La Trevigliese ha perso la categoria. La retrocessione in Eccellenza, consumata aritmeticamente domenica scorsa, ha chiuso una stagione da dimenticare in Serie D. A prendere la parola, con franchezza e senza schermarsi dietro formule di rito, è stato il direttore sportivo Gianluca Leo, che ha scelto di esporsi pubblicamente in un momento tra i più difficili della recente storia del club.
"Buongiorno a tutti, oggi sento il dovere di parlare, non solo per il ruolo che ricopro, ma come persona che vive questa società ogni giorno. Voglio metterci la faccia, come ho sempre fatto, senza tanti giri di parole. Perché quando le cose non funzionano, non ci si nasconde. Ci si espone. Come Direttore Sportivo, mi assumo la responsabilità di questo momento".
Con queste parole, Leo ha aperto un intervento che ha toccato nervi scoperti, affrontando senza filtri il bilancio di una stagione fallimentare e le tensioni accumulate attorno alla società bergamasca.
Il direttore sportivo non ha cercato attenuanti. Ha riconosciuto apertamente i limiti di quanto fatto, chiedendo scusa a tutte le componenti del club: dalla proprietà, che secondo Leo non ha mai fatto mancare il proprio sostegno, al Consiglio Direttivo, descritto come un punto di riferimento costante. Ma il pensiero è andato soprattutto a chi lavora nell'ombra.
"E per quanto mi riguarda personalmente, chiedo scusa. Scusa a tutti. Scusa alla proprietà, che non ha mai fatto mancare il proprio sostegno. Scusa al Consiglio Direttivo, che mi ha sempre supportato con fiducia. Scusa a tutte le persone che lavorano per questa società, spesso lontano dai riflettori, con passione e sacrificio. Scusa ai ragazzi, allo staff e a chi ogni giorno indossa e difende questa maglia".
Un atto di umiltà raro nel calcio dilettantistico, dove spesso la sconfitta genera scaricabarile invece che assunzione di responsabilità. Leo ha invece scelto la via opposta, riconoscendo che si poteva fare di più e che questo peso si fa sentire quotidianamente.
"E scusa a chi si aspettava di più e oggi si sente deluso. Io per primo so che si poteva fare di più. Si doveva fare di più. E credetemi, questo pesa. Pesa ogni giorno. Ma è proprio da qui che dobbiamo ripartire. Perché nei momenti difficili si vede il vero valore di una società. E io sono convinto che questo valore, qui alla Trevigliese, esista eccome".
Oltre al bilancio tecnico, Leo ha voluto affrontare un tema che evidentemente ha gravato sulla stagione: l'atmosfera pesante che si è creata intorno alla Trevigliese, fatta di critiche aspre e di un pessimismo che il direttore sportivo considera non solo controproducente, ma profondamente ingiusto.
"Permettetemi però di esprimere con chiarezza un concetto che ha accompagnato le ultime stagioni, e in particolare quest'ultima: un clima di pessimismo costante nei confronti della squadra. Mi riferisco a chi, la domenica, dalle tribune, si erge a giudice con troppa facilità. A quei 'sapientoni' che forse dimenticano da dove siamo partiti solo quattro anni fa, quando ho accettato questo incarico".
Un riferimento esplicito a chi, secondo Leo, ha perso la memoria del percorso compiuto dalla società, costruito con sacrificio e lavoro collettivo, e che oggi rischia di essere oscurato da un clima di sfiducia generalizzata.
"Questa negatività che si è creata attorno alla Trevigliese non è solo dannosa: è ingiusta. È ingiusta verso chi lavora ogni giorno. È ingiusta verso chi mette tempo, energie e passione. È ingiusta verso questa società. E allora lasciatemi dire: non possiamo più accettarla passivamente. Io, per primo, non ho più intenzione di farlo. Perché questa società ha una storia. E non è mai stato tutto facile".
Leo ha poi richiamato l'attenzione su ciò che la Trevigliese ha costruito negli anni, sottolineando come ogni traguardo raggiunto sia stato il frutto di impegno e dedizione, non di fortuna o scorciatoie.
"Ma ogni passo fatto è stato costruito con sacrificio, con lavoro, con persone che hanno dato tanto. Oggi non possiamo permettere che tutto questo venga messo in discussione da un clima che non rappresenta ciò che siamo. Le critiche costruttive servono, aiutano a crescere. Ma la negatività fine a sé stessa no. Quella va respinta. E va respinta con i fatti. Oggi dobbiamo avere il coraggio di guardarci negli occhi e ripartire. Ripartire davvero".
Il messaggio conclusivo di Leo è stato un appello accorato alla compattezza, rivolto all'intera comunità trevigliese. La retrocessione non viene presentata come una resa, ma come il punto di partenza di un nuovo ciclo, che però può reggere solo se sorretto da una spinta collettiva.
"Con più umiltà. Con più determinazione. Con più responsabilità. Io per primo. Mi metto in discussione, con la volontà di lavorare ancora più duramente per riportare entusiasmo, credibilità e risultati. Ma da soli non si va da nessuna parte. Serve unità. Serve senso di appartenenza. Serve ricordarci tutti cosa rappresenta questa società. La Trevigliese è più forte di qualsiasi momento negativo. E sta a tutti noi dimostrarlo, con i fatti".
Parole che suonano come un manifesto programmatico, oltre che come uno sfogo liberatorio. Il direttore sportivo sembra consapevole che la ricostruzione passa prima di tutto da una ritrovata coesione interna, senza la quale qualsiasi progetto tecnico rischia di restare sulla carta.
La retrocessione della Trevigliese in Eccellenza rappresenta senza dubbio una battuta d'arresto significativa per un club che negli ultimi anni aveva alzato le proprie ambizioni. Le parole di Gianluca Leo, tuttavia, tracciano già la direzione: responsabilità, lavoro e unità come fondamenta di una possibile rinascita. Il campo, come sempre, darà le risposte definitive.
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