Non si è fatta attendere la replica ferocemente sentita di Valerio Antonini, presidente del Trapani, in risposta alla presa di posizione della tifoseria organizzata che ha recentemente annunciato azioni di contestazione nei confronti della sua gestione. Attraverso un lungo e amaro sfogo pubblicato sui propri canali social, il numero uno del club granata si è rivolto direttamente alla parte sana della piazza, rivendicando con orgoglio i traguardi raggiunti in un arco temporale estremamente ridotto e sottolineando il clima di tensione insostenibile che circonda la sua persona.
Secondo il patron, i risultati ottenuti sul campo e gli investimenti strutturali non sembrano essere stati sufficienti a garantire un clima di reciproco rispetto. «Non sono bastati quattro trofei vinti in appena due anni e mezzo, due salti di categoria conquistati giocando a calcio e il recupero di due impianti sportivi grazie a milioni di euro investiti con passione, per permettermi di operare in tranquillità e ricevere il minimo della decenza umana» ha esordito Antonini, visibilmente amareggiato per il trattamento ricevuto nonostante l'impegno profuso per rilanciare le sorti dello sport trapanese.
Il racconto del presidente si sposta poi su un piano molto più personale e inquietante, descrivendo un clima di intimidazione che avrebbe travalicato i confini della critica sportiva. Antonini ha denunciato di aver subito pesanti offese dirette alla propria famiglia, aggressioni verbali sistematiche e perfino minacce esplicite veicolate tramite il web, dove sarebbero stati mostrati anche dei coltelli. A suo dire, questa ondata di odio sarebbe stata alimentata da una regia occulta che intreccia logiche politiche e una parte dell'informazione locale, rea di aver coperto o giustificato tali comportamenti.
In merito alle accuse di scarsa trasparenza o di mancate promesse, il leader granata ha rispedito ogni addebito al mittente, definendo le critiche sulla programmazione come invenzioni prive di fondamento. «Mi vengono rinfacciate penalizzazioni che siamo certi verranno annullate a breve, mi accusano di non mantenere la parola quando ho onorato ogni impegno preso, parlando di un futuro incerto che esiste solo nella mente di chi vuole creare un nemico artificiale» ha ribadito il presidente, sottolineando quanto sia doloroso vedere lo sport trasformarsi in un veicolo di rancore anziché di fratellanza.
Un passaggio particolarmente duro del suo intervento riguarda quanto accaduto durante l'ultima gara casalinga, dove Antonini lamenta di aver dovuto assistere a oltre mezz'ora di insulti selvaggi urlati in presenza della moglie e dei figli. Il presidente ha evidenziato il paradosso di aver ricevuto rassicurazioni dai tifosi solo pochi giorni prima, salvo poi trovarsi davanti a uno scenario di totale ostilità. «Tutti i dirigenti delle squadre che ospitiamo restano senza parole di fronte a certi cori e striscioni, ricordando in che condizioni pietose versava lo stadio Provinciale prima della mia gestione» ha aggiunto con sdegno.
L'analisi del patron si estende poi a una critica più generale sul sistema calcio in Italia, dove troppo spesso si confonderebbe la passione ultras con il diritto alla prevaricazione e all'illegalità. Antonini ha citato il modello inglese come esempio da seguire, ricordando come nel Regno Unito certi atteggiamenti violenti siano stati eradicati con la certezza della pena, il Daspo a vita e il carcere, permettendo a famiglie e bambini di tornare a frequentare le tribune in totale sicurezza.
«In Inghilterra chi semina odio finisce dietro le sbarre e le regole si applicano a tutti senza alcuna eccezione, mentre da noi sembra che certi comportamenti siano considerati normali» ha denunciato con forza, invocando l'intervento deciso delle istituzioni, delle forze dell'ordine e della giustizia ordinaria per arginare una deriva che, secondo la sua visione, rischia di finire sotto l'influenza di contesti poco chiari o addirittura legati alla criminalità.
Nonostante il clima pesante, Valerio Antonini ha confermato la volontà di non arrendersi e di proseguire la sua battaglia per un calcio pulito e regolamentato. Se da un lato si dice pronto ad accogliere qualsiasi critica che sia costruttiva e posta nell'interesse esclusivo del Trapani, dall'altro garantisce che non indietreggerà di fronte a minacce o intimidazioni di alcun tipo, sottolineando che il rispetto reciproco deve essere la base fondamentale per ambire a traguardi sempre più ambiziosi.
Il monito finale rivolto alla città è carico di preoccupazione per le sorti future del club qualora questo clima dovesse persistere. Il presidente ha avvertito che, se si dovesse tornare a navigare nei campionati minori di periferia senza prospettive, molti si renderanno conto troppo tardi di ciò che è andato perduto. «Ho dato ogni mia energia e continuerò a farlo, ma non mi vedrete mai in ginocchio davanti a chi sceglie la violenza come mezzo di comunicazione: vado avanti con dolore, ma a schiena dritta» ha concluso il massimo dirigente.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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