultano indispensabili per mandare avanti una società come questa", rileva il capitano, dando voce a quei contributi spesso non evidenziati dal pubblico.
L'elemento forse più toccante della lettera emerge quando Benedetto rivolge l'attenzione ai suoi compagni di squadra. "Infine, ci tengo particolarmente a ringraziare tutti i miei compagni di spogliatoio, dal più giovane al più esperto. Ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa: da quelli che già conoscevo a quelli che ho avuto la fortuna di incontrare lungo questo percorso. Sono felice di aver condiviso con loro momenti importanti e spero di ritrovarli sui campi non da avversari, ma da AMICI, come dico sempre", conclude questa sezione con una dichiarazione che evidenzia come il legame instauratosi vada oltre la competizione sportiva.
La conclusione del messaggio racchiude, in forma sintetica ma pregnante, il valore complessivo dell'esperienza vissuta: "Chisola rimarrà per sempre una tappa fondamentale del mio percorso, sportivo e umano. Grazie di tutto".
Con queste parole, Fabio Benedetto traccia una linea concludente su un capitolo della sua carriera che, seppur concluso sul piano competitivo, rimane indelebile nel panorama relazionale e professionale del club torinese. La sua partenza rappresenta una perdita significativa per l'organizzazione, soprattutto considerando il ruolo di leader che ha ricoperto, ma al contempo testimonia come il calcio, nelle sue espressioni più autentiche, sia innanzitutto luogo di crescita umana e di creazione di legami duraturi.
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