L'amaro boccone digerito contro l'Igea Virtus ha fatto esplodere la rabbia del patron del Trapani, Valerio Antonini, che attraverso i propri canali social ha espresso tutta la propria frustrazione per il momento negativo attraversato dalla compagine siciliana. Il massimo dirigente granata ha voluto manifestare chiaramente il proprio rammarico di fronte all'andamento della sfida e al comportamento tenuto dai tesserati.

L'analisi del massimo esponente del club siciliano parte dagli episodi chiave del match: «È difficile trovare le parole dopo l’ennesima partita che lascia rabbia, delusione e incredulità. Andare in vantaggio, peraltro meritatamente, e poi compromettere tutto con un’espulsione vergognosa, arrivata dopo un’ammonizione per essersi tolti la maglia in uno stadio vuoto ed aver fatto una entrata criminale, è qualcosa che non riesco ad accettare. Non quando arrivi da tre sconfitte consecutive, non quando hai già sulle spalle una penalizzazione di cinque punti, non quando ogni episodio può decidere una stagione».

Proseguendo nella propria riflessione, il numero uno della società granata ha messo a nudo le lacune caratteriali e la mancanza di attenzione mostrate dalla formazione siciliana durante le varie fasi della partita, puntando il dito contro la leggerezza con cui vengono gestite determinate situazioni di gioco.

Le parole di Antonini evidenziano il disappunto per l'atteggiamento dei calciatori: «Che cosa passa nella testa di un calciatore in un momento del genere? Che senso ha vanificare il lavoro, il sacrificio dei compagni, dello staff, della società e di chi continua a investire risorse proprie per tenere in piedi tutto questo? Ovviamente poi, come troppo spesso accade nelle stagioni in cui sembra girare tutto al contrario, arriva il pareggio: un cross, tutti fermi, gol. E poco dopo il 2-1 in contropiede, con una squadra rimasta in dieci contro undici. Non è sfortuna. Non può essere solo sfortuna. È mancanza di attenzione, di responsabilità, di carattere e, soprattutto, di rispetto».

Il patron del sodalizio trapanese non ha risparmiato stoccate dirette alla guida tecnica e alla rosa, richiamando tutti ai propri doveri verso i colori sociali e ventilando anche scenari drastici nel caso in cui non si verifichi un'immediata inversione di marcia.

L'avvertimento del presidente verso spogliatoio e panchina è stato categorico: «A giocatori e staff tecnico dico una cosa molto semplice: siete stati messi nelle condizioni di lavorare, siete stati strapagati e sostenuti dalla società anche quando attorno a noi c’era e continua a esserci il caos. In campo, però, non si vede il rispetto che meriterebbero questa maglia, questa società, chi lavora ogni giorno e chi continua a metterci faccia, energie e denaro. Lo staff tecnico ha il dovere immediatamente di dare identità, ordine, intensità, disciplina e spirito. Se non ritengono di poter fare meglio di così dovrebbero avere l’onore di farsi da parte e dimettersi in blocco. Invece i giocatori hanno il dovere di onorare la maglia fino all’ultimo minuto. Oggi, francamente, non ho visto abbastanza né dell’uno né dell’altro. Nelle tre partite precedenti, peggio ancora».

Oltre agli aspetti di natura tecnica, la proprietà della società granata si è soffermata sull'amarezza per le condizioni ambientali e sulle problematiche strutturali che stanno condizionando pesantemente la gestione e le prospettive del progetto sportivo.

Il massimo dirigente del Trapani ha tracciato un quadro critico della situazione esterna: «Io a Trapani ho investito troppo per quello che si meritava l’ambiente, forse più di quanto molti immaginino. Abbiamo ottenuto grandi vittorie, costruito risultati, acceso entusiasmo e dimostrato che qui lo sport serio si poteva anche tentare di fare. Oggi, invece, ci ritroviamo senza uno stadio vero, senza il sostegno che una squadra dovrebbe avere dalla propria città, senza sponsor e in un clima nel quale invece di essere aiutati veniamo insultati, ostacolati e perfino aggrediti, con una serie di traditori sparsi tra l’informazione mediocre che attanaglia l’ambiente e inventa quotidianamente nuovi profili fake sui socials. E poi per paradosso sono capaci anche di criticare quello che non vedono, non sentono loro e non vogliono che esista».

La questione legata all'impianto di gioco rappresenta uno dei punti di maggiore sofferenza per il presidente della compagine siciliana, pronto a portare avanti le proprie battaglie in tutte le sedi competenti pur di far valere le proprie ragioni.

L'imprenditore a capo del club si è espresso con durezza sul tema stadio: «La vicenda del Provinciale resta una vergogna istituzionale nazionale senza precedenti che ha privato Trapani della propria squadra e ha reso un progetto sportivo sempre più difficile, se non impossibile, da sostenere. Non si può pretendere che una società investa, programmi, paghi, costruisca e vinca, mentre le vengono sottratte le condizioni minime per esistere. Scandaloso. Ci sono cause e sentenze in corso che tutti sanno e che porterò in tutte le sedi sino al risultato che voglio ottenere, e già nei prossimi giorni emergeranno fatti importanti, clamorosi che non posso rivelare adesso soprattutto sul piano giudiziario».

Nel bilancio finale dell'intervento social, il proprietario del sodalizio siciliano ha espresso fortissimi dubbi sulla reale opportunità di proseguire il proprio impegno economico, mettendo la squadra di fronte alle proprie responsabilità.

Il pensiero conclusivo del patron del Trapani suona come un aut aut definitivo: «Ma una riflessione è ormai inevitabile: chi me lo fa fare di continuare a investire in un contesto che non protegge il calcio, non rispetta chi investe e non permette alla squadra di avere una casa, tifosi e futuro? Il Trapani Calcio meriterebbe ben altro. Meriterebbe una squadra sostenuta dalla città, istituzioni che lavorino per il bene comune, uno stadio aperto e funzionale, sponsor, tifosi e una comunità che remi nella stessa direzione. Io so come si costruisce calcio serio. L’ho fatto anche tre anni fa, in Serie D, con il record di punti nella storia della categoria. Erano altri tempi, ma soprattutto c’era un’altra mentalità: tutti remavano dalla stessa parte. Alla squadra dico solamente una cosa semplice, al di là di quanto ho gridato oggi dopo la partita, basta alibi. Basta superficialità. Basta mancanza di rispetto. O si ritrova immediatamente dignità, responsabilità e unità, oppure sarà inevitabile chiedersi se abbia ancora senso continuare a investire dove ad oggi non esistono le condizioni minime per costruire, lavorare e vincere, ed invece andare ad investire dove potrei avere molto ma molto di più e soprattutto quello che merita un imprenditore che investe».

Sezione: Serie D / Data: Lun 21 settembre 2026 alle 13:15
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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