Dicono che per vincere i campionati servano i bomber. Vero, e il Barletta con Malcore e Da Silva non si è certo nascosto. Ma nel Girone H, l'inferno calcistico del sud, c'è una legge non scritta che vale più di ogni altra: vince chi non prende gol. O meglio, vince chi ha Gabriel Fernandes.
Mentre gli altri si limitano a contare i clean sheet – e siamo a quota 19 su 26 gare, un dato che definire mostruoso è riduttivo – c'è una storia nella storia che merita di essere raccontata e che va oltre la semplice statistica. Quella del Barletta non è solo una cavalcata verso la Lega Pro, è il tentativo di compiere un'impresa statistica quasi mistica da parte del suo numero uno.
Se la concorrenza parla di "segreto", noi preferiamo parlare di garanzia. Gabriel Fernandes non è capitato a Barletta per caso. Il presidente Romano ha ingaggiato uno specialista. L'estremo difensore biancorosso è reduce da due promozioni consecutive in Serie C: prima ha blindato la porta dell'Altamura, poi quella del Casarano. Due anni, due campionati vinti. Ora, all'ombra del "Puttilli", Fernandes sta cercando il Triplete personale. Una "regola del tre" che trasformerebbe la sua carriera in leggenda per la categoria.
In campo scende una certezza psicologica, prima che tecnica: quando hai tra i pali uno che "sa come si fa", la difesa respira diversamente. E i risultati si vedono: 17 presenze per lui, una sicurezza disarmante e quella sensazione, confermata contro la Paganese, che per fargli gol serva un miracolo balistico.
Ma sarebbe ingeneroso ridurre tutto ai guantoni di Fernandes. Se il Barletta è una macchina da guerra, il merito è dell'architetto che ha ridisegnato la statica dell'edificio: Paci.
Subentrato in una situazione che rischiava di diventare limacciosa, dopo quel pareggio scialbo ad Andria, il tecnico di Fermo non ha solo portato vittorie. Ha portato il cinismo.
Il dato che fa tremare le gambe al Martina e alle altre inseguitrici non è l'attacco, ma la resilienza. Nelle ultime dieci giornate, il Barletta ha subito appena due reti. Sette vittorie e tre pareggi. Non è solo "difesa", è dominio territoriale. La squadra ha smesso di specchiarsi e ha iniziato a martellare, trasformando ogni vantaggio minimo in una sentenza. Le reti di Laringe e Lattanzio nell'ultimo turno sono la firma, ma il foglio protocollo intonso consegnato all'arbitro è il vero messaggio al campionato.
Ora arriva il bello. Il margine sulle inseguitrici è rassicurante, ma la storia del Girone H insegna che i festeggiamenti anticipati portano sfortuna. Eppure, guardando negli occhi Gabriel Fernandes, si ha l'impressione che il destino abbia già scelto la sua rotta.
C'è chi ha i bomber da 20 gol e chi ha il "talismano" con i guanti. E in questo momento, a Barletta, nessuno farebbe a cambio. Perché se l'attacco vende i biglietti, Fernandes e il muro eretto da Paci stanno prenotando l'abbonamento per la Serie C.
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