Il post-partita di Ascoli-Perugia si trasforma in un vero e proprio terremoto mediatico a causa delle dichiarazioni al vetriolo di Giovanni Tedesco. Ai microfoni di Umbria Tv, l'allenatore biancorosso ha dato sfogo a tutta la sua frustrazione, non limitandosi a un'analisi puramente tecnica della sconfitta, ma puntando il dito con decisione contro la propria stessa dirigenza.
Il tecnico ha palesato un malessere profondo, legato a una percezione di solitudine istituzionale che, a suo dire, danneggerebbe il lavoro quotidiano svolto sul campo e l'impegno dell'intera tifoseria perugina. Tedesco ha ribadito il suo legame viscerale con la piazza, confessando di non riuscire a darsi pace per un esito che ritiene profondamente ingiusto: «Sono veramente non arrabbiato, di più, io non dormo per il Perugia. Con pregi e difetti preparo le partite, poi perderle per cose del genere mi dà fastidio».
Il fulcro della contestazione del mister riguarda la differente strategia comunicativa e politica adottata dall'Ascoli rispetto a quella del club umbro nei giorni precedenti l'incontro. Secondo Tedesco, le forti pressioni esercitate dalla presidenza marchigiana avrebbero condizionato l'andamento della gara e l'atteggiamento della terna arbitrale.
Il confronto tra i due modi di agire è stato descritto con parole pesanti: «L’Ascoli si è lamentato tutta la settimana, il presidente ha minacciato di estromettere le squadre e questi sono i risultati.Gli altri fanno le proteste che non vogliono vendere in campo, noi mandiamo le mail». L'allenatore ha chiesto esplicitamente una maggiore tutela per la squadra, rivolgendosi direttamente ai vertici societari Borras e Faroni, precisando di non temere eventuali conseguenze personali: «Non importa se la società mi manda via, ci deve difendere di più. Ci dobbiamo fare sentire, prego la proprietà di farsi sentire».
Entrando nel merito della gestione tecnica, Tedesco ha mostrato grande onestà intellettuale nell'assumersi la responsabilità per l'assetto iniziale della squadra. L'esperimento del 5-3-2 non ha dato i frutti sperati nel primo tempo, rendendo il Perugia troppo statico e incapace di reagire alle manovre avversarie.
La scelta era stata dettata da uno studio tattico basato sulle precedenti difficoltà dell'Ascoli contro difese a cinque, ma il campo ha dato un responso differente. «Mi assumo la responsabilità, ho sbagliato il primo tempo e l'avevo studiata in un modo perché li avevo visti soffrire contro squadre schierate a cinque come l'Arezzo», ha ammesso il tecnico, sottolineando come nella ripresa, dopo aver rivisto l'assetto tattico, il Grifo avesse ritrovato smalto e coraggio, arrivando persino a sfiorare il colpaccio prima dell'episodio finale.
Proprio il calcio di rigore concesso al 90' è l'episodio che ha fatto traboccare il vaso, scatenando polemiche anche sull'utilizzo della tecnologia e sulla disparità di mezzi tra le diverse piazze.
Tedesco ha evidenziato come le spiegazioni fornite dagli ufficiali di gara sulla consultazione dei filmati siano risultate quasi beffarde, data la carenza di strumenti a disposizione del Perugia nel proprio stadio. «Questa cosa del Bar è una cosa seria. L'arbitro mi ha detto che dovevano vedere tutte e cinque le telecamere, noi al Curi ne abbiamo una e mezzo ed è limitante», ha sbottato l'allenatore, rimarcando come la categoria sia troppo prestigiosa per essere lasciata al caso o alla sudditanza psicologica. Per il tecnico, è inammissibile che il lavoro di un'intera settimana venga vanificato da un rigore dubbio negli istanti conclusivi.
Infine, l'allenatore ha voluto chiarire anche alcune scelte specifiche sui singoli, come la sostituzione di Bacchin. Nonostante un leggero infortunio, il cambio è stato dettato dalla necessità di modificare l'inerzia offensiva, inserendo forze fresche come Bolsius e Manzari per cercare di occupare meglio l'area di rigore. Il messaggio finale resta però un appello disperato all'unità e alla forza societaria.
Tedesco ha ricordato di agire spinto solo dalla passione, arrivando a definire il suo impegno quasi un atto di volontariato sentimentale per il bene del Grifo: «Sono qui gratis, tra virgolette, con il cuore e mi aspetto che tutti vadano con forza dalla stessa parte». La richiesta di una presenza più incisiva nei palazzi del potere calcistico è ora il tema dominante in casa Perugia, in attesa di capire come la dirigenza risponderà a questo attacco frontale.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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