Pasquale Luiso non ha bisogno di grandi presentazioni. Il "Toro di Sora", icona del calcio italiano anni '90 e oggi tecnico di spessore, reduce dalle ultime esperienze tra Serie D e Serie C, viene da una stagione trascorsa lontano dai campi. Una scelta sofferta ma necessaria, dettata dalla volontà di risolvere definitivamente un problema fisico che lo ha condizionato negli ultimi anni, proprio dopo aver firmato due salvezze pesantissime e quasi insperate con Chieti e Acerrana.
Noi di Notiziariocalcio.com abbiamo contattato l'ex allenatore, tra le altre, di Sora e Celano per capire innanzitutto come ha vissuto questa annata e quali sono le sue prospettive in vista della prossima stagione.
Mister, è stato un anno senza panchina. Come ha vissuto questi mesi lontano dal rettangolo verde?
«È stata una mia scelta. In estate non si era presentato nulla di davvero galvanizzante e così mi sono dato l'obiettivo di mettermi a posto fisicamente. Mi sono operato alle anche; è stato un iter lungo, un percorso impegnativo, ma sono quasi giunto alla fine. Ho effettuato l'intervento ad entrambe le anche e ora sono finalmente pronto a ripartire. Sto già facendo qualche colloquio, vediamo cosa succederà. Negli ultimi due anni, a Chieti e Acerra, ho portato a casa due salvezze che definirei miracolose, e ora voglio rimettermi in gioco con la stessa grinta».
A proposito di Chieti e Acerrana, che ricordi ha di queste due ultime esperienze?
«A Chieti sono stato bene e siamo riusciti a salvarci con una squadra forte. Io arrivai sostituendo Iezzo in un periodo decisamente critico. Poi la società è cambiata e l'estate del 2024 è stata piuttosto turbolenta. Anche ad Acerra la situazione era complessa: sono arrivato con la squadra al terzultimo posto e un digiuno di vittorie che durava da due mesi e mezzo. Ci siamo salvati senza passare dai playout, ma la scorsa estate non c'erano i presupposti tecnici per continuare. Mi dispiace molto per il presidente, che è una persona squisita, e mi addolora che abbiano vissuto una stagione così negativa; ci teneva tantissimo, specialmente nell'anno del centenario».
Il suo soprannome, "Toro di Sora", la lega indissolubilmente al club bianconero. Segue ancora le sorti della squadra della sua città?
«Io vivo a Sora e seguo costantemente il Sora. Non c'è stato alcun approccio con l'attuale società, ma resto un loro grande sostenitore e spero vivamente che riescano a salvarsi. Domenica scorsa hanno ottenuto una vittoria fondamentale. Qualche mese fa sembravano già al sicuro, ora invece il discorso è tornato aperto, ma mi auguro che possano festeggiare la permanenza in categoria già domenica prossima, senza dover passare per la lotteria dei playout».
Uno dei temi più caldi in Serie D è la regola degli under. Qual è il suo pensiero in merito?
«Ho sempre sostenuto che non si debba obbligare un allenatore a far giocare un ragazzo solo perché è un under. Se un giovane del 2007 è bravo, il trentenne finisce in panchina senza problemi, ma non ci devono essere imposizioni. Spesso si va in difficoltà perché la squadra viene costruita partendo dagli under e solo dopo si pensa al resto. Sono del parere che bisognerebbe lasciare libere le società: si investe tanto e se non si indovinano i giovani giusti si fa una fatica tremenda. Trovare 2008 e 2009 validi per il prossimo anno sarà durissima. Non sono affatto contrario ai giovani, ci mancherebbe, ho allenato la Primavera sia al Vicenza che alla Juve Stabia, ma se trovo un giovane forte lo schiero a prescindere dal regolamento».
Cosa vede nel suo futuro professionale? Quali sono le sue ambizioni per la prossima stagione?
«Come dicevo, sto portando avanti dei colloqui. Mi piacerebbe molto tornare ad allenare in una Primavera 1, ma ho avuto anche qualche chiacchierata con club di Serie D. Ho tantissima voglia di questa categoria. Ora sono finalmente in forma, dopo tre anni in cui mi sono dovuto quasi trascinare sui campi per il dolore; oggi mi sento carichissimo e pronto per una nuova sfida».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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