Il Padova ha mosso con convinzione le proprie pedine durante la finestra di mercato invernale, costruendo una campagna acquisti mirata e funzionale alle esigenze tecniche. A fare il punto della situazione è Massimiliano Mirabelli, direttore sportivo del club veneto, che sulle pagine de Il Gazzettino di Padova ha fornito un quadro dettagliato delle operazioni concluse e delle prospettive future della società.
L'ex dirigente rossonero ha spiegato come ogni movimento sia stato frutto di un'attenta pianificazione condivisa con lo staff tecnico. Il filo conduttore delle operazioni di gennaio è stato chiaro: ampliare le opzioni offensive e garantire maggiore flessibilità tattica all'allenatore, oltre a sopperire ad alcune defezioni importanti a centrocampo.
"Con il mister abbiamo condiviso la necessità di cambiare qualcosa sotto l'aspetto tattico e avere qualche giocatore in più verso la trequarti", ha dichiarato Mirabelli, entrando nel merito delle scelte effettuate. Gli arrivi di Caprari e Di Mariano rappresentano proprio la risposta a questa esigenza: due profili offensivi che dovrebbero consentire al tecnico biancoscudato di variare gli assetti rispetto a quanto visto nella prima parte della stagione.
La necessità di intervenire sul mercato è emersa anche dalla situazione venutasi a creare nella zona nevralgica del campo. Il Padova ha dovuto fare i conti con l'assenza prolungata di Bacci, fermato da un infortunio che lo terrà lontano dai campi fino al termine della stagione. A questa defezione si è aggiunta la partenza di Baselli, ceduto al Chievo con destinazione successiva negli Emirati Arabi.
Per colmare questo doppio vuoto, la dirigenza biancoscudata ha puntato su Giunti, un obiettivo che il club inseguiva da tempo. "A centrocampo abbiamo perso per infortunio Bacci sino al termine della stagione mentre Baselli è passato al Chievo e poi andrà negli Emirati Arabi, di conseguenza c'era la necessità di avere un centrocampista come Giunti che seguivamo dalla scorsa estate: per un motivo o un altro non si era potuto fare, se ne era riparlato a dicembre e alla fine l'abbiamo chiuso", ha spiegato il direttore sportivo.
Mirabelli ha tenuto a sottolineare come il buon esito della campagna acquisti sia stato reso possibile grazie a una sinergia totale tra le varie componenti del club. "Tutto è stato fatto su precise indicazioni del mister, abbiamo voluto accontentarlo in tutto. E ciò è stato reso possibile grazie all'intervento economico della proprietà", ha affermato, evidenziando il ruolo determinante del sostegno finanziario della società.
Lo sguardo del dirigente si è poi allargato alle prospettive di lungo periodo del Padova, con particolare riferimento all'ingresso di Alessandro Banzato alla guida del club. L'arrivo della nuova proprietà ha suscitato notevole entusiasmo in Mirabelli, che ha colto nella visione espressa dal nuovo patron segnali molto incoraggianti per il futuro della società veneta.
"Una famiglia così importante che fa questo passo, credo che voglia lasciare il segno", ha commentato il direttore sportivo, esprimendo la propria fiducia nelle intenzioni della nuova dirigenza. Ciò che ha maggiormente colpito Mirabelli è l'approccio strategico manifestato da Banzato fin dalle prime dichiarazioni pubbliche.
"Mi ha colpito che per prima cosa ha detto che il Padova deve avere la sua casa, deve avere un centro sportivo. Mi ha colpito che parlasse di uno stadio, di volere fare qualcosa. Vuole dire partire dalla base: i grandi progetti si fanno cominciando dalle fondamenta e non dai tetti", ha osservato l'ex dirigente milanista, apprezzando la filosofia graduale e strutturata con cui la nuova proprietà intende operare.
Secondo Mirabelli, emerge con chiarezza una progettualità di ampio respiro, che non si limita all'immediato ma guarda al consolidamento strutturale del club. "Ci sono le idee chiare su quello che si vuole fare, per gradi e senza fretta. Il tifoso del Padova deve essere veramente felice", ha concluso il direttore sportivo, lanciando un messaggio di ottimismo alla piazza biancoscudata.
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