Il futuro del Palermo si colora di ambizione e solidità strutturale nelle parole del suo presidente, Dario Mirri. Il massimo dirigente rosanero ha tracciato le linee guida del percorso che attende il club, soffermandosi in modo particolare sulla centralità del City Football Group, sulla rivoluzione infrastrutturale legata al restyling dello stadio Renzo Barbera in ottica Europei 2032 e sul legame viscerale della tifoseria in tutto il mondo.
«Il progetto è un progetto di lungo termine, non è un progetto che in qualche modo si esaurisce nel breve o eventualmente un risultato sportivo lo può condizionare» ha esordito il presidente mettendo in chiaro la stabilità del programma societario. «Detto questo, stiamo lavorando da anni per raggiungere questo obiettivo perché i tifosi già sono in Serie A, devo dire dal da sempre. La Serie B è un campionato complicatissimo sia da un punto di vista tecnico sportivo ma anche da un punto di vista dei conti. Abbiamo il sogno, l'ambizione di poterlo raggiungere e poterci soprattutto restare, questo è l'obiettivo. I conti cambiano perché cambiano quelli del ticketing, cambiano quelli del merchandising, cambiano quelli dei diritti televisivi, cambiano i valori, il valore dei giocatori, quindi è chiaro che per il conto economico in questo momento stiamo costruendo dalle fondamenta quello che poi un domani speriamo sia un bell'attico con una bella vista mare. In termini economici macro, Palermo non ha niente da invidiare a nessuno, la quinta città italiana è il capoluogo di una delle regioni più popolose, è vero c'è anche Catania però a parte quantomeno la parte occidentale della Sicilia è rosanero e soprattutto poi c'è un bacino di utenza importante e soprattutto poi ha una proprietà importantissima che è il City Football Group che fa tra le altre il Manchester City».
L'ingresso della galassia dello sceicco Mansour ha modificato radicalmente le prospettive internazionali e la cultura manageriale all'interno della società siciliana. «Cambia il fatto di essere una capitale, Palermo è una capitale, lo dice la storia, ha una storia millenaria e Palermo ha la dimensione, la forza, l'ambizione di restare capitale, anzi di riaffermarsi capitale del Mediterraneo» ha argomentato Mirri analizzando l'apporto della casa madre. «E devo dire l'unione e l'aiuto che ci sta dando il City Football Group va esattamente in questa direzione. City Football Group rappresenta un mondo di competenze e soprattutto di know-how ed è questo aiuto che ci sta arrivando giorno dopo giorno ed è quello che secondo me nel medio lungo periodo farà la differenza. Palermo è una città in cui facciamo fatica a coniugare il verbo al futuro, nel dialetto palermitano il futuro non esiste. Nella nostra cultura noi abbiamo sempre in qualche modo il dubbio sul futuro e sul cambiamento, sulla capacità di migliorarci, ecco devo dire che la storia di questo Palermo è la storia di un futuro solido e da percorrere insieme con forza e con, oltre una forza ovviamente economica, anche una forza di competenza».
Un punto fermo della gestione è la tutela dell'identità territoriale contro il fenomeno del tifo per i grandi club del nord, lavorando sull'appartenenza dei più giovani e garantendo l'autonomia tecnica del club all'interno del network globale. «Io essendo prima di tutto un tifoso, poi diciamo temporaneamente ho l'onore, il sogno di avere raggiunto la presidenza del Palermo Calcio, credo fortemente nel valore dei tifosi, io credo che siamo tutti di passaggio, gli unici che restano sono i tifosi» ha confessato il patron. «Se i giovani tifano Juventus e Inter, ecco questo farebbe fatica a far diventare Palermo quello che noi vorremmo che fosse. E magari può succedere che qualcuno ha l'amante, l'Inter, il Milan, la Juve ahimè, ma tutti comunque ti dicono "Ah ma io pure tifo per il Palermo", poi io rispondo no, io sono monogamo, io ho una moglie, non mi interessa avere altre relazioni da questo punto di vista. Io sogno che i palermitani, i giovani del futuro abbiano questi stessi principi, per me si partecipa e si appartiene a una sola famiglia che è quella rosanero, il resto non c'è. Quindi noi stiamo partendo da mille iniziative, il museo è una di quelle, così come stiamo lavorando giorno per giorno con tutta l'attività di comunicazione molto spinta ma per raggiungere obiettivi forti. Se fai bene comunicazione crei quelle basi e quella solidità, crei fatturato che naturalmente è l'ambizione che deve avere qualsiasi società. Non c'è una politica assoluta, il Girona ha giocato in Champions League, quindi da questo punto di vista la voglia del gruppo è dare grande rispetto e autonomia locale e rispetto al territorio, rispetto alle competenze, perché a Manchester sanno benissimo che ogni territorio è diverso dall'altro. Da questo punto di vista c'è grande rispetto del territorio, dell'identità, grande rispetto della storia, grande supporto, grande aiuto, e da un punto di vista tecnico non c'è un meccanismo consolidato al quale eventualmente il Palermo si deve adeguare. C'è colloquio, confronto e formazione reciproca su tutti gli elementi, c'è grande aiuto e grande supporto perché c'è esperienza, ci sono cognizione e replicabilità a dei problemi che magari si sono risolti in un contesto diverso da quello di Palermo in maniera brillante, e questa esperienza crea soluzioni ai problemi. Palermo è una città accogliente, arabi visto che la proprietà ovviamente fa riferimento ad Abu Dhabi e quindi a quel mondo, è stato accolto a braccia aperte centinaia di anni fa. La città sta partecipando con una straordinaria e incredibile coesione con la squadra».
