Un pareggio dal sapore di fiele. Il triplice fischio di Trapani-Siracusa non sancisce solo la divisione della posta in palio, ma decreta una condanna sportiva pesantissima: entrambe le formazioni sprofondano nell'inferno della Serie D. Ma se in campo regna la disperazione sportiva, nella sala stampa "Franco Auci" esplode una vera e propria bomba atomica.

A sganciarla è il presidente della Sport Invest, Valerio Antonini, patron di FC Trapani 1905 e Trapani Shark. Una conferenza fiume, durata oltre mezz'ora, in cui il numero uno granata non ha risparmiato nessuno: vertici federali (FIGC e FIP), giustizia sportiva, avversari e persino la politica locale. Un monologo duro, a tratti drammatico, che svela una battaglia legale senza precedenti.


L'amarezza per il verdetto del campo passa subito in secondo piano rispetto a quello che Antonini definisce un attacco mirato alla sua presidenza. "Questa partita riassume probabilmente tutto quello che è successo quest'anno contro il mio gruppo," esordisce il presidente. "Abbiamo assistito a decisioni arbitrali ai limiti della sopportabilità. È l'ennesima gara che giochiamo in dieci uomini. Abbiamo visto un tentativo palese ed evidente di far retrocedere la nostra squadra".


Il cuore dello sfogo presidenziale riguarda la situazione extracampo e le pesanti penalizzazioni inflitte al Trapani (25 punti) e l'esclusione della squadra di basket. Antonini annuncia una vera e propria guerra alle istituzioni: "Dopo una lunga riunione con un pool di sette avvocati, abbiamo ufficialmente chiesto la sospensione dei playout della Lega di Serie C. Stiamo notificando alle due federazioni, FIGC e FIP, una richiesta di risarcimento danni complessivo di 150 milioni di euro, che include 10 milioni di euro chiesti all'Agenzia delle Entrate".

Il presidente scende nei dettagli tecnici di quello che ritiene un sopruso: "Alla base di tutto c'è una clamorosa ed erronea valutazione della commissione indipendente del governo. Da sette mesi qualificano impropriamente il nostro debito come INPS e IRPEF, quando in realtà è IVA. Un fatto certificato dall'Agenzia della Riscossione. L'imposta sul valore aggiunto non è sanzionabile dal codice di giustizia sportiva, lo sanno tutti. Eppure si è fatto di tutta l'erba un fascio con l'intento palese di escludermi dallo sport professionistico. Hanno costruito un castello basato sul nulla".


Antonini rivendica la virtuosità economica della sua gestione, a dispetto delle sanzioni, puntando il dito contro le storture del sistema: "Ad oggi, 26 aprile, il Trapani Calcio ha pagato tutte le scadenze federali, giocatori e debiti fiscali, versando 2 milioni e 970 mila euro di tasca mia. Nonostante questo, siamo ultimi e penalizzati di 25 punti. Al contrario, ci sono svariate squadre di Serie C che si guardano bene dal pagare. Giochiamo contro squadre i cui presidenti non pagano i tesserati da quattro mesi. C'è una società con 13 milioni di debiti certificati che farà i playoff senza aver pagato nulla. Questo è il sistema marcio di chi gestisce lo sport non per meriti, ma per interessi".


La furia di Antonini non si ferma ai palazzi romani dello sport, ma colpisce duramente anche l'amministrazione locale, accusata di aver voltato le spalle al progetto: "C'è una matrice comune che lega tutto questo alla politica locale. Nel marzo del 2025 il Sindaco di questa città ha cominciato, in maniera poco velata, a manifestare antipatia e a minacciare costantemente la mia società riguardo la convenzione dello stadio. Si sono messi all'angolo i miei investimenti. Ho subito un'ingiustizia clamorosa e, venendo a mancare il supporto della politica locale, la politica nazionale sportiva ha avuto gioco facile nell'annientarmi".


In chiusura, visibilmente amareggiato per il clima creatosi attorno alla sua figura ("Anche oggi ho sentito pseudo-tifosi gridarmi 'vattene'"), Antonini lancia un ultimatum che gela il sangue alla piazza trapanese, ora sprofondata nei dilettanti e col rischio di perdere la proprietà: "A chi mi dice di andarmene rispondo: se mi portate il compratore, io me ne vado. Non ho problemi a non buttare più soldi in una realtà che non mi ha seguito e aiutato nel momento di difficoltà. Io sono una persona perbene, ho speso milioni senza chiedere prestiti. Ma vi avverto: se me ne vado io, voi rimanete col cerino in mano. Siete abituati a un sistema clientelare, marcio, in cui la parola data non conta nulla. Se non cambiano le cose, io tolgo il disturbo e tornerete da dove vi avevo tirato fuori. La giostra è finita".

Il Trapani saluta i professionisti sul campo, ma la partita più lunga e velenosa, quella nei tribunali e per la sopravvivenza del calcio in città, sembra essere appena iniziata.

Conferenza stampa
Sezione: Serie C / Data: Dom 26 aprile 2026 alle 22:24
Autore: Antonio Sala
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