Il futuro dell'Imolese si trova attualmente sospeso sopra un baratro che mette a serio rischio la prosecuzione stessa del campionato di Serie D. Durante un recente incontro avvenuto presso il centro sportivo Bacchilega, il curatore fallimentare Alessandro Servadei ha tracciato un profilo estremamente critico della situazione economica in cui versa il club romagnolo, lanciando quello che suona come un ultimo e disperato appello.
La gestione in esercizio provvisorio, concessa dal Tribunale di Bologna dopo l'udienza del 12 febbraio, sta infatti esaurendo la propria spinta propulsiva a causa della mancanza di liquidità immediata. La cifra necessaria per arrivare a tagliare il traguardo della stagione regolare non è proibitiva in termini assoluti, ma risulta vitale: servono almeno 100mila euro per coprire le mensilità di aprile e maggio.
Questi fondi dovrebbero garantire non solo gli emolumenti della prima squadra, ma anche il sostentamento tecnico delle formazioni giovanili, cuore pulsante della società. Il punto focale della questione risiede nelle norme che regolano la liquidazione giudiziale, le quali impediscono categoricamente di accumulare nuovi debiti durante questa fase transitoria, a meno che non si palesi una reale volontà d'acquisto.
Al momento, nonostante l'importanza della piazza, l'imprenditoria locale sembra restare alla finestra. Servadei ha confermato che si sono registrati esclusivamente dei contatti di natura informale, ma sul tavolo del curatore non è ancora approdata nessuna proposta che possa definirsi concreta o vincolante. Un silenzio che pesa come un macigno sulla sopravvivenza dei colori rossoblù.
Eppure, chi decidesse di farsi avanti oggi si troverebbe davanti una società "ripulita" dalle pesanti pendenze che ne hanno causato il tracollo finanziario. Gli unici oneri restanti sarebbero quelli di natura sportiva, quantificati in circa 170mila euro, cifra che peraltro sarebbe dovuta solamente in caso di permanenza nella categoria attuale, mentre decadrebbe in caso di retrocessione in Eccellenza.
Il tempo però è il nemico numero uno: il limite massimo fissato per trovare una soluzione è la fine del mese di marzo. Oltre quella data, senza l'ingresso di capitali freschi o di una nuova proprietà, la gestione finanziaria non sarà più sostenibile e l'attività rischierebbe lo stop immediato, a meno che i tesserati non decidano di proseguire il proprio impegno in modo totalmente gratuito.
In questo scenario a tinte fosche, è emerso un barlume di speranza dalle parole del direttore generale Savini. Quest'ultimo, dimostrando un attaccamento non comune alla causa, ha ventilato l'ipotesi estrema di intervenire attingendo direttamente alle proprie risorse personali pur di evitare la chiusura definitiva del club e garantire la conclusione del percorso sportivo.
Sarebbe un gesto di puro cuore sportivo in una vicenda che, finora, è stata dominata esclusivamente da numeri e scadenze giudiziarie. La città di Imola e i tifosi restano ora in attesa di capire se questo grido d'aiuto smuoverà finalmente qualche investitore o se il sipario sull'Imolese Calcio sia destinato a calare tragicamente prima del tempo.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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