L'Olbia Calcio ha intrapreso un'azione formale presso il Collegio Arbitrale della Lega Nazionale Dilettanti, presentando una domanda di arbitrato nei confronti del calciatore Fabrizio Morel Buschiazzo, attualmente tesserato con la società per la stagione sportiva 2025/2026. L'iniziativa giudiziaria nasce da contestazioni che la dirigenza bianca definisce come gravi violazioni degli obblighi contrattuali da parte del giocatore.
Secondo la ricostruzione fornita dal club, la situazione si sarebbe deteriorata progressivamente a partire dal 15 gennaio 2026, data che segna l'inizio di una serie di comportamenti che la società considera dannosi sia per gli interessi della squadra sia per quelli dell'intera organizzazione sportiva. Le contestazioni mosse dall'Olbia riguardano principalmente l'affidabilità professionale dell'atleta e il suo atteggiamento nei confronti degli impegni agonistici.
Il nucleo centrale delle accuse riguarda l'assenza ingiustificata del calciatore dalle sedute di allenamento, condotta che avrebbe compromesso la preparazione atletica e la coesione del gruppo squadra. A questo si aggiungerebbero episodi ancora più gravi verificatisi in occasione di due incontri ufficiali di campionato, entrambi conclusisi con un risultato negativo per la formazione sarda.
Nel match disputato contro la Nocerina il 1° febbraio scorso, Morel Buschiazzo avrebbe opposto un netto rifiuto alla richiesta di entrare in campo, privando così l'allenatore di una risorsa tecnica nel corso della partita. Il comportamento si sarebbe ripetuto due settimane dopo, il 15 febbraio, in occasione della sfida contro il Montespaccato Roma, quando il giocatore avrebbe nuovamente declinato di scendere in campo. Entrambe le gare si sono concluse con la sconfitta dell'Olbia, aggravando una situazione di classifica già complessa.
Oltre alle mancanze relative agli impegni agonistici e alle sedute di allenamento, la società contesta al calciatore anche atteggiamenti di aperta insubordinazione. Sarebbero emersi, infatti, episodi di contrasto verbale con un componente dello staff tecnico, situazioni che il club giudica incompatibili con le norme che regolano il rapporto professionale tra atleta e società sportiva. Tali condotte violerebbero il principio di rispetto reciproco che deve caratterizzare l'ambiente lavorativo all'interno di una struttura calcistica.
La decisione di ricorrere alla giustizia sportiva rappresenta per l'Olbia una scelta obbligata per tutelare la propria posizione in un periodo particolarmente delicato della stagione. La squadra è infatti impegnata nella difficile battaglia per la permanenza nella categoria, e ogni elemento di distrazione o conflittualità interna rischia di compromettere gli sforzi collettivi finalizzati al raggiungimento della salvezza.
Attraverso questa iniziativa legale, la dirigenza bianca intende proteggere non soltanto gli aspetti economici e contrattuali legati al rapporto con il tesserato, ma anche l'immagine della società e quei principi di professionalità e disciplina che costituiscono i pilastri del progetto sportivo. La vicenda solleva interrogativi sul delicato equilibrio tra diritti individuali e doveri professionali nel mondo del calcio dilettantistico, dove le dinamiche contrattuali assumono spesso contorni complessi.
Il club ha manifestato piena fiducia nelle istituzioni della giustizia sportiva, affidandosi al Collegio Arbitrale della LND per la risoluzione di una controversia che mette in discussione la validità stessa del vincolo contrattuale. L'esito del procedimento arbitrale potrebbe avere conseguenze significative sia sul piano economico, con eventuali risarcimenti o sanzioni, sia sul piano sportivo, determinando la futura disponibilità o meno del giocatore per la causa bianca.
La vicenda di Morel Buschiazzo si inserisce in un contesto più ampio che vede sempre più frequentemente atleti e società ricorrere agli strumenti della giustizia sportiva per dirimere contenziosi di natura contrattuale. Il fenomeno evidenzia la necessità di meccanismi di tutela efficaci per entrambe le parti, in un sistema dove le aspettative reciproche devono trovare garanzia nel rispetto delle norme federali e degli accordi sottoscritti.
L'Olbia, dal canto suo, ha ribadito la volontà di procedere con determinazione nella difesa dei propri diritti, ritenendosi parte lesa in una situazione che ha inciso negativamente sul rendimento della squadra in un momento cruciale del campionato. La procedura arbitrale avviata rappresenta dunque uno strumento attraverso cui la società intende ristabilire il rispetto delle regole e dei valori che dovrebbero governare il rapporto tra club e tesserati.
Resta ora da attendere lo sviluppo del procedimento davanti al Collegio Arbitrale, che dovrà valutare la fondatezza delle accuse mosse dal club e stabilire se effettivamente le condotte contestate al calciatore configurino una grave inadempienza contrattuale meritevole di conseguenze sul piano sportivo e disciplinare. La decisione arbitrale costituirà un precedente rilevante per casi analoghi che dovessero verificarsi nel panorama calcistico dilettantistico italiano.
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