Il percorso verso la promozione in Serie C non è mai lineare, nemmeno quando si guida la classifica. Lo sa bene il Treviso, attualmente primo nel Girone C di Serie D, che sta vivendo una stagione di vertice pur tra inevitabili difficoltà. A raccontare questa esperienza è stato Pierfrancesco Strano, direttore sportivo della società veneta, intervenuto durante il Palermo Football Meeting, evento organizzato da Conference403 presso La Braciera in Villa, in collaborazione con l'Ordine degli Avvocati di Palermo e l'Università Lumsa.
La gestione di una squadra che punta al salto di categoria presenta insidie che vanno oltre i numeri della classifica. Strano ha parlato con franchezza delle complessità di questo cammino, citando anche episodi recenti che hanno testimoniato quanto nulla possa essere dato per scontato in un torneo così equilibrato e competitivo.
Il dirigente sportivo non ha nascosto le insidie che la stagione sta riservando alla sua squadra. Un esempio lampante è arrivato proprio nell'ultimo incontro casalingo, che ha visto il Treviso subire una pesante sconfitta.
"Non è un'esperienza semplice. E lo dimostra il casalingo 4-0 con il quale siamo stati sconfitti dalla Luparense nell'ultimo di campionato. Non è un torneo e una stagione semplice, mancano gli ultimi punti da fare. Fino a che non raggiungeremo il nostro obiettivo non ci fermeremo. Sapendo che gli ultimi passi sono anche i più difficili da compiere", ha dichiarato Strano.
Parole che testimoniano come, nonostante la posizione di comando in classifica, la tensione rimanga alta e ogni partita rappresenti un banco di prova significativo. La consapevolezza che la fase finale di un campionato possa riservare le maggiori difficoltà è un elemento centrale nella gestione quotidiana del gruppo.
Il segreto del rendimento del Treviso, secondo il direttore sportivo, risiede in un equilibrio accuratamente costruito tra gioventù ed esperienza. La rosa presenta infatti caratteristiche peculiari che hanno permesso di creare una squadra competitiva e dinamica.
"Abbiamo un gruppo con tanti giovani del 2005, 2006 e 2007, ma con anche elementi esperiti come Gucher e altri. Si è creato soprattutto un collettivo forte fuori dal campo. Complice anche una guida tecnica eccellente. Sono tutti pezzi del puzzle che sono andati al loro posto", ha spiegato Strano.
L'inserimento di calciatori giovanissimi, nati tra il 2005 e il 2007, rappresenta una scelta coraggiosa che evidentemente sta pagando. Questi ragazzi, ancora nelle categorie dilettantistiche per età, stanno dimostrando di poter competere ad alti livelli se affiancati da giocatori di maggiore esperienza. L'equilibrio generazionale non è casuale, ma frutto di una strategia precisa che punta a coniugare freschezza atletica, entusiasmo e maturità tattica.
Altrettanto significativo è l'accento posto sulla coesione extracampo. La solidità di un gruppo non si misura soltanto attraverso i risultati sul terreno di gioco, ma anche e soprattutto dalla qualità delle relazioni umane che si sviluppano negli spogliatoi, durante gli allenamenti e nei momenti di condivisione lontano dal rettangolo verde. Questa dimensione, spesso sottovalutata, può fare la differenza nei momenti cruciali di una stagione, quando la pressione si fa più intensa e serve compattezza mentale oltre che tecnica.
Nel racconto di Strano emerge chiaramente anche il ruolo centrale dell'allenatore, definito una "guida tecnica eccellente". Senza scendere in dettagli specifici, il direttore sportivo ha sottolineato come ogni componente dell'organizzazione debba funzionare in sinergia, paragonando la costruzione della squadra a un puzzle in cui ogni tassello deve trovare la propria collocazione ideale.
Uno dei passaggi più significativi dell'intervento di Strano ha riguardato l'eredità professionale ricevuta da Giorgio Perinetti, figura di spicco nel panorama dirigenziale del calcio italiano, con decenni di esperienza in diverse piazze importanti.
"Cosa ho imparato da Perinetti? Prima di tutto che le persone vengono prima dei calciatori. Sono elementi fondamentali per i rapporti umani", ha affermato il direttore sportivo del Treviso.
Una filosofia gestionale che ribalta la prospettiva meramente tecnicista e commerciale spesso prevalente nel calcio moderno. Considerare gli atleti innanzitutto come individui, con le loro sensibilità, storie personali e necessità, rappresenta un approccio che può incidere profondamente sul clima di un gruppo e, di conseguenza, sul rendimento collettivo. I rapporti umani diventano così il substrato su cui costruire risultati sportivi duraturi.
Il Palermo Football Meeting si conferma un'occasione importante di confronto e dibattito su temi legati al calcio professionistico e dilettantistico. L'evento, realizzato grazie alla collaborazione tra Conference403, l'Ordine degli Avvocati di Palermo e l'Università Lumsa, offre una piattaforma di discussione che va oltre la cronaca sportiva, toccando aspetti gestionali, formativi e organizzativi del movimento calcistico.
La scelta di ospitare dirigenti di diverse realtà italiane permette di confrontare esperienze e strategie, creando un dialogo utile per tutto il settore. L'intervento di Strano rappresenta uno spaccato concreto delle dinamiche che caratterizzano il calcio dilettantistico di vertice, una realtà spesso poco raccontata ma ricca di professionalità e passione.
Con il campionato che entra nella fase decisiva, il Treviso si trova a gestire la pressione di chi deve difendere la prima posizione e completare un percorso che, come ricordato dal direttore sportivo, richiede ancora "gli ultimi punti da fare". La sconfitta contro la Luparense ha ricordato che nessun risultato può essere dato per acquisito e che ogni partita nasconde insidie.
La determinazione espressa da Strano è chiara: l'obiettivo resta ben definito e la squadra non intende fermarsi fino al suo raggiungimento. La consapevolezza delle difficoltà, unita alla solidità del gruppo e alla qualità della gestione tecnica e dirigenziale, costituisce il bagaglio con cui il Treviso affronta questa fase conclusiva della stagione.
Il calcio di Serie D, pur lontano dai riflettori delle categorie professionistiche superiori, rappresenta un laboratorio prezioso dove progetti ambiziosi, giovani talenti ed esperienza si mescolano quotidianamente. La storia del Treviso di questa stagione ne è un esempio eloquente: una squadra costruita con criterio, gestita con lucidità e animata da una visione che mette al centro le persone, prima ancora dei calciatori.
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