Il Tribunale di Trapani ha chiuso il procedimento di sfratto che il Libero Consorzio Comunale di Trapani aveva avviato contro la F.C. Trapani 1905 per lo Stadio Provinciale, condannando l'ente al pagamento delle spese di causa. La decisione è del 30 ottobre 2026 e ne dà notizia la società con un comunicato ufficiale diffuso il giorno successivo.

Secondo la ricostruzione del club, il giudice ha stabilito che l'impianto non è stato affidato in locazione ma in concessione, «indipendentemente dalla terminologia utilizzata». La conclusione poggia, spiega la società, su documenti prodotti dallo stesso Consorzio: la determina n. 662 del 2024, il verbale di consegna del 27 febbraio 2025 e una lettera del 1° giugno 2026 in cui l'ente definisce il Trapani «concessionaria».

Il club ne ricava un principio: uno stadio pubblico non si recupera con uno sfratto, come farebbe un proprietario con un inquilino. A sostegno, richiama una pronuncia del Consiglio di Stato (Sezione V, n. 3380/2016), secondo cui gli impianti sportivi pubblici fanno parte del patrimonio indisponibile e ogni controversia sulla concessione, decadenza compresa, spetta al giudice amministrativo. Per la società, il Consorzio ha imboccato la strada sbagliata e ora ne sopporta le conseguenze.

La mattina del 31 ottobre la società ha inviato una PEC al Libero Consorzio e, per conoscenza, a Questura di Trapani, Prefettura, Comune di Erice e Lega Nazionale Dilettanti. Il documento fissa cinque punti.

Il primo riguarda la durata. Secondo il Trapani la concessione è in corso fino al 26 febbraio 2027, perché il verbale di consegna prevede un anno «rinnovabile per un ulteriore anno». Alla scadenza della prima annualità, sostiene il club, il Consorzio non ha adottato alcun atto di diniego, revoca o decadenza. A giugno ha anzi scritto di «tollerare la permanenza della società concessionaria nell'impianto».

Il secondo punto è il canone. La società indica come riferimento quello della gara bandita dal Consorzio stesso, che per la Serie D è di 5.500 euro l'anno. Respinge perciò la richiesta di 256.500 euro avanzata finora, cifra che a suo dire somma al canone il valore stimato della concessione, cioè 240.000 euro di incassi presunti. Il club si impegna a versare per intero quanto dovuto per la seconda annualità, 11.269,13 euro IVA inclusa, entro il 20 novembre.

Il terzo punto è la messa in mora del Consorzio per il pagamento delle spese di causa liquidate dal Tribunale, da saldare entro quindici giorni.

Il quarto riguarda il campo. La prossima gara di campionato, Trapani-Atletico Palermo, si giocherà al Provinciale a porte aperte, con un biglietto unico da 5 euro valido per tutti i settori. Alla Questura è stata chiesta la convocazione del tavolo per la sicurezza. Data, orario e modalità di vendita saranno comunicati dopo il via libera delle autorità.

Il quinto è un avvertimento: qualunque atto del Consorzio volto a impedire la partita sarà impugnato davanti al TAR, con richiesta urgente di sospensione e domanda di risarcimento.

Il comunicato si sofferma poi sui costi della vicenda. Il Trapani sostiene di aver finanziato all'interno dello stadio lavori per oltre 2 milioni di euro, documentati fattura per fattura e già all'esame del Tribunale. Il Consorzio, afferma la società, era informato: l'8 settembre 2023 un suo rappresentante partecipò al sopralluogo della Commissione provinciale di vigilanza e firmò il relativo verbale.

Sul piano giuridico il club cita tre riferimenti. Il primo è una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione (n. 10798/2015), secondo la quale la pubblica amministrazione che si arricchisce con le opere di un privato deve restituirne il valore, anche senza un riconoscimento formale. Il secondo è un'altra pronuncia delle Sezioni Unite (n. 8236/2020), per cui l'amministrazione che tradisce l'affidamento di chi ha investito sulla parola data risponde dei danni. Il terzo è l'articolo 21-quinquies della legge n. 241/1990, che impone un indennizzo al concessionario quando la concessione viene revocata.

A queste voci la società aggiunge i danni per le partite impedite e per due stagioni sottratte alla città, che stima in circa un milione di euro. Si tratta, scrive, di un'esposizione che può gravare pesantemente sul bilancio del Consorzio e quindi sulle tasche dei cittadini della provincia. Da qui la domanda: chi si assume questa responsabilità? Chi ha firmato gli atti, chi ha deciso di fare causa per poi perderla, chi ha preteso un canone 47 volte superiore a quello di gara dovrà, secondo il club, rispondere delle proprie scelte davanti alla città e alle istituzioni che vigilano sul denaro pubblico.

Su queste basi la società annuncia due iniziative. La prima è un esposto alla Procura regionale della Corte dei conti per la Sicilia, a Palermo, perché verifichi se le spese di giudizio già poste a carico del Consorzio, e quelle che potrebbero derivare da altre iniziative ritenute infondate, costituiscano un danno erariale e chi ne debba rispondere. La seconda è la segnalazione dell'intera vicenda all'Assessorato regionale delle Autonomie locali e della Funzione pubblica, che vigila sugli enti locali siciliani, in ragione della gravità dei comportamenti subiti negli ultimi tre anni.

Il comunicato collega la vicenda dello stadio a quella del PalaShark, che il 3 novembre sarà esaminata dal TAR Sicilia. Per il Trapani è la stessa storia: un impianto rimesso a nuovo con le risorse della società e poi sottratto alla squadra che lo aveva fatto rinascere. La responsabilità politica, afferma il club, ricade per intero su chi governa Palazzo D'Alì e su chi presiede il Libero Consorzio, che per tre anni avrebbero deciso senza rendere conto a nessuno. Con la sentenza di ieri, nota la società, il conto è stato presentato per la prima volta da un giudice.

La porta del dialogo resta però aperta. Il Trapani si dice disponibile a un accordo per una concessione di lunga durata che riconosca gli investimenti già eseguiti e chiuda tutti i contenziosi, precisando che quella mano tesa non resterà tale all'infinito.

L'ultima parte è rivolta ai tifosi. La società sostiene che in questi mesi qualcuno abbia lavorato per dividere club e sostenitori, e che un Trapani diviso abbia fatto comodo solo a chi voleva lo stadio vuoto e la città in silenzio. Per questo invita a chiudere quella pagina e a tornare a sostenere insieme la maglia. Il club rivendica che nessun sindaco e nessun presidente del Consorzio debba più poter togliere a Trapani i suoi colori, e indica come strumento uno stadio pieno, unito e granata.

A quanti partecipano oggi alla manifestazione, la società chiede di farlo con civiltà, senza offrire pretesti a nessuno. Il comunicato si chiude con un appuntamento: «Ci vediamo al Provinciale. Forza Trapani».

Sezione: Serie D / Data: Sab 31 ottobre 2026 alle 14:15
Autore: Elena Carzaniga
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