Cinque promozioni in Serie C. Un numero che, da solo, racconta una carriera fuori dall'ordinario. Marco Gaburro ha scritto un'altra pagina della sua storia personale guidando il Desenzano al salto tra i professionisti, confermandosi come uno degli allenatori più vincenti nell'intera storia della Serie D italiana.
Il tecnico originario di Verona aveva già lasciato il segno con Poggese, Gozzano, Lecco e Rimini. Ora aggiunge un quinto sigillo alla sua collezione, portando i bresciani in un territorio che la società non aveva mai esplorato: il calcio professionistico.
Quando Gaburro ha accettato la panchina del Desenzano, non si trattava di una destinazione scontata. Dopo due stagioni trascorse in Serie C, il tecnico si trovava davanti a un bivio esistenziale e professionale. Attendere un'altra chiamata dalla terza serie o rimettersi in discussione, tornando nella quarta. Ha scelto la seconda strada, consapevole dei rischi ma anche delle potenzialità.
"Ogni volta che vinco un campionato è come se fosse la prima volta", ha dichiarato ai microfoni di Storie di Calcio, trasmissione in onda su TMW Radio. "Ho passato due anni in Serie C ed ero a un bivio, tra il decidere se aspettare ancora o rimettermi in gioco, come ho fatto spesso in carriera. Desenzano era un rischio, ma in un contesto che aveva tutte le carte in regola per salire e ci siamo riusciti al secondo anno".
Un dettaglio non secondario accomuna questa esperienza a quella vissuta con il Gozzano: anche il club del Lago di Garda, come i piemontesi a suo tempo, non aveva mai calcato i palcoscenici del calcio professionistico. Portare una società per la prima volta tra i professionisti rappresenta qualcosa di più di una semplice vittoria sportiva, e Gaburro sembra percepirlo con chiarezza ogni volta.
Nel racconto del tecnico veronese emerge anche il preciso istante in cui la certezza ha preso il sopravvento sull'incertezza, quando il sogno ha smesso di essere tale per diventare realtà concreta.
"Alla terz'ultima giornata, quando abbiamo vinto a Imola in inferiorità numerica e le due rivali hanno perso, abbiamo capito che il sogno poteva realizzarsi", ha spiegato Gaburro. Una vittoria in dieci uomini, lontano dalle mura amiche, con le concorrenti che inciampavano simultaneamente: il tipo di congiunzione astrale che trasforma una rincorsa in un trionfo.
La conversazione con Storie di Calcio non si è limitata al presente. Gaburro ha ripercorso con onestà anche le pagine meno brillanti della sua carriera, quelle scelte che, a distanza di tempo, giudica con occhio critico.
"Sbagliai ad andare a Olbia dopo Rimini, così come sbagliai a scegliere il Gravina dopo il Lecco, ma in quel momento mi sembravano scelte giuste", ha ammesso senza reticenze. Due passi falsi che il tecnico riconosce apertamente, pur contestualizzandoli nella logica del momento in cui furono compiuti. Le decisioni, nel calcio come nella vita, si prendono con le informazioni disponibili, non con il senno del poi.
Tra i temi affrontati nell'intervista, Gaburro ha voluto fare chiarezza anche su una vicenda che aveva alimentato speculazioni: il presunto rifiuto alla proposta del Livorno.
"Non è vero che ho rifiutato", ha precisato il tecnico. "Ci siamo visti tre volte col presidente, era una bella opportunità ma volevo restare in C". Una smentita netta alla versione che circolava, accompagnata però da una riflessione retrospettiva che lascia trasparire qualche ripensamento: "A posteriori, forse sarebbe stato meglio scendere in D da loro che andare a Olbia".
Una valutazione che il tecnico formula guardando indietro, senza però trasformarla in rimpianto dichiarato. La carriera di Gaburro, del resto, è fatta di scelte, alcune riuscite e alcune no, ma tutte appartenenti a un percorso che lo ha portato a diventare un punto di riferimento assoluto nella quarta serie italiana.
Cinque promozioni in Serie C. Una storia ancora in corso.
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