Un ruolino di marcia impressionante quello del Calvi Noale, che domenica scorsa ha centrato la sua quinta vittoria consecutiva nel girone C di Serie D. A soli 90 minuti dal termine della stagione regolare, il club veneto si trova in una posizione che ha del clamoroso: nonostante l'attuale sestultimo posto, Cuccato e compagni godono di un vantaggio di 8 punti sulla terzultima, il San Luigi. Quest'ultima è appaiata in classifica all'Obermais (quartultima) e le due formazioni si affronteranno proprio nell'ultimo turno. Calcoli alla mano, questo incrocio garantisce al Calvi Noale la quasi totale certezza della permanenza in categoria; ai biancoblù basterà infatti un solo punto nella trasferta di Bassano per ottenere la matematica salvezza diretta senza passare dalle forche caudine dei playout. Un risultato inimmaginabile fino a pochi mesi fa, frutto di una metamorfosi tecnica e caratteriale di altissimo livello.
Noi di Notiziariocalcio.com abbiamo contattato il principale artefice di questa risalita, mister Massimiliano De Mozzi. Il tecnico, 55 anni, dal suo arrivo sulla panchina noalese ha saputo imprimere una svolta decisiva, mantenendo una ragguardevole media di 1.48 punti a partita.
«Il momento che stiamo vivendo è figlio di un percorso collettivo», esordisce De Mozzi. «Prima di questa striscia di cinque successi, avevamo infilato cinque sconfitte consecutive. Eppure la squadra giocava bene, non riuscivamo a spiegarci il motivo di quei k.o. L’ultimo di quella serie negativa, contro il Conegliano, ci ha visto colpire due pali; nonostante ciò, abbiamo deciso di non cambiare nulla perché eravamo convinti della bontà del nostro lavoro. Abbiamo insistito sulla nostra identità e i risultati ci hanno dato ragione. Sarebbe un'impresa straordinaria, non perché la squadra non sia valida, ma per la situazione di classifica iniziale: il gruppo aveva raccolto un solo punto nelle prime otto giornate. C'erano rivali che avevano oltre dieci punti di vantaggio su di noi e che ora abbiamo agganciato o superato. Dalla nona giornata in poi, saremmo quinti in classifica. Salvarsi sarebbe stupendo per i ragazzi e per la società, che mi ha chiesto di provarci riuscendo al contempo a far quadrare i conti dopo la partenza di nove calciatori. Se centriamo l'obiettivo, lo facciamo essendo secondi nella classifica "Giovani D Valore" del girone di ritorno. Il presidente e il direttore sono stati esemplari: nel momento peggiore non hanno fatto una piega, sostenendoci e valutando la qualità del lavoro oltre il semplice risultato».
Un dato statistico balza all'occhio: 13 dei 41 punti attuali sono arrivati da situazioni di svantaggio. «Non è un caso», spiega il mister. «Spesso siamo andati sotto e abbiamo recuperato. Quando parti con un punto in otto partite, non hai alternative: devi vincere per forza. Abbiamo adottato un atteggiamento sbarazzino, quasi da squadra che punta ai playoff. Giochiamo con quattro attaccanti e a volte i nostri esterni sono più alti delle nostre punte. Questo ci espone a qualche ripartenza, ma non abbiamo mai cambiato mentalità e questo ci ha permesso di produrre gioco e punti. La cosa più bella è stata crederci sempre, anche nei momenti bui. Siamo una squadra giovane, non sappiamo speculare sul risultato».
Tra i protagonisti assoluti c'è il capitano Federico Cuccato, presente in tutte le 33 gare disputate: «Federico è un ragazzo che ho fatto esordire ad Abano quando aveva solo 16 anni. Le nostre strade si sono incrociate di nuovo lo scorso anno a Portogruaro e quest'anno qui a Noale. Non ha saltato una partita e, cosa più importante, non ha saltato un solo allenamento. Domenica ha avuto un problema al ginocchio e ho dovuto sostituirlo, ma spero di averlo per l'ultima sfida. È un giocatore molto intelligente: non essendo velocissimo, ha imparato a leggere in anticipo le situazioni. È un ottimo regista difensivo e si è adattato benissimo a giocare come centrale di sinistra, pur essendo un destro naturale».
Un altro trascinatore è Arsenije Vranic, classe 2003, entrato nel 48,6% dei gol della squadra tra reti e assist: «Arsenije non molla mai, a volte devo quasi frenarlo in allenamento per la troppa foga. Quest'anno è letteralmente sbocciato, beneficiando del nostro sistema di gioco. Ma non è l'unico: penso a Compaoré o a Riccardo Ejesi, che avevo già con me a Portogruaro. Sono calciatori diversi tra loro ma tutti hanno dato un contributo fondamentale. La bellezza di questo gruppo è la gioventù: sono ragazzi a disposizione, pronti a reinventarsi».
Infine, un pensiero sulla sfida decisiva a Bassano: «Ci manca un punto per la salvezza, ma dobbiamo andarcelo a prendere. Due domeniche fa il Campodarsego, pur essendo già salvo, ci ha dato battaglia com'è giusto che sia in un campionato serio. Mi aspetto una gara combattuta. Voglio che la squadra entri in campo senza fare calcoli su ciò che accade sugli altri campi; la nostra forza è sempre stata pensare solo a noi stessi. Ovviamente dalla panchina monitoreremo gli altri risultati, ma non scenderemo in campo per il pareggio: non siamo capaci di giocare per il punto, punteremo sempre a fare la nostra partita».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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