«Difficile pensare che i campionati dilettantistici possano concludersi, soprattutto in Lombardia per quanto ha vissuto e sta vivendo. Al momento non ci sono le condizioni sanitarie e non si può nemmeno pensare di far fermare una regione sola. Se lo stop arriverà in Lombardia, di conseguenza credo che le altre si adegueranno».
Non lascia molti spiragli aperti Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, a una possibilità di ripresa della stagione dilettantistica. Almeno a oggi, con le attuali condizioni sanitarie. Lo ha raccontato ieri sera in un incontro organizzato sulla propria pagina Facebook dall’Accademia Dodo, che è nell’orbita della Vighenzi, dal titolo «Ritorno al futuro».
Stimolato dalle domande di Giulio Conforti e da quelle degli utenti collegati, Tommasi ha evitato di parlare del mondo professionistico e dell’eventuale ripartenza («Non so ancora cosa potrà decidere il governo a proposito»), concentrandosi più sul mondo dei dilettanti e su quello del calcio giovanile in particolare. «L’attività di base è ferma e così resterà, immagino che a giorni arriverà lo stop dei campionati anche su base regionale e provinciale.Immaginosia inevitabile. Semmai è necessario capire come farla ripartire, perché dipenderà pure da quanto faranno durare il distanziamento sociale, per quanti mesi diventerà obbligatorio. Fermarla del tutto sarebbe un problema anche per le famiglie».
Ipotesi. Eppure qualcuno, tra questi Simone Perrotta, responsabile del dipartimento Junior dell’Aic, ha anche ipotizzato una sorta di anno sabbatico per tutto il settore giovanile, nel caso in cui non migliorassero le condizioni sanitarie attuali. «Ovviamente speriamo tutti che non sia così e disegnare scenari certi ora è impossibile. Certo che se l’anno scolastico dovesse ripartire nuovamente coi ragazzi a casa, per mancanza di quel distanziamento sociale di sicurezza a cui accennavo prima, sarebbe improponibile farli scendere in campo». Altro tema delicato è quello delle società dilettantistiche, in cui comprendere la serie D, ma puntando l’attenzione soprattutto dall’Eccellenza in giù, che rischiano di pagare un prezzo altissimo a livello sportivo per la pandemia da Coronavirus.
«Sappiamo che molte potrebbero rischiare di chiudere - dice Tommasi - ed è per questo che, insieme anche alla Lega Pro, stiamo cercando di capire come intervenire economicamente con un aiuto. Che spetterà poi pure al governo. Un fondo salva calcio insomma che guardi alle categorie minori. Mettiamo pure che questo campionato non si concluda, il vero problema è sostenere le società per la prossima stagione, perché potrà esserci l’imprenditore di turno impossibilitato vista la crisi a investire sul calcio, dovendo salvare la sua azienda. Noi dovremo farci trovare pronti a fornire un aiuto». Il quesito. Macome mai non è ancora arrivato uno stop al pallone non professinistico? «Perché si vuole capire cosa faranno proprio loro, quelli di serie A,B e C, pur sapendo che certi parametr idi controllo non sono possibili per le categorie inferiori. In più immagino si voglia avere le idee chiare su promozioni e retrocessioni, per evitare di passare un’estate in attesa di ricorsi e sentenze dei tribunali».
Autore: Nicolas Lopez
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