Il sistema VAR si appresta a vivere una fase di trasformazione sostanziale. L'evoluzione della tecnologia applicata all'arbitraggio calcistico procederà con tempistiche accelerate, anche in considerazione della prossima rassegna mondiale che si disputerà negli Stati Uniti, in Canada e in Messico. L'urgenza di apportare modifiche concrete al protocollo attuale è emersa con chiarezza durante il recente briefing tenuto a Washington in occasione del sorteggio.
Pierluigi Collina ha confermato la necessità di interventi sul sistema, partendo da alcuni elementi che risultano ormai superati rispetto all'impostazione originaria. Tra questi, il concetto di "chiaro ed evidente errore", rimasto invariato sin dall'introduzione della tecnologia ma che oggi, con la diffusione televisiva capillare, appare anacronistico. Ogni errore arbitrale risulta infatti chiaro ed evidente quando analizzato dalle telecamere, rendendo il criterio di valutazione obsoleto.
Tra le novità allo studio figura l'implementazione del controllo sui calci d'angolo, una modifica che punta a ottenere il massimo rendimento con il minimo dispendio di tempo. La questione ha assunto particolare rilevanza dopo recenti episodi controversi, come quello che ha coinvolto Milan e Lazio durante un match di Coppa Italia, dove il club rossonero ha contestato la decisione sul corner dal quale è scaturita la rete della formazione capitolina.
Collina ha illustrato la logica dietro questa innovazione: «I difensori centrali che salgono per un angolo impiegano un tempo sufficiente per il VAR per controllare se sia angolo o no». Il momento in cui i giocatori più alti si posizionano in area offre dunque una finestra temporale adeguata per verificare la correttezza della decisione, senza causare interruzioni significative nel ritmo della partita.
La scelta di includere i calci d'angolo tra le situazioni sottoposte a verifica tecnologica non è casuale: da queste situazioni di gioco possono nascere reti determinanti per l'esito del match. Non a caso, il regolamento prevede già che il portiere che trattenga il pallone per oltre otto secondi conceda un corner alla squadra avversaria, evidenziando l'importanza strategica di questa fase di gioco.
Un fronte particolarmente sentito dalla classe arbitrale internazionale riguarda il contrasto alle simulazioni. Gianluca Rocchi, a margine di un incontro formativo svoltosi a porte chiuse, ha espresso una posizione netta sulla questione, definendo il comportamento di chi simula come odioso: «Peggio una simulazione di un rigore non visto».
La Fifa sta percorrendo la medesima direzione, come confermato dallo stesso Collina durante un'intervista rilasciata al canale qatariota Al Kass Sports. Il responsabile arbitrale ha illustrato una nuova regola sperimentata in Coppa d'Arabia, secondo la quale ogni giocatore che riceve assistenza medica in campo dal proprio staff sanitario deve rimanere fuori dal terreno di gioco per due minuti effettivi. L'obiettivo è chiaro: scoraggiare le perdite di tempo simulate e le tattiche dilatorie che alterano il regolare svolgimento delle partite.
L'iniziativa ha suscitato commenti ironici tra gli addetti ai lavori. All'IBC Center di Lissone, sede operativa del VAR italiano, circolava la battuta: «Scommettiamo che non esce più nessuno?», testimoniando l'aspettativa che questa misura possa produrre effetti concreti sul comportamento dei calciatori.
Un'altra area di intervento riguarda il secondo cartellino giallo, quello che determina l'espulsione di un calciatore. Come per i rigori considerati dubbi, anche l'inferiorità numerica può rivelarsi decisiva nell'economia complessiva di una partita. Per questo motivo, la tendenza è verso un controllo più accurato anche di queste situazioni, per garantire che le decisioni siano prese con la massima certezza possibile.
L'approccio riflette una filosofia generale: ridurre al minimo le perdite di tempo, preservare lo spirito del gioco, aumentare trasparenza e controllo. Ogni verifica diventa uno strumento per migliorare la qualità complessiva dell'arbitraggio.
Emerge tuttavia un nodo critico che riguarda la preparazione e l'esperienza di chi opera dietro agli schermi del VAR. Sebbene Rocchi non possa esprimersi apertamente su questo aspetto, la questione della qualità degli operatori rappresenta certamente un elemento problematico nel contesto italiano.
Dei venticinque Video Match Official attualmente operativi nel nostro Paese, soltanto Mazzoleni vanta un passato da arbitro internazionale. Tra gli altri figurano professionisti che hanno diretto un numero limitatissimo di partite in Serie A. La differenza tra avere al VAR un arbitro con solida esperienza sul campo e affidarsi a operatori preparati tecnicamente ma con scarso vissuto arbitrale sul terreno di gioco risulta significativa.
Per questo motivo si sta valutando un ritorno alle origini, quando al monitor si alternavano gli arbitri più esperti che non erano impegnati quella domenica. Sette anni fa, all'introduzione del VAR, dietro agli schermi si avvicendavano professionisti del calibro di Rizzoli e dello stesso Rocchi. Un esempio virtuoso è rappresentato da Irrati, divenuto il miglior operatore VAR italiano, tanto che la Fifa lo ha nominato formatore internazionale.
Ripristinare questa prassi significherebbe garantire, anche nelle situazioni più complesse e controverse, la presenza di sensibilità arbitrali consolidate, frutto di anni di esperienza diretta sul campo. Un approccio che si contrappone ad atteggiamenti considerati inadeguati per questo ruolo delicato.
La direzione appare tracciata: il VAR evolverà per diventare uno strumento sempre più preciso e meno invasivo, capace di preservare la fluidità del gioco senza rinunciare alla correttezza delle decisioni. I Mondiali del 2026 rappresenteranno il banco di prova per verificare l'efficacia di queste innovazioni su scala globale.
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