Nel calcio si dice spesso che non esistono più le mezze stagioni. A Grosseto, invece, hanno deciso che non esistono più le età. Basta guardare la classifica del Girone E di Serie D per capire che qualcosa di anomalo – e di meraviglioso – sta accadendo in Maremma. I biancorossi non stanno semplicemente vincendo: stanno dominando. Un +12 sul Seravezza che suona già come una sentenza, con il miglior attacco e la miglior difesa a fare da sigillo di garanzia.

Ma se scavate sotto la superficie dei numeri, troverete l'architettura di un capolavoro basato su un paradosso: il Grosseto è guidato dalla coppia più "improbabile" e affascinante d'Italia.


Da una parte c'è la scrivania, occupata da Francesco Lamioni. Ha 25 anni. In molte aziende a quell'età si è stagisti, lui è il Presidente. Figlio del patron Giovanni, Francesco non è un prestanome messo lì per figura, ma un tifoso viscerale che ha fatto la gavetta nel CdA prima di prendere il timone. Rappresenta l'energia, la freschezza, la visione moderna di un club che vuole uscire dal purgatorio della D dopo quattro anni.

Dall'altra parte c'è la panchina, regno indiscusso di Paolo Indiani. Di anni ne ha 72. È l'Highlander delle categorie minori, un "santone" del calcio di provincia che sta inseguendo la sua dodicesima promozione in carriera.
Il segreto del Grosseto è tutto qui: nell'abbraccio tra l'incoscienza ambiziosa di un venticinquenne e la saggezza tattica di un settantaduenne. Dove non arriva l'entusiasmo del "ragazzino", arriva l'esperienza del "mago". Un mix letale per le avversarie.


Questa filosofia schizofrenica ma vincente si specchia perfettamente in campo. Indiani, che potrebbe essere il nonno del suo presidente, non ha paura di lanciare chi ha la carta d'identità ancora fresca di stampa.
Il simbolo di questo coraggio è tra i pali: Marcu, classe 2007. Mentre mezza Serie D cerca portieri esperti per non rischiare, il Grosseto affida la porta a un sedicenne scuola Juve, protetto però da un sistema difensivo di ferro. E poi c'è Ciraudo, stantuffo scuola Viola, o i "veterani" del 2002 come Fiorani e Sacchini (l'uomo che ha steso il Ghiviborgo, dimostrando che i gol pesanti non hanno età).

A tenere insieme i pezzi ci pensa Manzerli, classe '93, il bomber che traduce in gol la mole di gioco di una squadra che diverte e si diverte.


Il progetto Grosseto ci insegna una lezione importante: per vincere non servono solo i soldi (che pure la famiglia Lamioni ha investito), serve identità. Il Grosseto ha scelto di essere un laboratorio dove l'esperienza guida il talento, senza soffocarlo.
Con 12 punti di vantaggio, la Serie C non è più un miraggio, ma un appuntamento da non mancare. E quando succederà, sarà bello vedere sul palco della festa il venticinquenne e il settantaduenne alzare la coppa insieme. La prova che nel calcio, come nella vita, le idee migliori non hanno data di scadenza.

Sezione: Serie D / Data: Gio 05 marzo 2026 alle 11:30
Autore: Anna Laura Giannini
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