La sala stampa dello stadio, al termine della sfida tra Triestina e Dolomiti Bellunesi, ha ospitato un Giuseppe Marino visibilmente segnato dall'esito di un match terminato sul 2-3 in favore della compagine ospite. Analizzare una simile debacle non è affatto semplice per il tecnico, che si ritrova a dover commentare dinamiche che sembrano ripetersi con una precisione quasi scientifica.
Secondo l'allenatore, la squadra continua a scontrarsi con le medesime criticità che ne stanno minando il percorso. La Dolomiti Bellunesi è riuscita a concretizzare tre reti nate rispettivamente da un tiro dalla bandierina, da un calcio di rigore e da una disattenzione dei padroni di casa in fase di impostazione, lasciando un senso di vuoto profondo.
Il rammarico principale risiede nel fatto che, nonostante le difficoltà, i giuliani erano stati in grado di rimettere in equilibrio il confronto. Tuttavia, l'errore dal dischetto al novantacinquesimo minuto ha impedito di incamerare anche un solo punto, portando Marino a una riflessione amara: «A volte sembra che ce le cerchiamo ma evidentemente è un periodo che ci gira così».
Mantenere alta la concentrazione e il morale dei calciatori dopo una serie di prestazioni opache non era un compito agevole, e una serata del genere rischia di complicare ulteriormente il quadro psicologico del gruppo. Il tecnico ha ammesso che la delusione è tanta e che solo nelle prossime ore si potrà iniziare a lavorare su una possibile reazione emotiva.
Uno dei temi caldi della serata è stata l'inclusione di Borriello tra i titolari. Marino ha difeso la sua decisione spiegando che si tratta di un profilo giovane che ha dimostrato grande impegno durante le sedute di allenamento: «La scelta di Borriello la volevamo fare perché è un ragazzo giovane che si è allenato sempre molto bene e che meritava un’opportunità».
Nelle intenzioni della guida tecnica c'era la volontà di testare le capacità di elementi emergenti in un contesto agonistico reale. Nonostante qualche incertezza individuale, Marino ha sottolineato che tali inciampi fanno parte del percorso di crescita e che l'errore del singolo non ha pregiudicato l'andamento complessivo, dato che la squadra era comunque riuscita a pareggiare.
L'allenatore ha cercato di evidenziare gli aspetti positivi nonostante la sconfitta, lodando la tempra dei suoi uomini: «Il discorso da fare è un altro e cercare di vedere sempre il lato positivo anche in serate di grande amarezza come questa, dopo il secondo gol penso sarebbe morto chiunque, invece noi l’abbiamo rimessa in parità».
La successiva rete del nuovo svantaggio, arrivata su un penalty definito «molto discutibile» dal tecnico, è stata un'altra mazzata psicologica. Eppure, la Triestina ha avuto la forza di procurarsi il rigore del possibile 3-3, segno di una qualità caratteriale definita immensa, che però non è bastata a cambiare il verdetto del campo.
Le notizie negative non riguardano solo il punteggio, ma anche l'infermeria. L'uscita di Davis in stampelle preoccupa non poco lo staff tecnico, che attende l'esito degli accertamenti medici. La difesa è ormai ai minimi termini, con giocatori come Silvestri costretti a giocare in condizioni precarie pur di non lasciare sguarnito il reparto.
Proprio l'emergenza difensiva ha spinto Marino a varare il passaggio alla retroguardia a quattro, una mossa dettata sia dalla necessità di aumentare il peso offensivo per recuperare lo svantaggio, sia dall'assenza fisica di ulteriori centrali che potessero permettere la prosecuzione del modulo a tre.
In chiusura, Marino ha fatto notare come la sua squadra subisca raramente gol derivanti da azioni manovrate degli avversari. I pericoli arrivano quasi sempre da palle inattive o da carambole fortuite, ma il risultato non cambia: «Vuoi per un motivo vuoi per un altro, ci ritroviamo sempre a parlare degli stessi limiti».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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