C’è un momento preciso, il martedì sera, in cui i riflettori del Teatro Ariston si accendono e il brusio della sala si spegne. È il momento in cui i sogni diventano, per qualche minuto, l’unica realtà possibile. Ma per capire davvero chi è Eddie Brock, l’outsider che quest’anno leggerà il suo nome tra i Big del Festival di Sanremo, non bisogna guardare la scalinata lucida della riviera ligure. Bisogna andare a Roma Nord, su un campo di periferia, dove l’odore della crema canforata copre quello della lacca.
Edoardo Iaschi, classe 1997, fino a ieri era "solo" un ragazzo di Roma con tre vite parallele che non avrebbero mai dovuto incontrarsi. La prima è quella che paga le bollette: operatore turistico. Tra check-in frenetici, gestione delle prenotazioni e valigie da spostare, Edoardo è uno dei tanti volti invisibili che mandano avanti l’accoglienza nella Capitale.
La seconda vita ha il sapore della terra e dei contrasti duri. Da quasi dieci anni, Iaschi calca i campi del calcio dilettantistico laziale. Ha iniziato nel Bravetta, si è fatto le ossa in Terza Categoria e oggi indossa la maglia del Real Ponte Milvio, in Seconda Categoria. Non è il calcio dei milioni, delle veline o delle dirette Sky. È il calcio dove se perdi palla devi rincorrere l’avversario fino allo sfinimento, dove le docce a volte sono fredde e dove il lunedì mattina vai al lavoro zoppicando.
E poi c’è la terza vita. Quella che, silenziosamente, ha preso il sopravvento. Quella nata sotto il nome d’arte di Eddie Brock – un omaggio al lato oscuro e umano dell'antieroe Marvel, forse a simboleggiare la dualità tra la fatica quotidiana e l'ambizione artistica.
La viralità che nasce dal basso
Il percorso musicale di Iaschi non è stato costruito a tavolino in un talent show. È esploso con la forza genuina di chi scrive per necessità. Il suo album, “Amarsi è la rivoluzione”, ha iniziato a circolare nel sottobosco indie romano, ma è stato il brano “Non è mica te” a far saltare il banco. Una canzone che ha viaggiato veloce sugli smartphone, diventando virale con quella facilità disarmante che oggi decreta il successo o l'oblio. Migliaia di ascoltatori si sono ritrovati nelle sue parole, trasformando l'operatore turistico in una voce generazionale.
La chiamata che cambia tutto
La notizia della sua partecipazione tra i Big di Sanremo è arrivata come un fulmine a ciel sereno, sorprendendo addetti ai lavori e compagni di squadra. «Fino alla settimana scorsa ci chiedeva il cambio al settantesimo perché non aveva fiato, ora dobbiamo votarlo al televoto», scherzano (ma non troppo) dallo spogliatoio del Real Ponte Milvio.
La traiettoria di Eddie Brock è affascinante proprio perché anomala. In un’industria musicale che spesso premia l’immagine patinata, Iaschi porta sul palco la verità di chi conosce il valore del sacrificio. La sua è una vittoria della "normalità": quella di chi timbra il cartellino, va ad allenarsi con la borsa in spalla e poi, la notte, scrive canzoni capaci di scalare le classifiche.
Senza perdere le radici
Nonostante l'imminente debutto all'Ariston, Iaschi non ha appeso gli scarpini al chiodo, né ha smesso di lavorare nel turismo. È forse questo il segreto della sua serenità: sapere che, comunque vada il Festival, c’è una squadra che lo aspetta per la partita di domenica e dei turisti da accogliere col sorriso.
Quando scenderà quella scalinata, Edoardo Iaschi porterà con sé non solo la sua voce, ma anche i sogni di tutti quei ragazzi che giocano in provincia, lavorano sodo e sperano che, prima o poi, la loro "rivoluzione" personale abbia inizio. Sanremo quest’anno ha un nuovo numero 10, e viene direttamente dalla Seconda Categoria.
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