Il presidente federale Gabriele Gravina sarebbe ormai orientato a rassegnare le dimissioni dalla guida della FIGC. Una decisione che rappresenterebbe un'inversione di rotta rispetto alla linea inizialmente adottata dopo la debacle della Nazionale in Bosnia, quando il massimo dirigente federale aveva scelto di demandare la questione al Consiglio federale. Nel pomeriggio di oggi, al termine della riunione d'urgenza convocata per le 14.30, il presidente dovrebbe formalizzare il proprio passo indietro.
La decisione innescherebbe una serie di conseguenze automatiche previste dallo Statuto federale, che all'articolo 24 comma 9 disciplina con precisione gli effetti delle dimissioni del vertice della FIGC. La norma statutaria non richiede particolari formalità procedurali, limitandosi a stabilire gli effetti giuridici dell'atto: "In caso di decadenza o impedimento non temporaneo del Presidente federale, decade immediatamente l'intero Consiglio federale. In caso di dimissioni del Presidente federale, decadono immediatamente il Presidente e l'intero Consiglio federale. L'espletamento dell'ordinaria amministrazione, e l'adozione di atti conservativi o indifferibili, è garantita in prorogatio dal Presidente federale e dal Consiglio federale".
Il quadro normativo federale attribuisce alle dimissioni presidenziali carattere definitivo e irreversibile. L'articolo 28 comma 2 dello Statuto FIGC stabilisce infatti un principio inequivocabile: "Le dimissioni che originano la decadenza degli organi sono da considerarsi irrevocabili". Una volta formalizzato il passo indietro, quindi, non esisterebbe possibilità alcuna di tornare sui propri passi, né per il presidente dimissionario né per il Consiglio federale destinato a decadere automaticamente.
L'eventuale uscita di scena di Gravina aprirebbe la strada a un nuovo percorso elettorale per il rinnovo delle cariche federali. Le procedure per l'individuazione del successore sono dettagliatamente previste dallo Statuto: "I candidati all'elezione di Presidente federale devono presentare la candidatura ai sensi dell'art 21, comma 4. Le candidature a Presidente federale devono essere accompagnate da un documento programmatico sulle attività della FIGC per il quadriennio olimpico e dall'accredito della candidatura, senza vincolo di mandato, da parte di almeno la metà più uno dei delegati assembleari di almeno una Lega o una Componente tecnica".
Il meccanismo statutario prevede che chi aspirerà alla presidenza della Federazione dovrà presentarsi all'Assemblea elettiva con un programma articolato per il prossimo quadriennio olimpico e con l'endorsement formale di una base minima di consenso all'interno del sistema calcistico italiano. Sarà necessario infatti ottenere l'appoggio della maggioranza assoluta dei delegati di almeno una Lega professionistica o dilettantistica, oppure di una Componente tecnica, senza che tale sostegno comporti vincoli futuri rispetto all'azione del neo-eletto.
Il cronoprogramma per il rinnovo delle cariche federali è anch'esso fissato dalle norme interne della FIGC: le nuove elezioni dovranno svolgersi entro un termine massimo di novanta giorni dalla decadenza degli organi. Un lasso di tempo relativamente contenuto durante il quale la Federazione sarà guidata in regime di prorogatio, con poteri limitati alla gestione ordinaria e all'adozione di provvedimenti indifferibili o a carattere conservativo.
La crisi federale giunge in un momento particolarmente delicato per il calcio italiano, chiamato a confrontarsi con risultati sportivi deludenti e con la necessità di ridefinire strategie e prospettive per il futuro. L'eventualità delle dimissioni del presidente, inizialmente esclusa con il rinvio della decisione al Consiglio federale, sembra ora materializzarsi come opzione concreta, aprendo uno scenario di rinnovamento ai vertici della governance calcistica nazionale.
Nelle prossime ore si avrà la conferma ufficiale delle intenzioni di Gravina, con l'esito della riunione d'urgenza che potrebbe segnare un punto di svolta nella storia recente della Federazione Italiana Giuoco Calcio e dare avvio a una fase transitoria destinata a concludersi con nuove elezioni entro tre mesi.
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