L'Arezzo festeggia il ritorno in Serie B dopo un’attesa durata diciannove anni e il presidente Guglielmo Manzo, ospite del podcast Inside Up, ha voluto condividere le emozioni di un percorso iniziato nel 2020 e culminato in una gioia collettiva che ha travolto l'intera città toscana. Per il numero uno amaranto, però, questo non rappresenta affatto il punto d'arrivo della sua gestione.
«La B è importante, ma il sogno che ho dentro e che cerco di trasmettere a tutti è un altro. Se dicessi che abbiamo raggiunto il nostro obiettivo finale direi una bugia: per me la B deve essere di passaggio. Non mi sarei mai impegnato a 60 anni per costruire uno stadio se non volessi creare un indotto capace di reggere una categoria ancora più alta. Voglio vedere questo club tra i primi 20 d'Italia», ha dichiarato Manzo con estrema ambizione.
Il cammino verso la promozione non è stato privo di ostacoli e momenti di forte tensione, specialmente nelle ultime settimane di campionato, quando il vantaggio accumulato sembrava potersi sgretolare sotto i colpi di alcuni risultati negativi che hanno messo alla prova la tenuta mentale di tutto l'ambiente rossonero.
«Tutti sanno che sono passionale, abbiamo sognato di notte un finale così. Dopo la sconfitta con la Sanbenedettese ho riunito i ragazzi per un confronto vero: ho chiesto se volessero essere ricordati come quelli che perdono un campionato con 10 punti di vantaggio o come coloro che riportano l'Arezzo in B dopo vent'anni. Lì è scattata la molla decisiva, avevano bisogno di un supporto paterno», ha rivelato il patron amaranto.
Uno dei pilastri del progetto futuro rimane la riqualificazione delle strutture, con il nuovo stadio che rappresenta la chiave di volta per garantire alla società una stabilità finanziaria duratura, indipendentemente dalle risorse personali che la proprietà ha immesso finora con grande costanza.
«Domani firmeremo l'atto ufficiale, è come se ci consegnassero simbolicamente le chiavi dello stadio. Il piano da 48 milioni servirà a dare all'Arezzo quell'autonomia finanziaria che ogni presidente sogna. Non costruisco per speculare, ma per far sì che il giorno in cui non ci sarà più Guglielmo Manzo, chi subentra trovi un indotto fisso garantito», ha spiegato il dirigente.
Manzo ha poi ripercorso le scelte più difficili della sua presidenza, rivendicando la necessità di agire con fredda razionalità anche quando il cuore spingerebbe verso decisioni diverse, come accaduto nel momento del doloroso avvicendamento in panchina durante la stagione.
«L'allontanamento di mister Troise è stata la scelta più sofferta. Era sesto in classifica, una persona eccezionale, ma avevamo capito che qualcosa non andava. Quando gli abbiamo dato la notizia, sia io che il direttore Cutolo piangevamo. Però, in quel momento, bisognava fare il bene del club e il tempo ci ha dato ragione. Se vivi il calcio solo con passione, certe scelte necessarie non le fai mai», ha ammesso il presidente.
Infine, il patron ha voluto sottolineare il legame speciale che si è creato con la tifoseria, paragonando il calore della curva amaranto a piazze storiche del calcio italiano e ribadendo come il rapporto umano e la fiducia reciproca siano stati gli ingredienti fondamentali per questa storica rinascita.
«Arezzo è una città che ha sofferto troppo in passato, la diffidenza iniziale si è trasformata in qualcosa di magico. Vedere i bambini e le famiglie far festa per le strade è la soddisfazione più grande. Io sono un uomo diverso rispetto a sei anni fa, ho ricevuto da questa città molto più di quanto ho dato, nonostante gli sforzi e le nottate in bianco. Adesso però si comincia a lavorare sul serio», ha concluso Guglielmo Manzo.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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