Due stagioni di fila in Serie D con la permanenza assicurata, entrambe le volte, con largo anticipo rispetto alla fine del campionato. È il bilancio dell'Oltrepò, società calcistica che negli ultimi anni ha trasformato le proprie ambizioni in risultati concreti, costruendo un modello vincente attorno alla valorizzazione dei giovani talenti del territorio.
La seconda salvezza consecutiva nella quarta serie nazionale non è arrivata per caso. Dietro c'è un progetto strutturato, sostenuto da programmazione, investimenti mirati e una filosofia chiara: puntare sui giovani, sia nel settore giovanile sia in prima squadra. Un percorso che procede nonostante le difficoltà oggettive che, come ammettono gli stessi protagonisti, non mancano mai.
L'Oltrepò ha chiuso la stagione con 50 punti effettivi conquistati sul campo — 47 effettivi, ma 50 di campo, al netto della penalizzazione di 3 punti — raggiungendo la Casatese Merate, seconda forza del campionato, e fermandosi a soli 3 punti dalla capolista Folgore Caratese, formazione poi promossa in Serie C. Un rendimento straordinario per una squadra che, sulla carta, aveva obiettivi ben più contenuti.
Particolarmente significativo il rendimento in trasferta: su 50 punti complessivi, ben 32 sono arrivati lontano dalle mura amiche, dato che fotografa con chiarezza la solidità e la mentalità della rosa.
La festa finale si è consumata negli spogliatoi di Villa d'Almè, in casa Villa Valle, con il presidente Fabrizio Catenacci descritto come raggiante, circondato dallo staff, dal direttore sportivo Cera e dalla squadra al completo.
Il tratto distintivo di questa Oltrepò è la giovane età della rosa. Nel panorama della Serie D nazionale, contando i 19 gironi del campionato, i giocatori dell'Oltrepò si sono distinti come tra i più giovani in assoluto. Non si tratta di una scelta dettata dalle circostanze, ma di una precisa linea societaria, portata avanti con coerenza da due allenatori diversi tra loro per approccio ma accomunati da un obiettivo: costruire un gruppo coeso.
Prima Maurizio Parolini, poi Pablo Granoche, hanno lavorato nella stessa direzione. Giovani come Lucino, Caremoli e Crivelli sono stati protagonisti di settimane di lavoro intenso per presentarsi sempre pronti alle sfide del campionato.
Il tecnico Granoche ha commentato il percorso con soddisfazione: «Ci sarebbe da dire tanto, sono felicissimo della crescita della rosa e dei singoli. La squadra è diventata sempre più solida, crescendo dopo ogni allenamento. Tanti sacrifici per raggiungere questo obiettivo, sono loro gli artefici», le parole del tecnico riportate dal quotidiano "La Provincia Pavese".
La stagione ha conosciuto anche la tensione dei playoff, affrontati sul sintetico del Villa Valle contro una squadra composta da singoli importanti e militante in una categoria superiore. In quel contesto, l'Oltrepò ha saputo riaffermare la propria identità di squadra compatta, capace di rispettare le scelte dell'allenatore in campo e fuori, al di là delle gerarchie individuali di partenza.
Il risultato della seconda salvezza consecutiva è stato raggiunto quest'anno con 90 minuti di anticipo rispetto alla fine del campionato — contro i 180 della stagione precedente — a testimonianza di una crescita reale e misurabile.
L'Oltrepò rimane una realtà profondamente radicata nel suo territorio, una «piccola gemma incastonata ai piedi di dolci colline», come potrebbe essere descritta Broni e la sua area calcistica. Un territorio ricco di realtà sportive, in cui puntare in alto — pur con fatica — è possibile, ma non scontato.
La società bronese ha dimostrato che un club di provincia può competere con continuità in Serie D senza snaturarsi, restando fedele a una visione di lungo periodo. Sul futuro, Granoche mantiene la riservatezza tipica di chi sa che nel calcio nulla va dato per acquisito: «Ne parleremo, c'era ancora un traguardo da raggiungere, con un -3 in classifica».
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