In pochi anni, il Südtirol ha vissuto una metamorfosi che va ben oltre i risultati sportivi. A raccontarla è Fabian Tait, centrocampista e capitano della formazione altoatesina, che in un'intervista rilasciata a gianlucadimarzio.com ripercorre le tappe di una trasformazione che ha coinvolto infrastrutture, identità e percezione del calcio in una regione storicamente poco legata a questo sport.
Quando Tait arrivò a Maso Ronco, sede del centro sportivo del club, lo scenario era radicalmente diverso da quello odierno. "È cambiato tutto, mi ricordo i primi giorni in cui sono arrivato qui a Maso Ronco, dove ci alleniamo. C'era una casetta e un albero, e noi avevamo gli spogliatoi sottoterra", ricorda il capitano, delineando un quadro lontanissimo dall'attualità. La struttura che oggi ospita la squadra rappresenta invece un balzo in avanti significativo: "Adesso guardo fuori e vedo un centro sportivo incredibile. Due campi di qua, uno di sopra e uno di sotto. Mi stupisco ogni volta che penso alla crescita che c'è stata".
Il punto di svolta psicologico, secondo Tait, si è materializzato nel momento in cui il progetto ha preso forma concreta. "La prima percezione in cui mi sono detto 'sta succede davvero' l'ho avuta quando stavano tirando giù la casa del vecchio centro sportivo e stavano mettendo le fondamenta per quello nuovo", confessa il centrocampista. Un passaggio cruciale in un contesto in cui le promesse di sviluppo rimangono spesso irrealizzate, ma dove invece la crescita si è rivelata tangibile e rapida.
L'organizzazione del club si è dimostrata all'altezza delle nuove infrastrutture, anche nelle particolarità climatiche dell'Alto Adige. "Se nevica può succedere che gli allenamenti vengano spostati di un paio di ore", spiega Tait, evidenziando come ogni dettaglio venga pianificato con meticolosità, con lo staff tecnico pronto a intervenire tempestivamente persino per liberare i campi dalla neve.
Il rinnovamento non si è limitato al centro di allenamento. Anche lo stadio Druso ha subito una radicale trasformazione che Tait ha vissuto in prima persona. All'arrivo del capitano, l'impianto presentava ancora la pista d'atletica e un manto erboso tra i più scadenti della terza serie nazionale. Oggi la situazione è completamente ribaltata: la pista è stata eliminata, avvicinando il pubblico al campo, e il terreno di gioco viene mantenuto in condizioni ottimali. Un cambiamento che ha prodotto effetti anche sulla partecipazione popolare.
La crescita infrastrutturale ha accompagnato e alimentato un fenomeno forse ancora più significativo: il radicamento del calcio nel tessuto sociale altoatesino. Tait testimonia un'evoluzione impressionante: dai 300-400 spettatori iniziali si è passati a una presenza costante di almeno 4000 tifosi a partita. "Abbiamo fatto crescere la passione del calcio anche qui. Questa società se le merita", dichiara il capitano con orgoglio.
La particolarità del tifo del Südtirol rispecchia la natura multiculturale della regione. Sugli spalti del Druso risuonano tedesco, italiano e ladino, grazie ai sostenitori che arrivano da tutte le valli dell'Alto Adige, creando un'atmosfera unica nel panorama calcistico italiano.
Tra i momenti chiave del percorso di crescita, Tait individua senza esitazioni il trionfo nel campionato di Serie C. "Ha portato grande entusiasmo", sintetizza il centrocampista, spiegando come quel successo abbia modificato profondamente il rapporto tra squadra e territorio. Se fino a pochi anni fa i giocatori potevano circolare per la città senza essere riconosciuti, oggi vengono regolarmente fermati per foto e autografi. "Adesso ti senti calciatore anche qui, nella nostra bella regione", afferma Tait, sottolineando come questo riconoscimento rappresenti un traguardo simbolico importante.
Nella narrazione della crescita del Südtirol, un ruolo centrale viene attribuito a Fabrizio Castori, tecnico approdato sulla panchina biancorossa in un momento delicato. Secondo Tait, l'inserimento dell'allenatore marchigiano è stato perfetto, grazie a una sintonia valoriale totale con la filosofia del club. "Il Südtirol la pensa come Castori e Castori la pensa come il Südtirol", sintetizza il capitano, individuando in umiltà, lavoro e sacrificio i pilastri comuni.
Castori, racconta Tait, ha riportato la squadra sulla rotta corretta quando serviva, dimostrando una fame agonistica che il capitano definisce impressionante e fonte di ispirazione per l'intero gruppo. Un esempio che si traduce quotidianamente in atteggiamento e mentalità.
Guardando avanti, Tait non ha dubbi sulla direzione da seguire. Il riferimento è al logo societario, sul quale campeggia la scritta "insieme per crescere", un motto che riassume la filosofia di un club che vuole continuare a migliorarsi gradualmente, rispettando i propri ritmi e costruendo con intelligenza.
Il Südtirol rappresenta oggi un esempio virtuoso di come investimenti mirati, progettualità di lungo periodo e sintonia tra proprietà, tecnico e territorio possano produrre risultati che vanno oltre la classifica. Dalle fondamenta di un centro sportivo alle fondamenta di una passione collettiva, il club altoatesino ha costruito basi solide per affrontare il futuro con ambizione e consapevolezza, scrivendo una storia di crescita che è anche storia di identità ritrovata.
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