Domenica sera, mentre i fumogeni coloravano le strade e la città si stringeva attorno alla propria squadra, Pierfrancesco Strano è stato l'ultimo a salire sul palco della promozione. Una scelta quasi simbolica, quella di restare nell'ombra, per un uomo che tuttavia ha avuto un ruolo centrale nel riportare il Treviso Calcio tra i professionisti dopo tredici anni di attesa.

A certificare il suo contributo sono state anche le parole del presidente Alessandro Botter, che nel descrivere il gruppo promosso ha parlato di «uomini veri prima ancora che di giocatori forti». Una distinzione non casuale, che rivela la filosofia alla base di una stagione costruita con metodo e consapevolezza.

Interrogato sul momento in cui ha maturato la certezza che la squadra potesse vincere il campionato, Strano non ha esitato a riportare la mente al periodo iniziale della preparazione. «Già in ritiro si respirava l'aria giusta», ha dichiarato il direttore sportivo in una intervista al quotidiano "La Tribuna di Treviso". «Le vittorie in fila contro Clodiense, Cjarlins e Luparense dopo la sconfitta con il Legnano in casa siano state fondamentali per la vittoria finale».

Una sequenza di risultati che ha dato carattere e identità a un gruppo costruito in poco tempo, con giocatori provenienti da realtà diverse ma capaci di amalgamarsi in fretta. Non un processo scontato, né semplice.

Sul tema della coesione di gruppo, Strano ha confermato la visione espressa dal presidente, attribuendo però il merito principale ai giocatori stessi e allo staff tecnico. «Botter ha pienamente ragione. Lo spogliatoio è composto da ragazzi intelligenti, di personalità», ha spiegato. Un dato eloquente a sostegno di questa lettura: quattro elementi della rosa — Gucher, Munaretto, Scotto e Martinelli — nella stagione precedente erano capitani nelle rispettive squadre. Profili abituati alla responsabilità, alla gestione dello spogliatoio, alla leadership nei momenti difficili.

«A rendere il gruppo coeso son stati bravi loro ed il mister con lo staff tecnico. Da parte mia ho cercato di dare equilibrio e stabilità anche con tutte le componenti che gravitano intorno al gruppo squadra», ha aggiunto Strano, delineando così il proprio ruolo come elemento di raccordo e continuità tra le diverse componenti societarie.

Con la promozione in tasca, l'attenzione si sposta inevitabilmente sul prossimo capitolo: la costruzione di una rosa competitiva per la Serie C. Anche in questo caso, il direttore sportivo ha tracciato un profilo ben preciso del tipo di giocatore che verrà cercato sul mercato. «Ripartiremo sempre dallo stesso mantra, prima uomini e poi calciatori», ha dichiarato Strano. «Dopodiché verranno inseriti ragazzi che vedono Treviso come la piazza importante che è e che saranno motivati al 100%».

Una filosofia che non lascia spazio a scorciatoie o a logiche puramente numeriche. Sul piano tecnico, il direttore sportivo ha preferito rimandare le valutazioni a un momento successivo, in accordo con l'allenatore: «Per il resto tecnicamente vedremo più avanti con il mister cosa e dove andrà inserito».

Uno dei nodi più delicati riguarda la possibilità di trattenere i protagonisti della promozione. Strano ha riconosciuto apertamente che si tratterà di un processo non privo di sacrifici. «Contano entrambi, purtroppo dovrò fare delle scelte che già so saranno dolorose per me», ha ammesso. «Proveremo a dare continuità ma ricordandosi sempre che i matrimoni si fanno in due. Ancora è presto per parlarne e a breve inizierò i colloqui con i singoli giocatori».

Una formula, quella del «matrimonio in due», che suggerisce un approccio bilaterale: la società è disposta a investire sulla continuità, ma si aspetta da parte dei giocatori una pari volontà di restare.

Con il salto in Serie C arrivano anche nuove regole, in particolare sul fronte dei giovani calciatori. Strano ha voluto tuttavia precisare un aspetto spesso frainteso: «Vorrei puntualizzare che il minutaggio non è obbligatorio». Una distinzione tecnica importante, che smonta alcune letture semplificate del regolamento.

Sul fronte economico, il direttore sportivo ha poi illustrato una strategia che guarda al medio periodo: «Con le nuove norme che entreranno in vigore la prossima stagione gli introiti potrebbero diminuire ancora. L'idea che abbiamo in mente oggi è quella di patrimonializzare la società acquistando giovani profili e creando loro il percorso giusto di crescita e maturazione». Un modello che punta alla valorizzazione interna piuttosto che agli acquisti a titolo definitivo di profili già formati, con un occhio attento alla sostenibilità finanziaria del club.

A chiudere il cerchio, la dimensione più umana di una stagione che ha restituito emozioni autentiche a una città intera. Strano ha raccontato di aver assistito a scene difficili da dimenticare: «Ho conosciuto persone che vivono per il Treviso, visto persone piangere di gioia e questo è stato fantastico». E di fronte a tanto trasporto popolare, la promessa che il direttore sportivo si sente di fare non cambia rispetto a quella dell'anno scorso: «Farò il meglio possibile per cercare di renderli felici ed orgogliosi della propria squadra».

Tredici anni sono un tempo lungo nella vita di un club e nella memoria dei suoi tifosi. Ora che il professionismo è tornato, la sfida è costruire qualcosa di duraturo. Strano sembra avere le idee chiare su come farlo.

Sezione: Serie D / Data: Mar 28 aprile 2026 alle 21:30
Autore: Andrea Villa
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