Aurelio De Laurentiis ha scelto la conferenza stampa congiunta con Antonio Conte per togliersi più di qualche sassolino dalla scarpa. Un intervento a tutto campo, quello del presidente del Napoli, che ha toccato i temi più scottanti del momento: il rapporto con l'allenatore, il mercato, le ambizioni infrastrutturali del club e le tensioni con il mondo politico e federale.

A fare da filo conduttore è il racconto del momento di crisi vissuto dal tecnico salentino dopo la sconfitta con il Bologna. De Laurentiis ha ricostruito i dettagli di un confronto privato rimasto finora lontano dai riflettori. "Può capitare a tutti di avere un momento di forte delusione e quindi Conte ha detto: 'Forse è una piazza che pretende molto da me, sono bravissimo ma non posso fare miracoli'". Il presidente ha riferito di avergli consigliato una pausa di riflessione: "Gli consigliai di fare una settimana sabatica, perché si deve creare una barriera col proprio cervello".

Un rapporto, quello tra i due, che affonda le radici in una frequentazione personale ben precedente all'avventura napoletana. "Mi ha chiamato per incontrarci un mese fa. 'Siamo amici...', è vero perché ci siamo conosciuti alle Maldive", ha ricordato il patron. Un legame che, evidentemente, ha permesso una comunicazione diretta e senza filtri, nella quale De Laurentiis non ha esitato a mettere sul tavolo anche l'ipotesi di una separazione anticipata: "Ho detto che i cicli finiscono anche anticipatamente, qui è casa tua ma se non ti senti sereno con la modalità di campionato che il Napoli ti costringe a fare in un certo modo".

Al centro del ragionamento del presidente c'è una consapevolezza lucida dei confini entro cui il Napoli è costretto a operare. "Il Napoli non può essere PSG, Bayern, Barça, dobbiamo rispettare alcuni budget", ha dichiarato senza mezzi termini. Una presa di posizione che suona come un appello alla realtà, in un contesto in cui le aspettative dei tifosi spesso prescindono dalle condizioni economiche del club.

Ma De Laurentiis non si è fermato alla questione finanziaria. Ha allargato il discorso all'intero sistema calcistico italiano, dipingendo un quadro a tinte fosche: "Il campionato italiano poi non è così eccezionale e ci sono complicazioni di federazioni, arbitri e procuratori, che non si sa perché il Governo non ci mette un tappo". Un affondo diretto alle istituzioni, cui ha aggiunto critiche esplicite nei confronti del ministro dello Sport e del collega Claudio Lotito, accusato di aver introdotto il meccanismo del paracadute per le retrocessioni a fini elettorali: "Lotito si è inventato il maledetto paracadute per la retrocessione per avere voti. Un campionato a destra e a sinistra della classifica non funziona".

Non è mancata una stoccata anche al ministro Giorgetti: "Ci si mette anche Giorgetti, che ha la maglia del Southampton... è possibile che il Governo è così miope? Poi dopo i politici rompono le scatole per dare suggerimenti".

A fare da contraltare al quadro italiano è il riferimento alla Premier League, citata come modello virtuoso di sviluppo. De Laurentiis ha portato ad esempio l'Arsenal, capace di tornare ai vertici grazie a un progetto di lungo periodo sostenuto anche dalle istituzioni pubbliche. "Guardate la Premier, al di là del fatturato i livelli delle squadre sono alti. L'Arsenal ora è diventato primo e altre squadre di piccole città sono arrivate prime perché investono molto".

Il presidente si è poi soffermato sul nuovo stadio dei Gunners, costruito con il contributo del governo britannico: "L'Arsenal fa anche il nuovo stadio grazie al governo, un impianto costato 320 mln di sterline. Quando qui si parla di 1,5 miliardi a Roma e a Milano mi viene da sorridere. Ma gli hanno dato anche la possibilità di costruire unità abitative nel centro di Londra. Con questa forza loro per anni si sono potuti permettere di arrivare settimi e ottavi con Wenger".

È sul tema dello stadio che De Laurentiis ha riservato alcune delle dichiarazioni più dirompenti. Il patron ha rivelato di aver identificato un terreno di proprietà della Q8 su cui intende costruire un impianto di proprietà, a patto che il Comune non frapponga ostacoli. "Ho trovato un terreno della Q8 che, se il sindaco non mi mette i bastoni tra le ruote, ho 200 mln pronti e faccio uno stadio da 70 mila posti in due anni".

L'ipotesi di un nuovo impianto segue anni di trattative infruttuose con le istituzioni locali per il Maradona. De Laurentiis ha lamentato la mancata concessione dello stadio in prossimità delle partite, definendola "ridicola", e ha espresso giudizi duri sull'attuale sindaco e sui suoi predecessori. Ha anche riferito di aver posto condizioni precise riguardo ai fondi pubblici per il Maradona: "Ho detto a Fico che se si permette di dare soldi per il Maradona non investirò più per il Napoli".

Nonostante un carattere che lui stesso definisce non conciliante, il presidente ha riconosciuto un certo pragmatismo nella gestione dei rapporti istituzionali: "Soltanto uno che ha attributi di ferro come me ha supportato e sopportato con fede il Calcio Napoli".

De Laurentiis ha poi rivelato di aver ricevuto nel corso degli anni proposte di acquisizione del club da parte di investitori stranieri, tutte rispedite al mittente. Nel 2017 si presentò un fondo americano: "C'erano anche nel 2017, si presentarono con 900 milioni di dollari, li ringraziai e dissi che non era possibile". Nel 2021, invece, arrivò un'offerta ancora più imponente da parte di investitori arabi: "Gli arabi offrivano tre miliardi di euro per prendere la Filmauro, io che facevo andavo in pensione senza giocattoli?"

La questione, ha spiegato, non è mai stata di natura economica: "Problema non del denaro ma capire se il successore può intraprendere questa impresa con il cuore. Una società di calcio è un'intrapresa che, per far conciliare i fattori di produzione, ci sono tanti fattori imprevedibili, che lo devi fare con amore".

Sul fronte sportivo, il presidente ha evitato annunci prematuri, preferendo attendere la conferma ufficiale della separazione da Conte prima di muoversi sul mercato degli allenatori. "Calma, aspettavamo questo momento. Quando mi confermerà che il dado è tratto ci muoveremo e vedremo quale sarà la soluzione migliore per il Napoli".

De Laurentiis si è detto comunque fiducioso nelle risorse a disposizione: "Abbiamo una trentina di giocatori, con pochi innesti saremo competitivi". Ha anche sottolineato come il cambio di guida tecnica potrebbe valorizzare elementi finora ai margini del progetto: "Noi fortunatamente abbiamo una squadra forte con tanti rientri, che magari col gioco contiano non andavano bene e che con un allenatore con un altro tipo di gioco possono essere utili".

Uno sguardo al panorama delle panchine che terrà conto anche di ciò che accadrà attorno al Napoli: "Bisogna vedere anche gli altri cosa faranno. A mischiare le carte siamo in parecchi, bisogna avere anche il rispetto per le quattro squadre in Champions, più le due che faranno una competizione meno importante".

Il presidente ha infine affidato la sintesi del suo pensiero a un detto napoletano, quasi un manifesto involontario della filosofia che guida il club: "Sapete che a Napoli c'è il detto: 'tirà a campà'. Speriamo di tirare a campare nel verso giusto".

Sezione: Serie A / Data: Lun 25 maggio 2026 alle 07:15
Autore: Mariachiara Amabile
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