Con un comunicato ufficiale diramato nelle ultime ore, il gruppo squadra del San Marino Calcio ha deciso di portare alla luce pubblica una serie di gravi inadempienze da parte della società, che secondo quanto denunciato dai tesserati si sarebbero accumulate nel corso degli ultimi mesi fino a rendere impossibile lo svolgimento dell'attività sportiva in condizioni di dignità professionale.
Il documento, redatto collettivamente dai calciatori e dallo staff rimasto in organico, fotografa una realtà che va ben oltre le difficoltà ordinarie che talvolta caratterizzano le realtà calcistiche minori: si tratta di una serie di mancanze strutturali e organizzative che hanno progressivamente eroso le condizioni minime necessarie per operare in un contesto sportivo che possa definirsi tale.
Tra i punti più gravi sollevati dal comunicato figura la questione degli stipendi. A sole due giornate dal termine della stagione, ai calciatori risultano corrisposti appena quattro mensilità, quelle relative al periodo settembre-dicembre. Sul destino delle restanti mensilità, scrivono i tesserati, regna il "totale silenzio" da parte dei vertici societari. Una situazione che si intreccia con un'altra problematica di carattere abitativo: la società avrebbe smesso di farsi carico del pagamento degli affitti delle abitazioni messe a disposizione dei calciatori, generando tensioni con i proprietari e costringendo i diretti interessati a gestire autonomamente situazioni che non avrebbero dovuto ricadere su di loro.
Sul piano tecnico-organizzativo, il quadro non è meno preoccupante. A partire dal mese di febbraio, la squadra si è ritrovata priva di figure professionali considerate indispensabili in qualsiasi contesto calcistico strutturato: il preparatore dei portieri, il preparatore atletico e il team manager hanno lasciato il loro incarico senza essere sostituiti. A marzo si è aggiunta l'assenza del magazziniere, con ripercussioni dirette e concrete sulla quotidianità degli allenamenti: i calciatori si sono trovati a svolgere le sessioni di lavoro con indumenti non idonei e con a disposizione appena dieci palloni, una carenza che avrebbe creato difficoltà persino in occasione delle gare ufficiali.
Il comunicato segnala inoltre l'assenza di un direttore sportivo operativo e quello che viene descritto come un "totale abbandono da parte dei vertici societari", una formula che lascia trasparire non soltanto la frustrazione per le mancanze materiali, ma anche per un isolamento istituzionale che i tesserati evidentemente avvertono da tempo.
Particolarmente emblematiche, nella loro concretezza, le circostanze legate alle trasferte. In tre occasioni — le partite contro Sammaurese, Maceratese e Notaresco — la squadra avrebbe affrontato il viaggio senza che la società provvedesse alla fornitura del pranzo, un servizio che rientra tra le garanzie elementari per chi svolge un'attività sportiva professionistica o semiprofessionistica. In un'altra circostanza, per la trasferta ad Ascoli, il pullman societario non era disponibile: i tesserati sono stati costretti a raggiungere la destinazione con i propri mezzi privati, in un episodio che i calciatori definiscono inaccettabile per qualsiasi organizzazione sportiva.
Ciò che rende il comunicato ancora più significativo è la precisazione con cui si chiude la denuncia delle singole inadempienze: nonostante tutto, la squadra ha continuato a scendere in campo, e lo ha fatto con serietà, impegnandosi in una lotta per la salvezza che richiede concentrazione, coesione e sacrificio. I calciatori sottolineano di aver sopperito con il proprio impegno a mancanze che, in qualsiasi realtà sportiva degna di questo nome, non avrebbero mai dovuto ricadere su di loro.
È una precisazione importante, perché separa nettamente la condotta professionale del gruppo squadra dalle responsabilità societarie, e testimonia come la scelta di rendere pubblica la situazione non sia figlia di un cedimento atletico o di una resa, ma di una consapevolezza maturata nel tempo: il silenzio, scrivono i tesserati, "è finito".
La decisione di emettere un comunicato pubblico rappresenta, in contesti come quello del calcio dilettantistico e semi-professionistico, un gesto di rottura significativo. I calciatori raramente scelgono di esporre le proprie società in questo modo, consapevoli dei rischi che tale esposizione può comportare sul piano dei rapporti interni e delle prospettive future. Il fatto che il gruppo squadra abbia ugualmente deciso di percorrere questa strada dice molto sulla gravità percepita della situazione e sull'esaurimento di ogni altro canale di dialogo.
Il San Marino Calcio si trova ora di fronte a una crisi che ha smesso di essere interna e che interpella, inevitabilmente, anche chi ha responsabilità di vigilanza sul corretto funzionamento delle società sportive affiliate. Le prossime ore e i prossimi giorni diranno se e come la società intenderà rispondere alle accuse mosse dai propri tesserati.
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