Il tema più caldo resta inevitabilmente legato alle sorti dello stadio Renzo Barbera, inserito nel piano per ospitare le gare dei prossimi campionati europei, con la ferma volontà di non abbandonare l'impianto storico. «Dichiarai quello che posso soltanto confermare: il Palermo non andrà via da questa, senza essere blasfemi, da questa chiesa, perché per noi tifosi, noi che abbiamo fede, questa è come una chiesa cattolica che noi teniamo aperta tutti i giorni proprio perché i tifosi debbono poter entrare nella loro chiesa» ha spiegato Mirri rivelando i dettagli economici della manutenzione. «È chiaro che è una chiesa storica, una chiesa che ha un panorama unico al mondo, non esiste uno stadio che ha questo anfiteatro naturale come Montepellegrino. Questo stadio per noi, per la nostra famiglia, per la famiglia dei tifosi del Palermo non è sostituibile. Noi, soprattutto da quando è arrivato il City Football Group, stiamo facendo interventi anche a sostegno di elementi di sicurezza, noi in quattro anni abbiamo investito più di nove milioni di euro soltanto perché lo stadio resti aperto. E questo è un tema sul quale naturalmente le istituzioni comunali, visto che il proprietario dell'impianto è il Comune, sanno benissimo che senza un intervento radicale questo stadio nel tempo è destinato a chiudere. È terribile da dirsi ma è così, che se in questi quattro anni noi non avessimo fatto questi interventi insieme con l'amministrazione comunale lo stadio già sarebbe chiuso, quindi c'è un tema proprio storico di vecchiaia dell'impianto che deve necessariamente essere ristrutturato. È chiaro che questa ristrutturazione passa da un'occasione imperdibile come sono gli europei del 2032 con tutto quello che comporta e naturalmente noi siamo pronti a fare la nostra parte».
Il percorso burocratico ha già fatto registrare tappe fondamentali e un'ampia convergenza politica all'interno delle istituzioni locali per superare la concorrenza delle altre piazze del Mezzogiorno. «A ottobre del 2025 abbiamo iniziato la verificare la fattibilità di una ristrutturazione, abbiamo esaminato quattro alternative diverse, le abbiamo sottoposte a febbraio a una conferenza di servizi preliminare e la conferenza di servizi preliminare ha indicato e abbiamo condiviso una scelta che è quella appunto di ristrutturare il Barbera» ha illustrato il numero uno del club di viale del Fante. «L'amministrazione comunale ha approvato l'11 marzo in consiglio comunale il pubblico interesse, condiviso il pubblico interesse con una unanimità, un fatto raro e questo dà merito a chi ha lavorato al progetto. Abbiamo avuto la condivisione della Soprintendenza, ha dato un parere preventivo favorevole alla ristrutturazione, quindi c'è una comunità di intenti straordinaria. Se vogliamo partecipare a Euro32 c'è una timeline dettata da UEFA. Un europeo in Italia senza Roma e Milano faccio fatica a intravederlo, Torino è uno stadio pronto, Firenze stanno lavorando da tanti anni, credo che uno stadio al sud, non possiamo tagliare l'Italia a Roma, sia anacronistico e impensabile, non credo che lo dica più nessuno in Italia. Quindi da questo punto di vista deve stare al Sud, c'è Napoli che è un'altra capitale del Sud e noi vorremmo competere per essere, per potere rappresentare il Sud, crediamo di avere tutto per poterlo fare».
