Con le sue giocate, Lorenzo Insigne si è trasformato nel trascinatore di un Pescara che, fino a qualche mese fa, sembrava destinato alla retrocessione. Ora i biancazzurri si giocano la permanenza nella categoria ai playout, e l'ex capitano del Napoli — intervenuto ai microfoni Rai in dichiarazioni riportate da pescarasport24.it — ha tracciato un quadro lucido della situazione, tra orgoglio personale, autocritica e fiducia nel gruppo.
Per Insigne, quello a Pescara non è un semplice ingaggio di fine carriera. È un cerchio che si chiude. «Per me è speciale essere tornato qui, dove tutto è iniziato 14 anni fa», ha dichiarato il fantasista. «Sono orgoglioso del percorso fatto finora, perché nulla è scontato: dietro ci sono tanti sacrifici. Pescara mi ha dato tanto: quando arrivai ero un ragazzo con il sogno della Serie A e, grazie a mister Zeman che ha creduto in me, sono riuscito a raggiungerla».
Fu proprio sulla costa adriatica che un giovane Insigne cominciò a farsi notare, sotto la guida di Zdeněk Zeman, prima di intraprendere la lunga e gloriosa avventura con il Napoli. Oggi, a stagione quasi conclusa, quel legame con la città si rinnova in un contesto completamente diverso, ma non meno intenso.
Con due sole giornate al termine della stagione regolare, il margine per gli errori è ridotto al minimo. «Mancano due partite e ora serve saper gestire i risultati», ha sottolineato Insigne. «Dobbiamo conquistare punti pesanti a tutti i costi, mantenendo alta la concentrazione dal primo all'ultimo minuto».
Un monito che suona anche come autocritica, alla luce di alcune prestazioni opache che hanno complicato il cammino della squadra. Il giocatore non ha usato giri di parole: «Nell'ultima gara siamo stati troppo statici e poco reattivi, come ha sottolineato anche il mister. Una squadra che lotta per salvarsi non può concedere certi gol, e purtroppo non è la prima volta che accade. Stiamo lasciando per strada punti fondamentali, spesso per cali di concentrazione e scarsa percezione del pericolo».
Una domanda lecita, in una squadra che ha accolto diversi giocatori reduci da lunghi periodi di inattività, è se alla radice delle difficoltà ci sia un problema atletico. Insigne esclude questa lettura. «Da gennaio esprimiamo un buon calcio, ma dobbiamo restare lucidi fino al fischio finale. Non credo sia un problema fisico: molti di noi, me compreso, arrivavamo da mesi di inattività, ma con lo staff abbiamo lavorato per ritrovare la condizione. È soprattutto una questione di attenzione».
Una diagnosi che sposta il problema dall'aspetto muscolare a quello mentale: la squadra sa giocare, ma fatica a mantenere la guardia alta per tutti e novanta i minuti. Un difetto che, in una lotta salvezza, può rivelarsi fatale.
A margine delle riflessioni tattiche, Insigne ha concesso anche un aneddoto più leggero, che racconta del clima di stima reciproca che circola negli spogliatoi della cadetteria. Dopo una recente partita, ha scambiato qualche battuta con Ignazio Abate, tecnico avversario ed ex compagno di nazionale. «A fine partita ho scherzato con Abate, dicendogli: 'Ma che studi Guardiola per far giocare così la tua squadra?'». Un complimento velato da ironia, rivolto a un allenatore che Insigne, evidentemente, stima. «Lui, come altri tecnici giovani, penso anche ad Aquilani, ha idee interessanti che mi piacciono».
Una riflessione che apre inevitabilmente la questione sul futuro dello stesso Insigne una volta appesi gli scarpini al chiodo. Ma su questo il diretto interessato frena: «Allenatore in futuro? C'è tempo: voglio continuare a giocare e divertirmi, mi sento ancora giovane».
In un finale di stagione che si preannuncia ad alta tensione, Insigne ha voluto sottolineare il ruolo fondamentale del pubblico pescarese. «Ora siamo ai playout dopo essere stati a lungo ultimi e staccati. I tifosi non ci hanno mai fatto mancare il loro supporto e c'è entusiasmo: saranno fattori determinanti in questo finale di stagione».
Una salvezza conquistata con il contributo della curva, dopo mesi in cui la classifica sembrava non lasciare scampo, avrebbe il sapore di un'impresa. E Lorenzo Insigne, da quando è tornato nella città che lo ha cresciuto, sembra avere tutta l'intenzione di viverla fino in fondo.
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