Con un totale di 3.132 minuti trascorsi sul rettangolo verde, Daniele Solcia si è consacrato come uno dei calciatori di movimento più impiegati dell'intero girone C di Serie C. Un traguardo di grande prestigio per il difensore centrale del Sorrento, classe 2001, che nonostante la giovane età vanta già un curriculum di tutto rispetto con oltre 150 presenze tra i professionisti. Cresciuto nel florido vivaio dell'Atalanta, Solcia ha saputo imporsi per continuità e affidabilità, diventando un pilastro insostituibile nello scacchiere tattico dei costieri.
In questa intervista esclusiva concessa ai microfoni di Notiziariocalcio.com, il centrale ha analizzato il percorso della squadra, capace di centrare l'obiettivo salvezza in un raggruppamento estremamente competitivo, soffermandosi poi sul proprio rendimento personale e sulle criticità legate alla mancanza di una sede fissa per le gare casalinghe.
Daniele, partiamo dal cammino del Sorrento: l’obiettivo salvezza è stato centrato. Che bilancio trai di questa annata?
«Sicuramente, dato che l'obiettivo è stato raggiunto, la stagione è da considerarsi buona; il fine principale era quello. Lungo il percorso abbiamo incontrato diversi ostacoli e molte difficoltà, ma quest'anno il girone si è rivelato molto competitivo e difficile. C'erano diverse squadre ben attrezzate, specialmente quelle che non lottavano per il titolo: le compagini di metà classifica mettevano chiunque in seria difficoltà. Il bilancio resta positivo, anche se si è trattato di un obiettivo conquistato con apparente facilità».
Sei tra i giocatori più presenti del campionato con 3.132 minuti giocati. Cosa si prova a essere un punto fermo di questa categoria?
«A dire il vero non ero a conoscenza di questo dato specifico, me lo aveva accennato giusto qualche familiare. Mi fa molto piacere, ma il mio unico obiettivo è sempre stato farmi trovare pronto ogni volta che venivo chiamato in causa. Ho giocato quasi tutte le partite e, se devo tracciare una linea, posso dirmi abbastanza soddisfatto della mia stagione personale. Sono state sfide quasi tutte toste: non ci è mai capitato di scendere in campo sicuri dei tre punti, ce li siamo sempre dovuti sudare».
Avete dovuto affrontare l’intera stagione lontano dallo stadio "Italia". Quanto ha pesato questa situazione?
«Sicuramente è un fattore che debilita e non aiuta. Giocare lontano sia da casa propria che dai propri tifosi è una condizione che, se non penalizza, di certo non fortifica. Non è stato facile, ma abbiamo pensato fin da subito che non dovesse diventare un alibi. I fatti ci hanno dato ragione, visto che abbiamo dimostrato il nostro valore conquistando la salvezza. L'unico rammarico è proprio questo: non essere riusciti a condividere i risultati insieme alla gente di Sorrento. Speriamo davvero che la questione stadio si possa sbloccare presto».
Il girone C ha rispettato le tue aspettative iniziali? Chi vedi favorita per i playoff?
«In linea generale penso di sì, le previsioni di inizio anno sono state più o meno rispettate. Se devo citare una sorpresa, dico il Casarano: da neopromossa mi ha stupito, li conoscevo poco e mi sono piaciuti molto. Per il resto, la classifica finale ha rispecchiato quella che era la mia idea iniziale. Sulla favorita per i playoff è una bella domanda... Nel nostro girone probabilmente indico il Catania, anche se con i pronostici non sono bravissimo. In generale, però, dico Ascoli».
Quali sono i tuoi pensieri riguardo al futuro?
«Sinceramente sono stato così assorto dalla stagione che, in questo momento, non mi sono ancora posto un obiettivo o un pensiero fisso. Finché ho un impegno da rispettare, lo faccio con il massimo della professionalità e della dedizione. Oggi sono un calciatore del Sorrento e continuo a esserlo a tutti gli effetti».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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