L'affidamento dello studio architettonico a un colosso del settore come Populous punta a un incremento netto delle risorse interne, ridefinendo anche la fisionomia degli spalti a favore del pubblico. «Noi crediamo che uno stadio moderno, nuovo possa accogliere i tifosi, aumenta il tempo medio di stazionamento allo stadio e questo comporta che l'esperienza stadio si amplifica» ha precisato Mirri analizzando l'impatto a bilancio. «Nei conti economici noi già facciamo dei numeri straordinari, facciamo quasi nove milioni di ticketing in Serie B, quest'anno abbiamo ventottomila spettatori di media a partita, siamo l'ottavo stadio italiano, i tifosi stanno già all'ottavo posto in Serie A in zona Conference o Europa League. Un nuovo stadio aumenta di tanti punti percentuale il fatturato come ticketing e dietro il ticketing c'è tutto il resto, c'è l'ospitalità, quindi abbiamo la convinzione che i ricavi debbano e possano aumentare. Io credo che il futuro sia un po' meno dei diritti televisivi che storicamente negli ultimi anni stanno avendo un'involuzione, nel frattempo bisogna trovare, un po' come fanno gli inglesi, nuovi ricavi. Già oggi noi abbiamo un bilancio che per certi versi è più che inglese perché abbiamo nove milioni di ticketing, nove milioni quasi di tutta la parte di comunicazione grazie al lavoro di Giorgio Brambilla e di tutti i ragazzi della pubblicità, e i diritti televisivi sono un po' meno di quattro milioni. Vorrei tranquillizzare i tifosi dei settori più popolari che il ticketing non verrà alzato molto nei loro settori. Quello che avverrà con Populous è quello di avvicinare gli spettatori all'esperienza, al campo, quindi togliere queste terribili barriere che ci separano dai nostri eroi, dai nostri giocatori, e poterli vedere più da vicino. La nostra curva che è su due anelli manterrà questa configurazione, ma quello che avverrà è che si avvicinerà la parte inferiore della curva alla rete. Ci saranno settori premium hospitality che come già oggi hanno dei biglietti più cari, ci saranno le curve, quelle che noi chiamiamo popolari, che ovviamente avranno un biglietto conseguente».
La crescita del brand trova intanto una straordinaria sponda commerciale e sportiva nella tournée internazionale programmata per la prossima estate, testimonianza tangibile della forza dei colori rosanero oltre i confini nazionali. «Il calcio internazionale, visto che parliamo dell'Australia, accoglie il Palermo come di fatto quarta rappresentante delle più grandi squadre italiane, non era scontato, non era dovuto» ha rimarcato con grandissimo orgoglio il presidente. «Andiamo a giocare a Perth, speriamo di avere tanti tifosi siciliani, faremo sicuramente la partita con la Juventus ed è una grande soddisfazione. Neanche quattro anni fa, quando è arrivato il City Football Group, si poteva immaginare né che il Manchester City venisse a giocare qui a Palermo come è successo l'estate ad agosto del 2025, né che ad agosto del 2026 saremmo volati in Australia per giocare contro la Juventus. Ci chiamano perché rappresentiamo una capitale, rappresentiamo un territorio, rappresentiamo il Sud Italia. Quando il Palermo gioca in trasferta, oltre ai nostri inseparabili ultras che ci seguono con sacrifici e con le follie, partono da Palermo in treno e in nave, ci accolgono tanti siciliani che vivono in Australia e che vivono il Palermo come un valore sociale, un valore storico, un'appartenenza che prescinde dalla partita. Creano comunità, stanno insieme, mangiano insieme, si raccontano quanto è bello il mare di Mondello, quanto è bello salire da Santa Rosalia, è veramente quell'unione sociale che oggi a volte viene a mancare».
Il ricordo finale scava nella memoria affettiva legata alla presidenza storica dello zio Renzo Barbera, rievocando lo speciale magnetismo che la città esercita da sempre sui calciatori che vi approdano. «Mio zio Renzo raccontava che a volte negli anni settanta faceva fatica a convincere i giocatori a venire e quindi magari piangevano per venire, erano obbligati a venire giù, poi quando andavano via piangevano due volte perché non ci volevano lasciare» ha sorriso Mirri citando alcuni esempi illustri del passato recente e meno recente. «È un po' la storia, tanti grandissimi campioni. Javier Pastore l'altro giorno mi diceva che per lui Palermo è stata l'esperienza più bella, gli è rimasta nel cuore. E dico Pastore, abbiamo citato Ilicic che per una partita di sette anni fa, quando giocava nell'Atalanta, ha espressamente richiesto lui un'autorizzazione assumendosi tutte le responsabilità pur di esserci. C'è un legame fortissimo con Gasperini, io me lo ricordo quando giocava qui con mio zio presidente. Il fatto di essere isola in qualche modo ti attacca all'isola, c'è una grande partecipazione emotiva dei grandi ex».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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