Se vi fermate a guardare la fredda matematica della classifica, rischiate di non capire nulla di quello che succederà domenica. Chi si limita a leggere i numeri – come fanno su altre testate – vi racconterà la solita, banale storia del "testacoda". Ma il Girone I di Serie D non è un foglio di calcolo, è fango, sudore e nervi tesi. E la sfida tra Messina e Nissa è il concentrato perfetto di tutto questo: un crocevia brutale dove la disperazione di chi affoga incontra le vertigini di chi sogna di volare.
Da una parte c'è la sopravvivenza, dall'altra il paradiso. In mezzo, novanta minuti in cui è davvero vietato sbagliare, ma per motivi diametralmente opposti.
La narrazione attorno al Messina non può limitarsi al quindicesimo posto e ai 23 punti. I giallorossi di mister Feola sono una squadra che gioca da mesi con un macigno sulle spalle: quella pesante penalizzazione inflitta a inizio stagione ha cambiato i connotati psicologici dell'annata. Giocare sapendo di avere punti decurtati logora la mente, ma forgia anche il carattere.
Oggi il Messina è a -4 dalla salvezza diretta (occupata dal Ragusa), impantanato in una tonnara che comprende Acireale, Sancataldese e Vibonese. Ma attenzione a dare i giallorossi per spacciati. I soli due pareggi nelle ultime quattro gare parlano di una squadra in difficoltà di risultati, è vero, ma che in casa è pronta a erigere le barricate. Il Messina non ha più margini d'errore: ogni pallone recuperato, ogni contrasto vinto deve essere vissuto come una finale di Champions League. Per Feola non è più questione di tattica, ma di fame. Chi ha più fame, in Serie D, spesso fa saltare il banco.
Dall'altro lato del ring c'è la Nissa di Francesco Di Gaetano. Una stagione fin qui clamorosa, un quarto posto a quota 47 punti in coabitazione con una corazzata come la Reggina. Ma c'è un "però" grande quanto una casa, che rischia di trasformare il sogno promozione in un'illusione.
I biancoscudati non perdono da due mesi, un rullino di marcia invidiabile, eppure arrivano da due pareggi consecutivi. Nel calcio dei tre punti, la "pareggite" è un virus silenzioso che ti tiene a galla ma ti allontana dalla vetta. E la vetta, oggi, scotta: l'Athletic Club Palermo (51) e il Savoia (50) non aspettano nessuno. Se la Nissa vuole davvero trasformare questa stagione da "ottima" a "leggendaria", deve smettere di accontentarsi.
Andare a Messina con l'idea di gestire la partita sarebbe un suicidio perfetto. La squadra di Di Gaetano deve ritrovare l'istinto del killer, quella spietatezza negli ultimi sedici metri che nelle scorse settimane è leggermente mancata. Contro una squadra disperata come il Messina, o azzanni subito la partita, o rischi di rimanere intrappolato in una ragnatela di nervosismo e falli tattici.
Ecco perché Messina-Nissa è la partita di cartello del weekend. È la classica buccia di banana per la big, ed è l'occasione della vita per la pericolante. Da una parte un ambiente che chiede a gran voce un moto d'orgoglio per uscire dall'incubo playout; dall'altra una squadra che sa che, per cucirsi addosso i panni della vera anti-Palermo e anti-Savoia, deve espugnare campi sporchi e cattivi come questo.
Mettetevi comodi: nel Girone I sta per suonare il gong. E qualcuno, al 90esimo, rischia di farsi molto, molto male.
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